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CORSI 2011/2012


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VETRINA NOVITA' 2011-2012

 

 

             

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SOTTOTRACCIA n2 - ABSTRACT "Il comportamento del pubblico calcistico: folla, hooliganism e stili comunicativi. Dalla ricerca all'intervento" PDF Stampa E-mail
Notizie - Assaggi Letterari

Il comportamento del pubblico calcistico: folla, hooliganism e stili comunicativi. Dalla ricerca all’intervento.

di Rodan Di Maria, Cristiano Inguglia e Manuela Campo

Dipartimento di PsicologiaUniversità degli Studi di Palermo  

Il presente contributo, parte di una più ampia ricerca sulle dinamiche di comportamento dei tifosi di calcio, affronta il tema dell’interpretazione teorica del comportamento collettivo. A tal fine vengono per prima cosa messi in luce i riferimenti teorici per l’interpretazione del comportamento dei tifosi; si cerca quindi di delineare alcuni degli aspetti che caratterizzano l'attuale situazione del football hooliganism in Italia, e vengono presentati i risultati di una ricerca condotta sugli stili ed i contenuti comunicativi di una tifoseria specifica, quella dell’U.S. Città di Palermo, durante la stagione calcistica 2003-2004.Partendo dal presupposto che il comportamento dei tifosi è negli anni transitato da una condizione “da spettatori” di uno spettacolo a quella di “parte integrale” dello spettacolo stesso, rappresentandone anzi uno dei protagonisti principali (una caratteristica specifica del calcio sembra essere infatti la sua natura di spettacolo sportivo in grado di coinvolgere i suoi spettatori, più di quelli di altri sport, ad un elevatissimo livello emotivo), si delinea in conclusione una ipotesi progettuale tesa a limitare il rischio di comportamenti aggressivi o violenti agiti da parte dei tifosi.  

Di Maria Rodan nato a Brno (Repubblica Ceca) il 15/07/1974, Dottore di Ricerca in Pubbliche Relazioni, Docente Universitario a contratto (Tecniche di Intervento nei Contesti Multiculturali)Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Palermo

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Campo Manuela, nata a Palermo il 24/09/1971, Docente Universitario a contratto (Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione, Dipartimento di Psicologia Università degli Studi di Palermo

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Inguglia Cristiano, nato a Palermo il 03/10/1971, Dottore di Ricerca in Pubbliche Relazioni, Docente Universitario a contratto (Psicologia delle Relazioni Etniche)Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Palermo.

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Anoressia e Bulimia: una ricerca empirica su gruppoanalisi e disturbi del comportamento alimentare

di Rosalba Guida 

Anoressia e bulimia sembrano essere i disturbi della nostra epoca. È pressoché impossibile trovarne “la causa” in una logica unideterministica. Essi sembrano piuttosto essere il frutto di un insieme di concause, una miscellanea di fattori di ordine genetico, familiare e culturale. Dare la caccia al primum movens generante i disturbi dell’alimentazione in questione-colpevolizzando per esempio esclusivamente i mass media, le madri o le famiglie in toto, non è pertanto di alcuna utilità, anzi, sovente, serve ad aggiungere sofferenza a sofferenza. Di gran lunga più proficuo risulta essere un atteggiamento olistico e multicausale, animato da un’ “epistomologia della  complessità” (Morin, 2002). L’utilizzo della terapia di gruppo ad orientamento gruppoanalitico è certamente in linea con la suddetta modalità complessa di guardare al fenomeno. In esso i membri del gruppo, come testimoniato nell’esperienza riportatain questo lavoro, hanno la possibilità di sperimentarsi come uguali ad altri, ma anche diversi, di trovare un ambiente caldo e accogliente che li prepari ad affrontare la vita e, soprattutto, di scoprire la “giusta misura” che apre alle relazioni. Utile a tal proposito risulta essere una metafora di Stefania Marinelli (2003): il gruppo come una serra o come un vivaio ove gli elementi fragili vengono ad essere protetti più a lungo prima di essere esposti alle reali condizioni dell’ambiente atmosferico.

  

Rosalba Guida, nata a Palermo il 10-09-1982. Nel 2005 si laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche e nel 2007 consegue la Laurea Magistrale in Psicologia Clinica. Ha partecipato a gruppi di ricerca sulla cura dei disturbi alimentari mediante la modalità terapeutica della gruppoanalisi. Ha svolto attività di tirocinio presso l’associazione Apriti Cuore occupandosi in particolare di minori abusati e maltrattati. Ha preso parte ad un progetto di orientamento socio-lavorativo per i giovani che gravitano nell’area penale. Svolge servizio civile presso la Caritas di Palermo e frequenta la scuola di specializzazione in psicoanalisi di gruppo (IIPG).  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

Leggere fiabe ad alta vocedi Angela Di Maio

La lettura ad “alta voce”, in generale, è una tecnica utilizzata a livello professionale da molte scuole, biblioteche, laboratori di lettura e librerie specializzate, impegnati nella diffusione e nella promozione della lettura nell’infanzia e nell’adolescenza.

In Italia, così come all’estero, studi e ricerche sul campo hanno dimostrato che l’esposizione, precoce e routinaria, alla lettura ad “alta voce” influisce in generale sullo sviluppo cognitivo, affettivo e sociale dei bambini e delle bambine.

La lettura ad “alta voce” assume una valenza importante non soltanto all’interno delle mura familiari e perciò andrebbe promossa come pratica abituale in tutti i diversi spazi di crescita del bambino, avendo in tal modo l’opportunità di comprendere l’importanza della lettura sganciata dal peso di finalità educative e didattiche, e di vedere per la prima volta, il libro, come un’esperienza da condividere, perché, letto ad alta voce, diventa principalmente interazione, relazione tra chi legge e chi ascolta, crea un ambiente favorevole allo sviluppo del piacere e del desiderio di leggere.La fiaba letta ad alta voce è un contenuto di esperienza comune e condivisa, promuove un’idea di tempo umano dedicato alla trasmissione di idee, fantasie, affetti, storia da una generazione all’altra. In generale, ancor oggi la fiaba costituisce una risorsa e uno strumento fondamentale nella costruzione di un dialogo educativo, clinico e terapeutico, giacché dà la possibilità di poter “agire”, sia sul piano cognitivo, proponendo ai bambini un altro mondo possibile, sia sul piano affettivo, sollecitando ciascuno a mettersi nei panni di personaggi fantastici, per guardarsi con altri occhi, per realizzare eroiche imprese, per dare voce ai propri sentimenti, e per conquistare una terra che è dappertutto e da nessuna parte. Le fiabe possono essere considerate un importante fattore di promozione della crescita, dello sviluppo e infine dell’equilibrio mentale del bambino.Nella costruzione della relazione interpersonale tra un adulto e un bambino, la lettura condivisa di fiabe si inserisce in un contesto caratterizzato da un forte spessore emozionale; è necessario, infatti, sottolineare il significato relazionale, che assume questa particolare forma d’interazione. Il momento della lettura condiviso con un adulto, rappresenta un’occasione speciale, un tempo necessario e intenso di comunicazione e d’ascolto.   

Angela Di Maio, nata a Palermo il 24/10/81. Laureata in Scienze e tecniche psicologiche dello sviluppo e dell’educazione presso l’Università degli Studi di Palermo. Da 11 anni fa parte di Arciragazzi, associazione di volontariato che dal 1991, opera nel territorio palermitano, per promuovere i diritti dei bambini e delle bambine, attraverso il gioco, l’animazione territoriale e la partecipazione attiva e democratica.  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

   

 
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