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“L’Architetto”

 

Possedere un titolo professionale dalle nostre parti è molto importante. Qualunque titolo, purché sia un titolo. Quando accade che ci dobbiamo fermare per una sosta con l'auto e ci viene prontamente incontro il parcheggiatore abusivo con il suo fischietto e la sua pretesa di denaro, l'esordio è sempre: Venga qui Dottò!”, anche se non siamo laureati.

Ci sono però titoli e titoli. Alcuni più importanti, altri meno. Il massimo è “professore” per un medico. Tra i tantissimi medici specializzati c'è poi il professore, al vertice della piramide. D'altronde la stessa cosa accade anche in Francia, dove i titoli non sono così importanti come da noi, tutti sono chiamati infatti Monsieur e Madame, con la sola eccezione di Professeur: Monsieur le Professeur. Attenzione però al fatto che il professore sia un docente universitario e non di una scuola inferiore.

Proprio per l'importanza che i titoli rivestono a Palermo se si vuole denigrare qualcuno, basta chiamarlo signor; se non si conosce il cognome allora si dirà signor Lei. Di contro sembrerebbe che il titolo più importante nella scala gerarchica dei mafiosi sia “ingegnere”.

Ben tre sono stati infatti i personaggi che, con compiacente partecipazione, si facevano chiamare ingegnere, senza esserlo: Giuseppe Lipari, Vito Ciancimino e Bernardo Provenzano. Ma mentre i primi due avevano effettivamente conseguito un diploma, Provenzano, indicato come ingegnere Lo Verde nei famosi pizzini, non aveva mai raggiunto neanche la licenza elementare. E allora perché questa mania di alcuni mafiosi di farsi chiamare ingegnere pur non essendolo? Forse perché, almeno in passato, la selezione già al primo anno di università era durissima, quindi solo i migliori riuscivano a proseguire gli studi, e diventare ingegnere significava aver raggiunto un traguardo molto ambito nella scala sociale. O più probabilmente perché a Palermo, specialmente tra gli anni Sessanta e Ottanta, gli ingegneri con i loro progetti di lottizzazione e di costruzione della speculazione edilizia erano i professionisti più richiesti e forse invidiati dai mafiosi. Certo se progetti uno o due palazzi non diventi ricco, ma se invece sono cinquanta?

Anche il titolo di architetto ha il suo fascino, nonostante nella scala gerarchica dei mafiosi si trovi un gradino più in basso. Quando la mattina di lunedì 22 marzo 2010, l’Ansa lancia la notizia dell'arresto, avvenuto durante la notte a Palermo, di Giuseppe Liga, ritenuto il successore dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, a opera della Guardia di Finanza, leggiamo testualmente:

 

«Giuseppe Liga, soprannominato l'architetto»

Chi scrive, evidentemente, stenta a credere che Liga sia un vero e proprio architetto, uno cioè che si sia laureato, abilitato, iscritto all'Albo, e che eserciti la professione con tanto di timbro, studio e parcella professionale.

 
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