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VETRINA NOVITA'

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LUOGHI D'ARTIFICIO - NARRAZIONI DELLA METROPOLI AL TEMPO DELLA CRISI - INTERVISTA AI CURATORI PDF Stampa E-mail
Notizie - Assaggi Letterari

Intervista a

Salvatore Cavaleri, Giovanni Di Benedetto ed Enzo Macaluso, curatori di

Luoghi D'Artificio. Narrazioni della metropoli al tempo della crisi.

 

1) Un'intervista collettiva ai tre curatori è già un'occasione per entrare nello spirito di un testo di saggistica multiforme come Luoghi D'Artificio. Narrazioni della metropoli al tempo della crisi. Qual è il vostro comune denominatore?

Deleuze e Guattari iniziarono il loro Mille piani dicendo che essendo in due a scrivere erano già molta gente. Noi che abbiamo curato il libro addirittura in tre allora siamo stati una vera folla. Del resto se già l'io è un multiplo, tre io sono una vera moltitudine.

È certo che se il libro fosse uscito dalla testa di uno solo di noi tre avrebbe fatto risparmiare tantissimo tempo, ma evidentemente sarebbe stato anche totalmente diverso.

Il nostro punto di partenza comune più remoto è stato probabilmente quello di provare un certo disagio non paralizzante sul vivere a Palermo. Da lì è nata la volontà di trovare un luogo di confronto, che è kom-pa, uno spazio fisico, che è il Laboratorio Zeta, e oggetti di ricerca, la crisi e la metropoli innanzitutto, su cui concentrarci a partire anche dalle differenze, alcune molto nette, che segnano i nostri approcci individuali.

Proprio da queste differenze è nato Luoghi d'artificio, da un lavoro di mesi in cui, a volte con fatica altre con allegria, abbiamo messo in gioco passioni e discussioni.

2) Sappiamo che il testo nasce da un'esperienza in rete, quella di kom-pa.net, sito che ha base nella città di Palermo ma ha sempre guardato anche altrove. Che feedback avete ricevuto nel tempo dalle altre metropoli? Si sono creati dialoghi a distanza che hanno arricchito e animato la vita virtuale di kom-pa?

Kom-pa non è nato con un documento programmatico sulla "fase" e relative risposte sul "che fare". Ha risposto a un'esigenza, per così dire, espressiva. In un periodo drammatico per la città, in una situazione di esistenza, certo, ma anche di eccessiva frammentazione dei movimenti, abbiamo pensato che uno strumento di comunicazione e socializzazione delle esperienze, senza alcun marchio politico preventivo, fosse una buona risposta. Così è stato, ci pare, per la ricchezza, la provenienza, la varietà dei contributi. Adesso c'è il riconoscimento di un piccolo laboratorio di idee e materiali. Insufficiente, è vero. Ma siamo ambiziosi, aspiriamo a essere una macchina da guerra, in senso deleuziano. Su queste basi continuiamo a parlare e ascoltare.

Ci sembra che esperienze che muovono da esigenze simili alle nostre stiano maturando in molte altre città europee e non solo, con alcune abbiamo avuto scambi e contatti, con altre solamente conoscenza a distanza. Sta di fatto che i conflitti interni alla metropoli e la traduzione locale della crisi della globalizzazione appaiono in modo sempre più diffuso come ambiti di ricerca fondamentali.

3) Vogliamo dire qualcosa di più sul titolo che avete scelto, spiegare per esempio perché alcuni luoghi sono pronti a "brillare"? È auspicabile o, di contro, è qualcosa che dobbiamo scongiurare?

È sempre più diffusa una certa retorica sul "territorio", che lo dipinge come un dato di natura, un oggetto assoluto, quando invece i territori sono delle invenzioni e il rapporto con essi è sempre una costruzione, anche ideologica (pensiamo per esempio all'invenzione della Padania). Siamo animati, però, dalla non riposta speranza che se luoghi d'artificio sono, allora che emergano anche gli artificieri. In realtà il discorso è piuttosto semplice. Il fatto è che non esiste una realtà piattamente normalizzata. Ognuno di noi partecipa come dente di un ingranaggio a meccanismi di assoggettamento. Ognuno di noi, date alcune condizioni, assume i contorni di soggetto che vuole. Questo volere può assumere caratteri retrivi (voglio più potere, più denaro, più minorenni... ) così come può determinarsi come sovrappiù desiderante che scompagina l'ordine simbolico, dunque l'ordine tout court. Si chiamano, con evidente carenza di linguaggio, processi di resistenza. Noi siamo qui per questo: per auspicarli e seguirne i percorsi.

Sicuramente le metropoli al tempo della crisi non sono luoghi normalizzati, basti vedere cos'è successo e continua a succedere negli ultimi mesi da Londra a Tunisi, da Roma al Cairo.

4) Per concludere, quali artifici credete o sperate possano prendere forma dai vostri luoghi?

La nostra intenzione non era quella di sostituire alle narrazioni ideologiche dominanti delle verità di natura. Il nostro intento è stato piuttosto quello di smontare gli artifici attraverso altri artifici. Se il discorso pubblico, politico e mediatico, è sempre più segnato dalla corsa alla semplificazione e alla stimolazione degli istinti più bassi, noi abbiamo invece voluto proporre una possibile interpretazione di fenomeni locali e globali mettendo in gioco elementi di complessità che ci permettessero di uscire dalle retoriche e dai luoghi comuni più frequenti, soprattutto quelli sull'immutabilità della storia e sull'irredimibilità dei popoli.

 
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