| SDISONORATA SOCIETA' - INTERVISTA A GIANPIERO CALDARELLA |
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Intervista a Gianpiero Caldarella, autore di SDISONORATA SOCIETA'
1) Da una "cassetta di sicurezza in Svizzera" all'Appennino siculo: chi è Gianpiero Caldarella? Questa la so, anzi, grazie dell'imbeccata. Ecco, potrei definirmi uno sviculo, un ibrido svizzero-siculo, ma non disdegno l'appenninicità. Cosa cabbasisi vuol dire? Destra e sinistra ormai sono termini che si usano solo nei negozi di calzature e nei migliori transatlantici proto-governativi ("Onorevole carissima, mi sono perso, mi mostra la poppa?". "Ma certo, la destra o la sinistra?"), quindi devio, sviculo verso altre direzioni. Vado verso il basso, giù a 'pinnino, dove le idee sono rarefatte (meglio che spessofatte, no?) e i fatti sono eloquentemente silenziosi. A 'pinnino dove la decrescita crea un'intima soddisfazione, dove si consuma meno e si riciclano le torte da omaggiare sul gentil viso dei potenti di turno. Ma appenninico significa anche amare e onorare la penna, nella buona e nella cattiva sorte, almeno finché inchiostro non ci separi, ma vuol dire anche apprezzare le pennichelle e i tempi lenti. A proposito, caro Celentano, il rock è passito, anche alla taverna della Vucciria; è buono, ma dopo un po' sdegna. 2) Giornalista professionista per... provocazione? No, no, in realtà la vocazione l'ho avuta. Erano le 23 e 48 del 15 settembre 1992 quando sentii una vocina che mi diceva: "Molla tutto e seguimi". La prima cosa l'ho fatta subito, dal momento che il mio bagaglio da matricola all'università pesava poco più del cervello di Gasparri. Per la seconda invece ho avuto dei problemi. Mi manca il senso dell'orientamento e quel fango dell'arcangelo della satira aveva già svoltato l'angolo, di corsa, manco fosse il signor Franco di cianciminiana memoria. Fu così che ho avuto la fortuna di perdermi ed esplorare nuovi anfratti del giornalismo. Per illuminare questi angoli bui senza dovermi mettere a 90 gradi, la satira rappresentava la migliore torcia possibile. Ecco, giusto per non buttarla in politica, direi che è il giornalismo che ti dà il rigore, ma è la satira che ti dà il gol. È quella che ti permette di aggiungere il sale nel caffè prima di offrirlo. Più che una provocazione, è un fatto. Anche il boccone amaro è un fatto. L'amaretto di Saronno è un'altra cosa. 3) Hai realizzato dei progetti personali – in principio fu Muco Filiforme e poi il Pizzino cartaceo – ma sei stato anche collaboratore di testate nazionali e locali: ti gratifica di più lavorare in proprio o strappare un consenso alle riunioni di redazione? Strappare un consenso è un'espressione dall'alto contenuto erotico, quindi abusarne è come diventare un habitué dei festini di Palazzo Grazioli, un perito del bunga bunga. Ora, vero è che viviamo tempi di fascio protetto, ma ricordiamoci dei pargoli che sono in fascia protetta. Per anni, dalla nascita del mensile Pizzino alla chiusura del settimanale Emme, supplemento satirico de L'Unità, in realtà ero quello che indirizzava gli altri autori, coordinava il lavoro e cercava indegnamente di valutare i lavori singolarmente e nell'insieme. In poche parole, spesso ero io lo "stronzo" cui doveva essere strappato un consenso. Un lavoraccio senza senso, duro, che mi ha strappato, graffiato, ciunnato tutto. Ricordo battaglie epiche con pennarelli usati come giavellotti e scudi realizzati con album A3. Quale miglior terapia per leccarsi le ferite (sempre meglio che le terga di qualcun altro) se non il mettersi a scrivere in totale solitudine? Va bene, ho capito che non ve la bevete, anch'io conosco altri metodi meno poetici e più fumosi, però qui sto cercando di rispondere seriamente a un'intervista, pofferbacco. Comunque, e qui sta lo specifico della satira, ogni tanto capita di fare lavori corali. Le notizie, non importa qui se vere o false, diventano titoli, testi, disegni, colori, azioni satiriche e lì basta una scintilla a far muovere la macchina. Ognuno fa qualcosa, alla fine ci si incazza o si festeggia tutti insieme. Il vincolo di paternità è in quel caso inesistente o quantomeno poco pertinente. Ecco, vorrei rispondere alla tua domanda affermando che sono più contento quando posso dire: "si tratta di un nostro lavoro". E, ci tengo a sottolinearlo, io non sono il papa, quello del plurale maiestatis. Quindi posso passarmi questo piacere. Lui no. 4) Sdisonorata società nasce invece dalla tua esperienza a Radio24, oltre 60 interventi al vetriolo della rubrica U pizzinu, che mette insieme la tua passione per l'informazione curiosa, la satira, e l'occhio attento alle piccole disfunzioni quotidiane: cosa ci aspetta? Non si può mai sapere. Forse il portatonsille di Capezzone, poverino, fatica così tanto a portare la voce di Berlusconi che avrà bisogno di qualcuno che gli sostiene le tonsille. Oppure potrei diventare un costruttore di specchi in 3D per il gusto di regalarne uno a Lombardo, nel caso rischiasse di perdere di vista uno dei suoi tanti profili. O ancora, un restauratore di vecchi proverbi per Bersani, o un chirurgo estetico per cambiare i connotati alla bella politica di Veltroni. Anzi, meglio di no, in quel caso dovrei fare un doppio lavoro, mi toccherebbe fare anche il netturbino, dato che il risultato sarebbe spazzatura. Oppure un imprenditore nel ramo dei microscopi a manetta, di quelli che farebbero comodo a Di Pietro per selezionare i parlamentari giusti... oppure... insomma che manca il lavoro in Italia? |
















