DISOBBEDIENZA CIVILE - Pupillo Sara

 

Disobbedienza civile

 

Ho sete. Apro il frigorifero e trovo una bottiglia di latte e un pentolino con del brodo. Non so cosa scegliere, e mi tengo la sete. Un odore rancido si sta diffondendo fra le stanze, ma non viene dal frigo. La casa è piena di gente, il cadavere di mia nonna è esposto nel soggiorno, intorno a lei vanno e vengono decine di persone. L’ultimo show della signora per il suo pubblico.

 Le due zie zitelle coordinano l’andare e venire degli ospiti.

“Giovanni, vuoi tenere qualcosa in particolare della nonna?” mi chiede una delle due. Mastica una gomma, che mi pare l’unica azione sincera in questa casa.

Non so cosa rispondere. Voglio qualcosa di una persona che non sopportavo?

“Faremo un inventario, poi ci divideremo le cose. Se c’è un oggetto a cui sei legato, mi segno subito che lo vuoi tu”.

Prendetevi tutto: i gioielli, le pellicce, i mobili, le foto. Non ho avuto una nonna affettuosa, una normale nonnina a cui parlare della mia vita e da cui farmi fare racconti sul passato. Mai l’ho vista compiere un gesto tenero nei confronti di chiunque. Una piccola vecchia viziata, che ha sempre comandato sulle figlie alle quali elargiva acidità e critiche. Anche a mia madre, che infatti è rimasta a casa per niente addolorata e senza motivi per darle un ultimo saluto e ha mandato me per salvare le apparenze. Voglio qualche oggetto per ricordarla?

 Mia nonna giovane in abiti da tennis; mia nonna giovane di fianco all’Isotta Fraschini dei suoi genitori; mia nonna giovane con una pelliccia di volpe e poi ancora con una pelliccia di astrakan. I capelli perfettamente acconciati, sempre in rigida posa, sempre da sola, sempre col viso serio. Le foto alle pareti della sua camera da letto erano lì la prima volta che sono stato chiamato a porgerle i miei omaggi, e ancora oggi sono appese in gran quantità a mostrare al mondo quanto fosse una gran dama di società, quanto tutto quello che le ruotava intorno, marito, figlie, nipote, non fossero al suo livello. Suo padre aveva inventato una medicina famosa, un analgesico il cui brevetto aveva reso la sua famiglia molto ricca e mia nonna una bambina, ragazza, donna e nonna molto viziata.

Sara Pupillo


 
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