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LUOGHI D'ARTIFICIO - ANTEPRIMA PDF Stampa E-mail
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Luoghi d'artificio

Introduzione

Salvatore Cavaleri, Giovanni Di Benedetto ed Enzo Macaluso

 

Luoghi d'artificio, perché tutti i luoghi sono frutto di un artificio. Territori, metropoli, enclave non sono mai oggetti naturali, dati puri, ma dispositivi complessi frutto di articolazioni simboliche, trasformazioni storiche e pratiche discorsive.

Luoghi d'artificio anche perché i luoghi possono covare in sé elementi esplosivi, non pacificati, pronti a brillare da un momento all'altro nelle forme più inedite.

Questo libro nasce dall'esperienza di kom-pa, a sua volta un luogo d'artificio, uno spazio virtuale, un sito internet. Dopo tre anni di vita on the web, in cui kom-pa ha provato a fare incrociare sguardi sulla metropoli in trasformazione, era arrivato il momento di mettere ordine per interrogarsi sulla visione d'insieme che stava emergendo. Bisognava esplicitare i caratteri su cui si articola la narrazione dei processi in corso per mettere in discussione le costruzioni ideologiche dominanti.

Contemporaneamente bisognava salvare alcuni scritti dall'oblio della rete. Un web magazine, per quanto atipico, resta ancorato al suo aggiornamento periodico e alle modalità di lettura proprie di un sito internet. Alcuni testi – per dimensione, per contenuto e per il dibattito che avevano creato – necessitavano invece di una nuova vita in un altro contesto. È, in qualche modo, la stessa esigenza che porta a stampare delle foto digitali, che porta a prendere delle immagini incastonate in una serie infinita e addormentate in qualche sottocartella informatica per regalargli un'altra fisicità in un'altra temporalità. Una second life alla rovescia per chi nasce immateriale e vuole diventare tangibile.

Palermo è anch'essa un luogo d'artificio, imprigionata in una rappresentazione di cui si autoalimenta per reiterare i propri miti e i propri spettri. In questo libro Palermo è contemporaneamente punto di partenza e punto di fuga. I testi si estendono su una spazialità multipla, incrociando reciprocamente locale e globale: provando a stare a Palermo osservando il mondo e a pensare il mondo osservando Palermo. Raccontano Palermo astraendola il più possibile, provando a comprendere i flussi a cui partecipa, le reti di cui è snodo, i ritmi molteplici che ne scandiscono la temporalità. Al tempo stesso parlano dei fenomeni globali facendo materializzare quell'astrazione nel luogo più prossimo d'osservazione.

Perché non importa tanto chi parla ma da dove parla. Il posizionamento, il luogo da cui partono i discorsi, lo sguardo tangenziale, obliquo, parziale. L'unica obbiettività possibile sta nel dichiarare la propria parzialità.

Lungi dall'essere un punto d'arrivo, questo libro rappresenta un modo per andare avanti, per avere maggiore contezza della strada fin qui sostenuta e per avere più chiaro su quali attrezzi fare affidamento nel percorso a venire. Una tappa di un lavoro che intende proseguire in rete e altrove.

L'esigenza comune da cui partono le quattro sezioni di questo libro è quella di rompere con i luoghi comuni più diffusi sulla sicilitudine e sull'essere dei palermitani. Contro l'uso distorto, e dagli esiti retrivi, della Sicilia come metafora dell'intero mondo. Un luogo che conterrebbe, non si capisce bene come e perché, sale e sapienza in misura maggiore di altri luoghi. Una visione da pollaio smentita della mondializzazione.

La prima parte del libro è composta da uno saggio scritto per l'occasione, dal titolo Territori in frantumi. È la parte del libro in cui si prova a comporre uno sguardo d'insieme intorno a due termini, crisi e metropoli, che rappresentano i poli fondamentali per orientarsi nelle trasformazioni contemporanee. Termini che interagiscono reciprocamente fuori da ogni logica di stretto determinismo.

La seconda parte, Una promessa di rovina, raccoglie una serie di riflessioni su come consumi, linguaggi e dispositivi di ogni genere ridisegnano la nuova dimensione metropolitana di Palermo. Sono tutte letture delle trasformazioni in corso che provano a sottrarsi alla retorica sull'immutabilità della Sicilia per andare a fondo e cogliere, oltre le continuità storiche, anche e soprattutto le rotture.

La terza parte nasce da un contributo di Claudio Collovà dal titolo Gli spettacoli di Mafia light. La chiusura automarginalizzante dei linguaggi dominanti negli ambienti artistici e culturali palermitani ha trasformato termini come mafia e antimafia in brands vuoti e utilizzabili all'occorrenza. Questa sezione del libro offre un tentativo di fuoriuscita dal cliché logoro di una costruzione identitaria, formata a uso e consumo di chi ci guarda. Un pensiero appiattito nella critica vuole la Sicilia chiusa nella dialettica mafia/antimafia che, come tutte le dialettiche, impoverisce il reale e ne dà una versione edulcorata e totalizzante.

La quarta e ultima parte è dedicata alla crisi economica e ai suoi effetti sulla Sicilia. Il termine crisi è probabilmente quello più utilizzato per descrivere la nostra epoca, su cosa sia davvero la crisi economica regna, però, profonda confusione. Questa sezione prova a fornire elementi utili per comprendere il processo di mezzogiornificazione di un'Europa sempre più a due velocità.

Un ringraziamento lo dobbiamo a tutti gli autori che con i loro testi hanno contribuito ad alimentare i dibattiti e che sono stati lieti di partecipare alla realizzazione di questo libro. Un altro ringraziamento, forse ancora più sentito, lo dobbiamo ai tanti che in questi tre anni hanno collaborato in vario modo con kom-pa e il cui contributo non è tangibile in questo volume, in particolare i nostri kom-pari Dario Riccobono, Loriana Cavaleri, Roberta Di Bella, Cage, Angela Giardina, Erika Di Cara, Roberta Priori, Giovanni Abbagnato, Emanuele Guida e Nino Termotto.

Infine, una nota per il luogo in cui questo libro è nato, ha preso forma ed è stato discusso riga per riga: il Laboratorio Zeta. Un luogo tendenzioso appunto, che però, tra mille difficoltà, è riuscito a tenere desto lo sguardo su tutta intera la città e le sue trasformazioni. Per noi è stato una sorta di zattera sulla quale attraversare i mari in tempesta della metropoli cangiante, abbandonare porti sicuri e oasi felici, per navigare a vista tra miraggi e vortici dei luoghi d'artificio.

 
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