| ELEGIA DELLE DONNE MORTE - ANTEPRIMA: I° CAPITOLO "CHIESA" |
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Prologo: fuoco
Il me venait parfois l'idée de me laisser tomber à terre et de ne plus bouger. Peut-être que les choses aussi s'arrêteraient. LE SOMMEIL DÉLIVRÉ Andrée Chedid Le montagne intorno alla città bruciavano. La notte era umida e calda. I balconi erano coperti di cenere, di lapilli incandescenti spinti dal forte scirocco. Nella piazza, piena di sterpaglia secca, ogni tanto un tizzone ardente generava un incendio che veniva spento da un'anonima secchiata d'acqua. I palazzi scalcinati, in parte malamente in piedi e in parte in rovina, con i balconi caduti, le finestre spalancate nel nulla, gli alberi cresciuti tra residui di tetti, lerciume, fogne scoppiate, avevano tutte le finestre aperte sulla notte infuocata. Il buio delle stanze, illuminato dal brillare dei video televisivi, mostrava uomini in calzoncini, donne in prendisole, bambini in mutande. Poi, al mattino del secondo giorno di scirocco prese fuoco l'Archivio e non ci fu niente da fare. Le persone scesero da casa in maglietta, mutande, ciabatte e cominciarono a frugare nei mucchietti di cenere, nelle pozzanghere malsane. Estraevano stracci di carte ricoperti da una scrittura minuta, tracce di parole o di numeri di catalogazione, di documenti conservati per secoli che ora stavano per scomparire, cancellando per sempre la memoria della città. Man mano che la notizia del grande incendio si diffondeva, arrivavano curiosi, giovani dai capelli impomatati e senza casco in sella ai motorini, donne incinte, bambini in bicicletta, uomini con la tuta da meccanico, operai con in testa il cappello di carta, professori con la borsa di pelle, impiegati di banca in giacca e cravatta, con quel caldo, massaie con il carrello per la spesa. Il fuoco divampò per giorni poi lentamente perse d'intensità e si spense. Gli incendi si placarono anche sulle montagne. Passò lo scirocco. Un bel maestrale riportò l'odore del gelsomino. Sopraggiunse una grande quiete. Quell'estate fu ricordata come quella in cui era bruciato il grande Archivio.
1. Chiesa
É inverno. Piove. Una pioggia fatta di acquazzoni e poi rapide schiarite. Sono le sei del mattino. É ancora buio. Alcune donne salgono i gradini della chiesa barocca. Si fermano davanti al portone chiuso. Aspettano. Le anziane hanno, per vecchia abitudine e rispetto del luogo sacro, il capo coperto con un velo di pizzo o con un fazzoletto di seta chiuso sotto il mento da una scocca, le più giovani invece sono a capo scoperto. Ciascuna di esse è uscita dalla propria abitazione molto presto, chiudendo dietro sé, con delicatezza, la porta per non svegliare chi dorme, poi a passi lesti o a passi lenti e perfino un po' acciaccati, si è diretta verso la chiesa. Una luce radente, rosa, comincia a svelare le due grandi statue che affiancano il portone, la santa con il teschio in mano e il piede che schiaccia il serpente e l'eremita ripiegato su se stesso, dal volto scavato per l'ascesi. Arriva la perpetua, in mano le chiavi del portone. Le labbra strette e pallide sono serrate. Il vestitino di maglina marrone le cade come un sacco. Il profumo di un sapone semplice non riesce a coprire il sentore di sudore delle ascelle. Le calze spesse sono color carne e le scarpe, leggermente scollate, dal tacco medio, sono di un buon cuoio adatto sia per la bella che per la cattiva stagione. Le donne salgono i gradini e si affollano attorno a lei. Lei sa, chi viene a confessarsi a quell'ora ha un peso sul cuore, perciò le guarda con una certa aria di disapprovazione. Tutte buttane, buttanazze. Ecco cosa pensa e spalanca il portone. La chiesa è al buio. Le donne hanno un momento di disorientamento, come se le angosce che le hanno trascinate sino lì adesso non abbiano più ragion d'essere. A capo chino si dirigono verso l'acquasantiera, toccano con due dita l'acqua benedetta e si segnano, compiendo un piccolo inchino con lo sguardo contrito rivolto all'altare maggiore dove il crocifisso piagato, circondato da allegri putti dorati, pende al centro della scena. La perpetua le aspetta un po' più in là. Con un gesto severo del braccio, indica loro dove accomodarsi in attesa dell'arrivo del parrino . Ora le donne si ammassano come uccelli di passo presi da un'improvvisa tempesta, corrono leggere e veloci attraverso le colonnine impreziosite da intrecci e mosaici, per rincantucciarsi in un angolo della navata laterale sinistra, vicino a un gran bassorilievo di San Michele lanciato, spada sguainata, a testa in giù verso gli inferi. C'è una certa tristezza nell'aria. Via via che le donne si accomodano sulle panche, dai petti delle penitenti si alzano dei sospiri. La perpetua si pone dritta come un fuso davanti a loro indicando le colonnine, il bassorilievo di San Michele, una bella statua della Madonna scolpita nel prezioso marmo di Custonaci, alta, il volto ovale, gli occhi a mandorla e il bambino in braccio. La donna sospira scuotendo la testa per un gran dolore: tutto è coperto da una pesante fuliggine, da una sostanza grassa, nera e appiccicosa. É colpa del grande incendio. L'Archivio è proprio lì davanti. La perpetua e il parrino in quel giorno di dolore avevano chiuso portone e finestre. Avevano messo stracci bagnati su ogni fessura ma non c'era stato niente da fare. Il fumo, come il Maligno, si era infilato dappertutto, non lasciando scampo al bianco dei marmi, ai putti, ai santi. Così ora c'è solo quel colore grigio compatto dove ancora, dopo mesi, aleggia l'acre odore di fumo. La perpetua passa tra le donne con un piccolo cestino in cui galleggia un santino del crocifisso sanguinante. Chiede un'elemosina che possa aggiungersi ad altre e migliori donazioni per avviare, alfine, i lavori di restauro. Le donne aprono le borsette, versano qualcosa nel cestino, poi, modestamente, con il capo chino, aspettano il loro turno per confessarsi. La perpetua si ritira in un angolo, conta i soldi. Si dilegua nella sagrestia. Adesso le donne sono sole. Si lanciano lunghi sguardi obliqui. Chi sarà la vicina? Quale disgrazia l'avrà portata in chiesa a quest'ora del mattino? Quale urgenza? Il parrino esce dalla sagrestia dandosi gli ultimi aggiusti alla tonaca, passa accanto alle donne e fa un breve cenno di saluto, lasciando dietro sé la scia di profumo del caffè che la perpetua gli ha fatto trovare caldo caldo insieme alla brioscina con il giummo . Scompare dentro il confessionale. Riappare la perpetua, maestro di cerimonia, e si avvia verso le donne indicando una tra loro, giovane, lunghi capelli neri e ricci, lasciati selvatici con meticolosa attenzione, l'aspetto fiero. La ragazza, avvolta in un bel cappotto grigio, scarpe con tacco vertiginoso, gonna alle ginocchia, si alza, si aggiusta, fa un passo e poi si gira verso le altre. Tra tutte ne riconosce una. Alza la mano per fare un segno di saluto ma l'altra abbassa lo sguardo, allora lei si gira verso il confessionale dove sta nascosto il parrino e va.
Si può cominciare.
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