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INTERVISTA A EMMA DANTE - TITTI DE SIMONE PARLA DEL SUO NUOVO LIBRO PDF Stampa E-mail
Notizie - Assaggi Letterari

 

Intervista a Titti De Simone

 

1) Chi è Titti De Simone? Qual è il percorso che l’ha portata fin qui?
Sono una giornalista professionista che proviene dalla gloriosa esperienza de L’Ora di Palermo. Poi la mia vita ha incontrato la politica attiva, i movimenti, le battaglie per i diritti civili, e questo percorso mi ha portato in Parlamento, con Rifondazione comunista, nel 2001. Sono stata parlamentare fino al 2008, componente della Commissione Cultura della Camera e segretario di Presidenza. Terminata questa esperienza, sono ritornata a Palermo, spinta dall’amore per la mia città, che sento così ferita. Ho fondato insieme a Rosi Castellese e Cathy La Torre l’associazione NZocchè, al Borgo vecchio, proponendo una vasta iniziativa culturale, in relazione con altri spazi insubordinati.

2) NZocchè è un circolo Arci con un profilo deciso. Vuoi parlarci della scelta di avviare questa attività, a quali bisogni risponde?
Il bisogno più forte è quello di superare la desertificazione culturale istituzionale di questi anni, riaprendo uno spazio pubblico di discussione e di iniziativa concreta. Vogliamo dare il nostro contributo in questo senso. Palermo è una città ricca di talenti e intelligenze che molti ci invidiano, ma le belle teste spesso vengono umiliate ed emarginate. Forse è da questo rimosso che dobbiamo ricominciare, insieme a una pratica di relazione che ci liberi dal peso dell’autoreferenzialità, e metta in circolo le energie migliori. Ci vuole, in altre parole, un progetto condiviso per questa città. La cultura è il primo punto, perché è da qui che si può vincere il degrado morale e sociale che ha investito Palermo negli ultimi 15 anni.

3) I racconti di NZocchè: avete ospitato nel vostro giardino alcuni amici e le conversazioni svolte con loro fanno ora parte di un progetto editoriale, ci anticipi qualcosa?
La nostra è un’officina dove si sperimentano delle cose, dei percorsi, ci si confronta, si pensa insieme ad altri, si prova ad abbattere delle pareti che ci dividono dalla realtà concreta, quella ad esempio di un quartiere degradato e in mano alla malavita, a due passi dai salotti bene della città. Le interviste di Palermo, che puzza su cui si basa la collana, hanno avuto per noi il significato di provare a dare un nome giusto alle cose. E abbiamo scelto delle persone che, secondo noi, anche per un fatto generazionale, interpretano oggi in modo più autentico e innovativo le potenzialità, il desiderio e la rabbia di un cambiamento che parla a tutto il Paese.

4) Emma Dante, una personalità vulcanica con la quale avete iniziato il ciclo di incontri, una riflessione su questa esperienza insieme a lei.
Emma è una donna eccezionale, un’artista unica e una grande cittadina di Palermo. Anche se in questa città lei è costretta a vivere in una condizione clandestina. Ma è questo il punto. Questa città non sa più riconoscere la bellezza, che è poi quella che ci apre gli occhi e ci insegna a essere menti pensanti e ad avere un’anima. Ma è con questa bellezza ferita, sfregiata e dimenticata che dobbiamo fare i conti fino in fondo, noi palermitani e noi italiani. Emma è la voce di una generazione culturale che non si è rassegnata, ma che ha pagato e paga ancora per questo, un prezzo molto alto. Non tutti certo, ma chi non ha ceduto alle lusinghe del potere corrotto oggi per le istituzioni non esiste. Il punto è: avremo la forza di cambiare questa situazione? Io penso che ci sia ancora speranza, e il lavoro di Emma Dante contribuisce a crearla, perché costruisce, dalle macerie e dal dolore, un nuovo immaginario, una nuova narrazione civile, culturale e sociale.

 
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