| DALLA SICILIA A CEFALONIA - ANTEPRIMA |
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Prefazione Dalla Sicilia a Cefalonia
di Calogero Conigliaro
L’8 settembre del 1943 l’Italia sprofondò in un incubo, che ancora oggi è difficile comprendere, per l’impatto generale che ebbe sulla popolazione, sulla classe dirigente e sulle forze armate di allora.
Certamente il danno fu immediato e violento. L’essere invasi da due potenti armate, senza riuscire a capire chi fosse l’amico e chi il nemico, dato che i responsabili supremi della vita collettiva del Paese, a partire dal Re erano venuti a mancare ai loro compiti. La crisi, che avrebbe presto condotto a una guerra civile, ma anche alla successiva formazione di una cultura democratica, tiene ancora aperto il dibattito tra gli storici, gli opinionisti e i politici del Paese; e coinvolge persino le più alte cariche dello Stato. Non mancano interventi per la costruzione di una identità nazionale, che metta d’accordo, dopo più di mezzo secolo di divisioni, le varie opinioni storico-culturali della Nazione. Tra gli interventi più significativi è da ricordare quello del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per la riattivazione della memoria storica, in occasione del sessantesimo anniversario della strage di Cefalonia. Si è trattata di una toccante cerimonia svoltasi sull’isola il primo marzo del 2003, alla presenza dei reduci sopravvissuti e del Presidente della Repubblica Ellenica. L’episodio di Cefalonia, nel corso del quale la Divisione Acqui, nel settembre del ‘43, fu massacrata al termine di una feroce battaglia contro le Forze Armate germaniche, è ancora, per certi versi, oscuro e si presta ad opposte interpretazioni circa il comportamento sia del suo comandante che dei suoi ufficiali, oltre che dei semplici soldati. Anche il ruolo della storiografia ufficiale ha aperto molti interrogativi, visto il fatto che per anni ha volutamente sottostimato un evento a cui il Presidente Ciampi ha ridato la giusta dimensione, affermando che con il “no” alla cessione delle armi da parte di quelle migliaia di militari italiani, si ebbe il primo atto concreto di quella Resistenza al nazismo che avrebbe ridato al nostro Paese l’onore perduto l’8 settembre, quando Re e generali lasciarono senza ordini soldati e cittadini. A quella crisi, la divisione Acqui, oppose i suoi valori, presenti in ciascuno degli uomini che la componevano. In questo lavoro si cerca di dare risposta agli interrogativi che hanno alimentato le ultime e vecchie polemiche su quel fatto che costò all’Italia 9.000 morti. Un lavoro non facile, ma ricco di testimonianze dirette, come quelle dei reduci siciliani di Cefalonia, che per la prima volta vengono qui intervistati o come quelle dei congiunti di alcuni decorati siciliani mai più ritornati. Un lavoro arricchito dal contributo bibliografico della biblioteca del Comando Militare Autonomo della Sicilia. E’ stato anche molto importante “un colloquio” del grande del giornalismo Indro Montanelli, deceduto proprio qualche mese dopo, avuto sulle pagine del “Corriere della Sera”. Mentre mi dedicavo a questa ricerca, mi sono imbattuto in una troupe della Rai che si preparava ad immortalare i fatti di Cefalonia con il primo film italiano sull’eccidio. La RAI, infatti, ha girato in Sicilia le scene della fiction “Cefalonia”. Così il lavoro si è arricchito di un contributo artistico, dato da alcune interviste agli interpreti di un film che certo ha riaperto nuove polemiche su un fatto storico, che ha fatto e farà ancora discutere. Voglio dedicare questo lavoro a tutti quei siciliani che non tornarono più da quella tragedia: come a Carmelo, Pietro, Dore, Gianni, Nino, Paolo, ufficiali ed eroi, che oggi sono stati dimenticati nei paesi dove erano nati e vissuti, forse perché oggi gli eroi sono diventati così rari che nessuno può immaginare di averne avuto uno per concittadino. Il lavoro è stato duro, ma anche ricco di emozioni e commozione, fatto con un entusiasmo dovuto, in parte, alla consapevolezza di dare un primo contributo alla ricostruzione dei fatti dal punto di vista della Sicilia che lì, in quell’ isola, perse molte centinaia dei suoi figli migliori. Ben sei furono le decorazioni al valor militare alla memoria concesse a siciliani. Tranne quella a Carmelo Onorato, tutte, purtroppo, dimenticate. |















