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da Vicolo Puccini - dodici ricette siciliane dentro dodici ricordi speciali

Capitolo II

L’estate è esplosa con tutta la sua luce e, almeno per noi bambini, è arrivato il tempo delle vacanze, perciò raggiungiamo la villetta in campagna che mamma e papà sono riusciti a costruire con molti sacrifici, quando ancora si potevano mettere da parte soldi e farli fruttare.
È una casetta quadrata, con un porticato davanti, dove ci si siede a godere della frescura nelle sere estive. Un piccolo giardino gira attorno alla casa, sul retro papà ne ha ricavato un orticello: un fazzoletto di terra dove abbondano ortaggi, verdure e alberi da frutta. In un angolo campeggia un piccolo pollaio con cinque galline, orgoglio della casa. La cucina si affaccia proprio sull’orto, li separa un forno a legna di mattoni rossi. Davanti all’imboccatura del forno è posto un largo anello di ferro, detto tannùra, dentro al quale si pone la quarara, un pentolone d’alluminio che serve per cuocere la pasta. Qui papà ha voluto riprodurre un pezzo dello sua infanzia, ed è qui che si svolge buona parte della giornata di tutta la famiglia, mentre noi bambini giochiamo a fare i grandi organizzando pic-nic nei terreni liberi confinanti con la casa. Abbiamo stretto amicizia con altri bambini della zona e siccome siamo abbastanza isolati dal resto del mondo, ci inventiamo quasi ogni giorno esplorazioni della campagna che ci circonda e che ancora è libera da paletti e recinzioni. Ogni volta si indìce una riunione in cui si stabilisce cosa ognuno debba portare nel proprio zaino: pane, formaggio, prosciutto, melanzane fritte, pomodoro a fette, salame, frutta e succhi. Facciamo in modo che non manchi mai nulla e se qualcosa è proibito ce lo procuriamo di nascosto. Come quella volta che decidiamo di preparare le melanzane arrostite sul posto. Per prima cosa bisogna procurarsi la materia prima: le melanzane. Il problema è presto risolto, perchè uno di noi, Lorenzo, le sottrae dal frigorifero della sua cucina; poi, senza dubbio è necessaria una padella e a quella ci penso io. Mio padre ne tiene una tutta bucherellata, che usa per le castagne, nello sgabuzzino accanto al forno a legna. Appropriarsene senza che nessuno dei grandi se ne accorga è abbastanza semplice. E, in ultimo, ma non per importanza, avremo bisogno di un accendino. Sappiamo che la scoperta del fuoco è avvenuta grazie alla pietra focaia, tuttavia preferiamo utilizzare le moderne tecnologie a nostra disposizione, piuttosto che metterci a cercare quella magica pietra. La mia amica Marisa pensa a quest’ultima necessità, visto che suo padre è un accanito fumatore e ha in casa almeno due o tre accendini.
La spedizione parte nella prima mattinata, ma il sole è già abbastanza forte, perciò cerchiamo un posto ombreggiato dove sistemare le nostre cose e accendere il fuoco. Abbiamo portato carta di giornale a sufficienza, ma bisogna cercare rametti secchi, così ci mettiamo subito al lavoro e prima di mezzogiorno il fuoco è acceso, ben circondato da un cerchio di pietre che fanno da base per la nostra padella. Le melanzane sono buonissime in mezzo al pane di paese e, anche se un po’ bruciacchiate, hanno il sapore della libertà appena conquistata. Quello è il momento in cui l’euforia dei preparativi lascia posto alla soddisfazione di avere realizzato una spedizione segreta senza destare sospetti. Dolce sensazione che tuttavia termina ben presto, bruscamente interrotta dalle voci degli adulti che ci chiamano per il pranzo. Ma chi avrebbe mangiato ancora quel giorno?
Intanto raccogliamo in fretta tutte le nostre cianfrusaglie, nascondendo la padella in un anfratto tra un albero e un cespuglio. Mi riprometto di recuperarla in un momento più tranquillo. Rientrando a casa io e mia sorella troviamo la pasta fumante sulla tavola. “A lavarvi le mani voi due!” è l’accoglienza di mia madre, mentre io con il broncio eseguo l’ordine e vado a sedermi. Nel piatto c’è nientemeno che un minestrone. In pieno luglio, con trenta gradi centigradi di temperatura, con la sola voglia di addentare qualcosa di fresco, mi ritrovo davanti quello che di più rovente poteva esserci. Verdure in brodo. “Perché non mangi, picciridda?” chiede Mamma Pinù, ma il mio broncio non mi permette di rispondere e allungo sempre di più il muso, rimanendo muta. Allora lei comincia a raccontare di quella volta che mia madre e mia zia non volevano mangiare gli spaghetti e il nonno Francesco le minacciò che avrebbe messo i piatti sulle loro teste, se non avessero ingurgitato in maniera repentina quella pasta. Naturalmente le due bambine non credevano che il papà potesse mettere in pratica quell’assurda minaccia, perciò continuavano a guardare il piatto con espressione disgustata senza accorgersi che nel frattempo lui si era avvicinato, ponendosi esattamente alle loro spalle. Prendere i due piatti e rovesciarglieli sulle teste fu un tutt’uno, senza che le due poverine avessero il tempo di accennare un gesto di protesta. Nonostante questa volta il papà gliel’avesse fatta grossa, dalle loro facce grondanti di sugo e spaghetti anziché il pianto venne fuori una risata fragorosa e liberatrice. Anche il nonno si sciolse in una risata e l’evento rimase nella storia, perché non sia mai che un papà di quell’epoca non si facesse obbedire dai figli. Anch’io sorrido mentre ascolto il racconto a colori di mia nonna e, quasi per inerzia, ho cominciato ad assaggiare quella minestra dal profumo delicato. Sa di sole, di sole e d’estate. Più in là negli anni ho scoperto che, da noi in Sicilia, è il piatto principe della stagione e, lungi dall’essere una semplice minestra, è qualcosa di speciale che la mamma Pinù preparava con più amore del solito e sempre con lo stesso identico procedimento. Nessun ingrediente può mancare nella pasta coi tenerumi e soprattutto il formato della pasta deve immancabilmente essere la “margherita”, una sorta di tagliatella larga, con uno solo dei bordi ondulato come un merletto. Quando si utilizza per questa ricetta, la pasta margherita va spezzettata, così da poter essere mangiata col cucchiaio. Nell’eventualità che in dispensa non ci sia più questo tipo di pasta, nessun problema: la pasta e tenerumi non si prepara affatto e si cambia menù. Di certo la “margherita” non manca all’inizio della stagione, quando i tenerumi sono primizie e la mamma Pinù davanti al piatto fumante, dopo essersi fatta il segno della croce, prende solennemente il cucchiaio nella mano destra e dice: ”Haiu campato n’atr’annu”, che vuol dire: grazie Signore, è passato un altro anno e io sono ancora qui a gustare di nuovo questa meraviglia.



