AMORE NON NE AVREMO. Poesie e immagini di Peppino Impastato - ANTEPRIMA: "Due Parole"
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Prefazione di  Amore non ne avremo -  Poesie e immagini di Peppino Impastato
Due Parole

di Salvo Vitale

Tra le poche carte sfuggite alla perquisizione fatta a casa di Peppino, dopo la sua morte, è stato trovato un piccolo blocco di fogli con queste poesie. La prima edizione è stata pubblicata, nel 1990 da ILA PALMA, con un'introduzione di Aurelio Grimaldi. Il regista, tra l'altro scriveva: "Le poesie di Peppino sono forti, prosaiche, ritmiche, i versi sono giocati con la punteggiatura: poco liriche, potenti, dirette. Alcune le ho trovate bellissime, altre meno originali; tutte mi hanno detto tantissime cose. C'è dentro più morte che vita; più tristezza che felicità; come in tutti quelli che amano troppo la vita" Quel libretto è ormai introvabile, ed è un pezzo per collezionisti ed amatori. Per questo abbiamo deciso di ripubblicarlo. Da un aspetto strettamente poetico, non è stato trovato niente altro, se non qualche appunto in un'agendina tascabile del 1972, il cui testo, trascritto in primo tempo da Giuseppe Casarrubea, è stato recentemente pubblicato in "Lunga è la notte", un libro curato da Umberto Santino, che comprende tutti gli scritti di Peppino. All'inizio degli anni '70 possiamo far risalire anche la stesura di queste poesie, cioè tra i 20 e i 22 anni di Peppino, data anche la vicinanza di stile espressivo e poetico tra gli appunti e i versi.. Ce n'è una che, nel blocchetto, ha questa stesura, "Passeggio per i campi/ con il cuore in sospeso/ nel sole./ Il pensiero,/ avvolto in spirale,/ ricerca il cuore/ nella nebbia", mentre nell'agendina: "A passeggio per i campi/ con il cuore in sospeso/ nel sole/ e il pensiero avvolto/ a spirale/ introdotto nel cuore/ della nebbia" Evidente la freschezza dei versi giovanili, senza grandi pretese poetiche, ma come immediata espressione di un particolare momento denso di sentimenti "frutto di una vocazione poetica autentica e pudicamente segreta", come scrive Santino. In certi versi sembra intravedersi il grande amore di Peppino per i "poeti maledetti" francesi,, come nel caso del "volto smarrito nel fumo dei fagioli caldi" o della "nostra giovinezza, consunta nel paese e nei bordelli", in altri traspare una profonda tristezza, "l'ansia dell'uomo che muore", gli occhi "in fondo al mare, nel cuore delle alghe e dei coralli", la pena che "non ha testimoni". Peppino sembra aver letto profeticamente tutto di se, molti anni prima che lo uccidessero: l'ansia dell'uomo che muore", "il suo respiro affannoso, la sua morte, come quella di un "fiore di campo", la "ferita mortale" aperta nella sua giovinezza, senza alcuna possibilità di vendetta. "Amore e odio, pianto e riso" si confondono a "nubi di fiato rappreso" dentro gli occhi costantemente persi nel vuoto, quello della notte che "inghiotte la città" o quello che segue al rumore di una macchina di passaggio, all'esperienza che un giorno ti attraversa la vita, per lasciarti poi altro vuoto, in una dimensione in cui il tempo perde i suoi segmenti.. Una poesia, "Fresco era il mattino", colpisce per la sua profonda "religiosità": sembra sia stata scritta nel ricordo di un fratello, morto di meningite, quando Peppino era ancora un bambino. Un'altra è un troppo facile acrostico di Anna, una misteriosa ragazza di cui nessuno ha potuto scoprire con certezza l'identità: in ogni caso non servirebbe, perché il messaggio di Peppino sta lì, nella sua amarezza e va al di là di qualsiasi amore, sia esso familiare che interpersonale. Nell'agendina del '72 lo stesso acrostico è ripetuto, ma con altri versi: "un lungo muro divisorio,/ tanto da perdersi a vista d'occhio;/ un coro di teschi ingialliti: /Amore Non Ne Avremo". E quel muro è il segno di tutte le divisioni e lacerazioni interne attraversate da Peppino nei suoi rapporti affettivi, oltre che nelle sue scelte politiche. Ci può aiutare, nella ricostruzione di questo amore, un appunto di Peppino "Mi innamorai follemente di una ragazza, ma riuscii a costruire soltanto un rapporto lunghissimo e schizofrenico, incomprensibile, kafkiano addirittura". Scrive Umberto Santino: "In questi anni trascorsi dopo la sua morte non c'è stata una ragazza che abbia detto: "sono stata la ragazza di Peppino, l'ho amato e mi ha amata". E anche questo forse è un modo di seppellirlo e imbavagliarlo. Amore Peppino non ne ha avuto da vivo, non ne ha avuto da morto". Non è proprio così: Peppino ha avuto l'amore dei suoi familiari, dei suoi compagni, di Umberto, di tutti quelli che in lui riconoscono uno degli esempi più alti di lotta per la liberazione dell'umanità dall'oppressione. Una ragazza, in un suo spontaneo messaggio, ha così riscritto l'amaro acrostico: "Amore Noi Ne Avremo, ne avrai, Peppino".

Salvo Vitale

(Prefazione del libro Amore non ne Avremo Poesie e immagini di Peppino Impastato)
 
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