NON C'ERA UNA VOLTA UNA LUPA - Asaro Vita

 

Non c’era una volta una lupa

Quando aprii le persiane impolverate dai tram della notte, il sole dormiva ancora. Sui tetti dei palazzi settecenteschi di Palermo, chilometri di carta da zucchero, qualche ciuffo di nuvola, una folla di colombe affamate tra i cassonetti, un gatto celato nel suo pelo. Nessun rumore, nessun tram, nessuna ambulanza, nessuna saracinesca arrugginita. Niente ragli di motorini d’acqua. Silenzio! Persiane chiuse! Tra le luci dei lampioni ora accesi, ora spenti, in via Errante, il vento svolazzava la biancheria capovolta. Preparai un caffè e mi accesi una sigaretta. Nessuno camminava per le strade, nessuno portava il cane a pisciare sotto il mio balcone, nessuno che gridasse con voce posseduta: -“Rosaliaaa ca ti scattassi a’ vina ru cuoari”. Nessuno che cercasse disperatamente posteggio, nessuno che stuprasse il clacson per farsi spostare la macchina dal vicino. Respiravo. Quando il volume è disattivato si può essere felici! Gli esseri umani chi più chi meno, sono tutti figli i pulla e questa lezione io l’avevo imparata troppo tardi: Amare, lottare per un amore inutile, desiderare amore, parlare d’amore, sognare una società innamorata che nutre come una vacca madre ricca di latte… è una minchiata! E’ come aspettare all’incrocio di corso Vittorio che il semaforo diventi viola. Il 246 non scendeva alla stazione e quello, di solito, a quell’ora faceva il terzo giro. Pensai subito allo sciopero degli autisti, alle amministrative, alla rappresentanza di lista. Pensai, mentre sorseggiavo quella bevanda nera che forse stavo ancora sognando. Quando finii il caffè, la terza o quarta sigaretta erano già le dieci. Il sole era sempre assonnato e la città vuota. Decisi di farmi una doccia. I libri sulla scrivania attendevano di essere aperti, letti, studiati. “Il furto con violenza sulle cose” attendeva la sottolineatura a matita. Pagina 105. Paragrafo 3. Ai margini avevo scritto giorni prima, “ Da qui”. Le lenzuola facevano l’amore col pavimento e la poltrona puttana s’infilava le mie mutande. Una scarpa qua e una scarpa… L’esame era fissato per Venerdì. Fuggii. La bici è una droga pesante, ha effetto allucinogeno più dei funghi… Mi piaceva drogarmi e mi drogai.Il vento sulla faccia sembrava morfina, i muscoli delle cosce s’indurivano e la rabbia, scagliata sui pedali, rendeva l’asfalto oleoso. Gli alberi m’inseguivano muovendo la rasta. Decisi di comprare il giornale. 

Buon giorno! C’è nessuno? C’è nessuno?

Vita Asaro 

 
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