Pasta coi tenerumi

Ingredienti:
400 gr. di pasta margherita;
un bel fascio di tenerumi freschissimi;
due/quattro pomodori maturi (a seconda che il gusto personale richieda più o meno sapore di pomodoro);
uno spicchio d’aglio;
sale q. b. e olio extravergine d’oliva.

Procedimento:
I tenerumi sono le foglie della zucchina lunga. Vanno raccolti (o acquistati) la mattina del giorno in cui si cucinano, affinché siano freschissimi.
Pulisci le foglie eliminando quelle gialle, lavale in acqua abbondante e, dopo averle scolate, buttale in una pentola d’acqua bollente, mescolando con cautela, con un movimento che cominci da un lato e capovolga dall’altro tutta la verdura in un solo gesto.
Lo so, sembra esagerato, ma è fondamentale per non rovinare il risultato.
Mentre la verdura cuoce, prepara il pomodoro pelato, anche questo appena raccolto nell’orto.
Nella cucina siciliana è conosciuto come “picchio pacchio”: devi spellarlo dopo averlo immerso in acqua calda per qualche minuto e tagliarlo a pezzetti eliminando i semini. Intanto hai già sbucciato e tritato finemente uno spicchio d’aglio.
Mettilo in una padella con l’olio e fallo soffriggere per qualche secondo, aggiungi il pomodoro, aggiusta di sale, fai insaporire e spegni dopo pochi secondi. A verdura quasi cotta, abbassa nella stessa pentola la pasta margherita a pezzetti. Quando questa è quasi al dente, spegni e, se risulta troppo, elimina un po’ di brodo. Aggiungi il pomodoro e le foglie di basilico e mescola bene.
Puoi impiattare e assaporare questa pietanza meravigliosa anche bollente, se hai coraggio.
La versione asciutta della pasta e tenerumi va preparata nella stessa maniera, con l’unica differenza che si deve scolare bene (eliminando quindi tutto il brodo), si aggiunge il picchio pacchio e il basilico e si mescola.
La pasta margherita in questa versione va lasciata lunga.
Periodo maggio-settembre.
 
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