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LA VIA CHE PORTA ALLA MONTAGNA DELL'OBLIO - Daniele Angelucci
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LA VIA CHE PORTA ALLA MONTAGNA DELL'OBLIO



    Con gli occhi di un bambino. Così riscoprirai l’amore per il mondo attorno. Adesso sei avvilito credi che tutto stia andando in malora – che non ci sia rimedio, soluzione alcuna – che tutto sia marcio e guasto e vacuo e ingiusto. Ricordi? Com’era? I colori, i profumi, i sorrisi, i limoni… Tutt’altri sapori. Eppure anche prima, come ora, c’era chi s’arrendeva, chi non vedeva, chi ne era convinto ed avvilito compativa chi ancora non si rassegnava. Tu non li vedevi, come potevi con gli occhi di un bambino, ma vedevi i colori e i profumi e i sorrisi e assaporavi quei limoni. Devi tornare a guardare il mondo come quando avevi dieci anni, se vuoi tornare ad amarlo, se vuoi tornare ad amarti. Ricordi? Com’era?
    La via che porta alla montagna dell’oblio me la ricordo bene. Durante le vacanze estive ci andavamo tutti i giorni in bicicletta con il nonno. Nonno la chiamava così, così come nonno chiamava carrozza con le ruote la sua automobile, angelo del talamo la nonna, fucina di vecchi talenti incompresi il bar dove soleva farsi il cicchetto in compagnia dei suoi amici fra una partita di tresette e l’altra… Era fatto così: gli piaceva enfatizzare, rendere epica la sua vita e ciò che la contornava e a me non dispiaceva. Mi faceva ridere, me lo ricordo, mi precedeva con la sua bici da strada dai manici ricurvi tutta ferro e viti e brontolava. Ora perché stavo troppo indietro, ora perché non la smettevo di chiedere cosa fosse ogni cosa che davanti mi si parasse, ora perché non la finivo di lagnarmi e chiedergli di fare una sosta carburante… L’acqua, il fermarsi per bere dalla borraccia, la chiamava sosta carburante o, nell’altra variante, il pit – stop dei sali minerali. A dieci anni ignoravo cosa fossero i sali minerali, ma lui era convinto che mi avrebbe insegnato molte più cose con le perifrasi piuttosto che con quelle parole tanto abusate nel quotidiano. E’ così che sono cresciuto: cercando sempre, nelle cose, l’altro significato e se non c’era lo inventavo io, enfatizzavo come il nonno. Non perché la realtà mi sembrasse già brutta, almeno non in quegli anni spensierati, ma perché mi sembrava molto più divertente ricamarci attorno che chiamare le cose per il loro vero nome. E così la scuola era la mia fucina di giovani talenti inconsapevoli, inespressi o non ancora conclamati, la mia casa era il luogo adibito al ristoro del cavaliere errante, cavaliere errante che naturalmente rispondeva alla mia persona, la mia bicicletta il possente destriero metallico e così via. A scuola le maestre dicevano che avevo una grande immaginazione ed io ne ero felice. Perché vedevo nonno felice ogni volta che glielo dicevano alle riunioni e perché volevo fare lo scrittore..
    Avrei voluto fare lo scrittore da grande. Si, lo scrittore! E mi vedevo già all’opera, in una casa piena di libri stipati pure dentro i cuscini al posto della piuma d’oca, con la mia bella Olivetti Editor 4C elettrica, su un tavolaccio mal messo pieno di fogli sparsi fra altri corretti a penna, fra altri ancora stracciati o appallottolati. 

 

 Daniele Angelucci

 
Pubblicato in : Incipit, Racconti
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Commenti utenti (4) File RSS dei commenti
Postato il Turi Rubino, 26-05-2009 08:09, IP 82.51.106.254, Ospite
1. "Accattivante"
Sì, è un incipit accattivante. merito di una prosa vivace e scorrevole, e di due personaggi che in poche battute vanno delineandosi. Un appunto-consiglio: il termine "pit stop" è adatto all'epoca in cui ambienti la storia? Ciao, complimenti e grazie per la "visita" al mio racconto
 
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Postato il Francesca, 26-05-2009 00:50, IP 78.13.211.37, Ospite
2. Oltre...
Ho apprezzato l'inciso relativo al ragazzino che impara dal nonno a "cercare l'altro significato delle cose" e ad "inventarlo" nel caso in cui non ce ne fosse uno manifesto. E poi, la montagna dell'oblio mi fa pensare alla maestosità di un paesaggio naturale accostata all'abbandono dei pensieri, delle sensazioni.. Anche la natura è investita di un altro significato, quindi, è veicolo di immaginazione, di meraviglia, di visibile agli occhi per chi ha volontà di guardare Oltre e si abitua a farlo, non senza difficoltà. E bravo Daniele.
 
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Postato il Laura, 25-05-2009 18:42, IP 89.97.241.212, Ospite
3. con gli occhi e il cuore
Lo stile è originale, la scelta delle parole sembra molto curata così come la ricerca dei particolari (vedi l'Olivetti Editor 4C!)  
 
Ha un "non so che" che cattura.  
 
Sarebbe davvero interessante leggerlo tutto per comprendere quale sia la via che porta alla montagna dell'oblio! 
 
"Con gli occhi di un bambino" 

con il cuore di uno scrittore. 
 
complimenti!!!
 
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Postato il Lella, 25-05-2009 16:06, IP 79.47.196.11, Ospite
4. buona la prosa!
:roll Sembra molto lento a svilupparsi... Non lo so, bisognerebbe leggerlo tutto! Ad ogni caso: buona la prosa! :grin Uno stile davvero originale!
 
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