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I GIORNI DEI GELSOMINI - Severgnini Bernardo PDF Stampa E-mail
INCIPIT 2011 - RACCONTI

 

I GIORNI DEI GELSOMINI

 

Alla manifestazione, dice in diretta Al-Jazeera, stanno partecipando migliaia e migliaia di persone, e altri cortei sfilano in tutti i quartieri di Tunisi e di tutta la Tunisia. Pretendono che Ben Ali si faccia da parte una volta per tutte. La polizia non spara, ormai ha capito che non serve, che è solo benzina sul fuoco della rivoluzione. La città è bloccata, i negozi chiusi. Da ieri la gente ha fatto la fila per accaparrarsi scorte alimentari. Siamo all’epilogo e i prossimi giorni saranno imprevedibili.

Nejib decide di andare in centro per partecipare alla grande sfilata. Un tunisino fiero come lui non può starne fuori. Decido di seguirlo. Prendiamo la macchina e arriviamo in centro. A piedi raggiungiamo Avenue Bourguiba, la Ramala di Tunisi. C’è un mare di persone. Alcuni abbattono i manifesti con le gigantografie del presidente, presenti in questo viale come in tutte le strade della Tunisia, altri tentano di raggiungere il Ministero dell’Interno. C’è un carro armato dell’esercito. Tutti sanno che i militari sono dalla nostra parte, perché nei giorni scorsi hanno rifiutato di eseguire l’ordine del presidente di sparare sui propri connazionali in rivolta. I manifestanti abbracciano i militari e cantano cori in favore dell’esercito, chiedendo di essere protetti dagli assalti della polizia. Infatti proprio dalla polizia, appostata sotto il ministero, a cento metri da noi, partono dei lacrimogeni ad altezza d’uomo.

Verremo a sapere in seguito che un giornalista francese è stato colpito e ucciso. La folla comincia a indietreggiare, molte persone si rifugiano dietro ai tanke dell’esercito. Partono altri lacrimogeni, il gas è asfissiante, corriamo verso la Medina e ci rifugiamo tra i suoi vicoli angusti, prima di tornare alla macchina.

Rientriamo a casa e ci attacchiamo a computer e televisioni. Alle 18.14 Al-Jazeera annuncia: “dobbiamo darvi una notizia molto importante: il presidente Ben Ali ha lasciato la Tunisia”. Nejib e la moglie scoppiano a piangere di gioia: “Ce ne siamo liberati!”. Gridano tra le lacrime. Nessuno di noi può immaginare che la rivoluzione è appena cominciata.

 

SABATO 15

Pensi di svegliarti in un mondo nuovo, che tutto sia passato e che siano tornate la normalità e la calma e invece ti accorgi che normalità e calma sono ancora più che un miraggio. Sotto casa di Nejib incontriamo un vicino che ci convoca per la riunione di quartiere in programma per il pomeriggio: tutti gli uomini si dotino di un bastone e si organizzino turni per presidiare il quartiere. I giovanotti, molto gasati dall’iniziativa, seguendo le indicazioni dei militari iniziano ad improvvisare posti di blocco con mattoni, vasi di cemento e quant’altro.

Bernardo Severgnini

 
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