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INTERVISTA A SALVO VITALE
1)Il tuo impegno politico e civile nasce con Radio Aut e Peppino Impastato. A distanza di anni e attraverso quelle esperienze, come è maturato il tuo rapporto con la società civile? R. Radio Aut cominciò nel 1977. Il mio impegno era nato prima, ai tempi delle lotte dei contadini di Punta Raisi contro la terza pista. Ho avuto anche una breve esperienza "istituzionale" da consigliere comunale durata due anni, dalla quale sono uscito deluso e convinto che si possa meglio esercitare un ruolo d'intervento politico non tanto attraverso i partiti e le istituzioni, ma con un contatto diretto con la gente attraverso la scuola, attraverso i movimenti d'aggregazione e d'opposizione che nascono spontaneamente dal basso, attraverso i canali d'informazione disponibili o da inventare. Qualcosa del genere continuo a fare ancora oggi intervenendo nelle scuole che mi invitano a dare un contributo ai loro programmi di "educazione alla legalità" e collaborando con una piccola emittente privata di frontiera, Telejato. 2) Qual è il tuo rapporto con la poesia? Perché hai scelto di esprimere in versi la tua rabbia nei confronti della realtà in cui viviamo? R. Ho sempre avuto con la poesia un rapporto intenso, in quanto naturale canale per esprimere, talora per chiarire anche a me stesso, la mia interiorità, l'intensità del sentimento, la complessità del rapporto con la vita e con i suoi aspetti di gioia, dolore, angoscia, amore, realtà, utopia. Qualche volta questo rapporto è diventato difficile, se non odioso, quando mi sono ritrovato di fronte all'impossibilità di esprimere adeguatamente l'irruenza del sentire, alla consapevolezza che non esistono parole con cui poter dire quello che provi dentro. 3) Come nasce l'idea di arrangiare messaggi e commenti provenienti da Internet, in particolare dal blog di Beppe Grillo, per trarne dei componimenti poetici? R. Oggi la poesia è il genere artistico più sacrificato. Il mondo dell'immagine si è sovrapposto a quello della parola e l'esteriorità superficiale si sovrappone alla pulsione interna del sentimento. Gli editori non pubblicano poesie perché "non rende". Ho scritto un numero impressionante di poesie che conservo in un cassetto. Mi sono accorto che ogni volta che provavo a scrivere, tutto era stato "già detto". La saturazione del campo espressivo mi ha portato a cercare nuovi moduli e nuovi modi. Quando ho cominciato a suonare la chitarra ho avuto la coscienza di cosa fosse un arrangiamento ascoltando Moritat, un brano tratto dall'Opera di tre soldi di Bertolt Brecht, nella versione di Louis Armstrong: l'assolo di tromba diventava una cascata di note, un'esplosione di suoni, un gioco d'artificio in cui il brano non c'era più se non nel richiamo nascosto alla sua lontana e originaria struttura. Ecco, questo è un arrangiamento. Individuare alcune frasi, per lo più sfoghi o riflessioni, trasporle in versi nel tentativo anche di dotarle di una musicalità, integrarle e arricchirle con altre parole che comportino comunque un'adesione interiore a ciò che hai trovato. 4) I tuoi versi esprimono carica aggressiva e combattiva, conseguenza di una sfiducia generale nei confronti del contesto politico e sociale in cui viviamo. Come pensi sia possibile reagire all'attuale degrado etico e morale? R. La poesia, quando riesce a universalizzare l'interiorità, a renderla patrimonio comune in cui chi legge o chi ascolta si riconosce, è – o almeno sinora è sempre stata – uno strumento potente di risveglio delle coscienze, di presa di coscienza, di stimolo alla lotta. L'esempio è quello di Pablo Neruda, come traspare in Il postino, nella sua capacità di dare voce ai bisogni e al dramma del popolo cileno. Naturalmente solo questo non basta. La reazione nasce dalla capacità di saper prendere le distanze rispetto al modello di vita già preconfezionato che ti viene cucito addosso sin dalla nascita e che ti configura come consumatore e come passivo esecutore. Quindi uscire dalla solitudine che ci accompagna a casa dove la sola nostra compagna e il nostro veicolo con l'esterno diventa la televisione, uscire, incontrarsi, discutere, progettare e costruire insieme, dare il proprio apporto alla lotta, riconquistare spazi di democrazia e tagliare le metastasi del potere, magari leggendo o scrivendo ogni tanto qualche verso. |
















