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Anteprima - Francesca Genna racconta la "genesi" di Incisione Sostenibile PDF Stampa E-mail
Notizie - Assaggi Letterari

In occasione della presentazione in anteprima a Marsala di "Incisione Sostenibile", Francesca Genna racconta la genesi del libro

“È la prima tappa della presentazione di questo lavoro in Italia, che porterò a Firenze a giugno e che, cronologicamente, parte proprio da qui. Tornare a vivere in Sicilia, da un buon lustro ormai, e scontrarsi con realtà che funzionano come “cartine al tornasole” di sciasciana memoria, così come vivere in un posto periferico per argomenti tanto specifici, mi ha aiutata molto a mettere a punto il mio progetto di ricerca.

Vivere tutti i giorni accanto alle discariche abusive , alla corsa alla cementificazione delle ultime dune di una foce di un fiume che non esiste più, alle reti fognarie abusive che scaricano nel mare dove portiamo i nostri bambini, assistere allo spreco d’acqua potabile quotidiano, scontrarsi con la mancanza di sistemi educativi coerenti, richiede risposte individuali. L’urgenza di una presa di posizione si fa al sud più visibile che altrove: personalmente, di fronte ai miei figli, a tutto il nostro lavoro di bioedilizia, ai nostri discorsi sul recupero dell’ambiente circostante, sulla raccolta differenziata dei rifiuti, ecc, mi si poneva la scelta di chiudermi poi nel mio studio con le mie vasche di acido nitrico e le mie bottiglie di solventi, o di cercare un’alternativa.

È così che ho deciso di dedicarmi alla ricerca, rimettendo in discussione le ragioni d’essere della disciplina di cui mi occupo, l’incisione e la stampa d’arte.

Una disciplina praticata peraltro non più per solo interesse personale, ma anche in un laboratorio di Tecniche dell’Incisione dell’Accademia di Belle Arti , aperto ad operatori in formazione. Penso che faccia parte delle nostre responsabilità didattiche porre attenzione alle conseguenze che può avere la pratica di una disciplina sulla salute e sull’ambiente.

Ma da dove cominciare? Che vuol dire incisione non-toxic? Ovvero quali sono i metodi applicabili per un incisore comune che non dispone già delle nuove apparecchiature e dei materiali specifici ancora non reperibili nel nostro Paese? E’ possibile pensare di cambiare tutta una serie di abitudini, gesti, rituali, su cui siamo stati formati, e di cui non solo ci sentiamo in piena padronanza ma legati anche da una grande passione che è fondamento del nostro mestiere? E soprattutto come si può, in un Paese come il nostro, dove questo tipo di ricerca non viene né finanziata né riconosciuta in alcun modo, formarsi ed orientarsi nella già varia proposta internazionale di articoli e pubblicazioni, prodotti e metodi, di cui non sappiamo ancora valutare i risultati?

Dopo aver seguito attentamente gli scritti pubblicati in ambito internazionale da artisti, incisori e ricercatori ho cominciato una verifica sulle sostituzioni possibili in un laboratorio di incisione tradizionale e sulla loro applicazione, instaurando successivamente confronti ed scambi, che mi hanno incoraggiata sulla via intrapresa e che dimostrano lo spirito di piena condivisione che è instaurato a livello internazionale su questi temi.

Capisco bene che tutto questo lavoro per la sostituzione di materiali usati da un così ristretto numero di operatori potrà sembrare proprio una fissazione. Che percentuale minima possono rappresentare gli incisori rispetto alle grandi questioni dell’ambiente? Sicuramente cifre ridicole. Ma io so solo che tutto ciò che sta nel potere di ognuno è ciò che si svolge nella propria sfera di azione e forse dovremmo chiederci: “e se a ciascuno venisse chiesto di scegliere tra la rinuncia alle proprie piccole abitudini quotidiane e la rovina del resto del mondo?”

 

Francesca Genna

 
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