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Gianni Parisi ci svela i personaggi del suo nuovo romanzo PDF Stampa E-mail
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Intervista a Gianni Parisi, autore di "Ricordi di Rosa e di come la storia ne attraversò la vita"

1) Al suo terzo romanzo, si è evidentemente consolidata in lei l'idea che la narrativa è un buon veicolo di comunicazione e un utile strumento di riflessione su fatti e temi attinenti della storia e della politica del nostro paese. Un commento?

R. Ho apprezzato sempre più, dal primo romanzo a quest'ultimo, il valore della fiction perché mi permette di allacciarmi alla storia, sociale e politica, del paese e soprattutto siciliana, dei secoli scorsi così come degli ultimi decenni, con grande libertà. E mi consente inoltre di realizzare delle storie che forse altrimenti non risponderebbero al mio obiettivo e tradirebbero il quadro di fondo, cioè quello di un immenso amore per la nostra terra di Sicilia. L'obiettivo è quello di dare un aiuto ai lettori più attenti, affinché essi possano sviluppare in maniera più politica gli elementi del progresso della nostra società. E dirò di più: se avrò il tempo di scrivere un altro romanzo, sarà ancora più romanzato.


2) Qual è l'idea di fondo da cui si è sviluppato "Ricordi Di Rosa"?

R. L'idea di fondo è stata una riflessione sul ruolo sociale della donna, come elemento di rinnovamento, in Italia e in Sicilia. La protagonista è Rosa, un personaggio che è in realtà pieno di contraddizioni, per sua natura positivo ma molto vulnerabile. Guidata, nell'evoluzione della sua coscienza civile, prima dal figlio e poi da un medico suo compaesano che rivede a decine e decine di anni di distanza dalla sua gioventù, Rosa matura una posizione critica nei confronti del marito, deputato democristiano corrotto, giunto al momento della resa dei conti con la giustizia.


3) È dunque la prima volta che lei affida un ruolo di protagonista a una donna, non solo nella narrazione ma anche come filo conduttore dello svolgimento della storia siciliana, che lei illustra profondamente in questo romanzo.

R. In effetti sì, se escludiamo il mio primo libro di memorie, dove affido a mia moglie e a mia figlia Daria un ruolo fondamentale e di sostegno in due momenti molto difficili della mia vita, uno dei quali riguarda l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa di alcuni anni fa, poi risultata del tutto infondata.

In generale devo dire che sono sempre stato affascinato dalle donne che, nella Storia, hanno avuto un ruolo di forte incoraggiamento alla lotta, in generale. Penso alle donne russe, se la Russia vinse la guerra fu anche grazie a loro. Mia suocera aveva una piccola impresa, lei e le sue operaie portavano il latte a spalla, a piedi, nella notte, fino alla stazione, per inviarlo ai bambini di Mosca.

4) Rosa, nel romanzo, è originaria di S. Stefano di Quisquina, cosa la lega a questo paese?

 

R. Lorenzo Panepinto − martire socialista che viene spesso menzionato nel romanzo − era di S. Stefano Quisquina e io ne diventai parente quando suo figlio sposò una sorella di mia nonna. Per di più mia figlia Elena nacque in una clinica di quel paese, che era gestita da un mio parente.


5) Vogliamo parlare del protagonista maschile del romanzo, il deputato Giuseppe Gallo?

 

R. Il personaggio di Gallo si avvicina al protagonista de Il contagio, ma la differenza sta soprattutto nel mio atteggiamento nei suoi confronti. Gallo non viene attaccato ferocemente, neanche dalle voci degli altri personaggi. Ho cercato piuttosto di indicargli un via di rivalutazione di se stesso, sia attraverso la contingenza dei suoi problemi di salute, sia affibbiandogli la scelta della confessione. Ma va detto che al suo riscatto contribuiscono molto la moglie e il figlio. Mentre invece, altri personaggi negativi del romanzo, come Sparacio, rappresentano la continuazione di quella politica di corruzione, e forse addirittura in maniera più bieca. Cosa di cui probabilmente lo stesso Gallo è consapevole.

 
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