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A PASSI RAPIDI - ANTEPRIMA: I° CAPITOLO "ALBA #1" |
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Capitolo 1
ALBA #1
Liberare l’anima verso un orizzonte ignoto. Piogge di petali piovono dal cielo trasportati da onde di luce. Canti di uccelli aprono il sipario di un nuovo giorno. Correre ancora sul sentiero della vita. È l’alba.
Corro. Spingo forte il piede sul pedale. Accelero. È piovuto forte, ma ora è sereno. Dai finestrini aperti entra un vento tiepido, primaverile. Siamo a febbraio. È surreale. L’aria sa di asfalto. Mi piace sentirne l’odore e tiro un profondo sospiro. Dal naso scende giù per la gola un retrogusto amaro. Sigarette e cocaina. Accelero. Non c’è quasi più nessuno per le strade. Ore 5:45 del mattino. Dai finestrini aperti si ode solo il soffio delle gomme. Sull’asfalto bagnato. Per il resto è un meraviglioso silenzio. Metto la mano nella tasca fredda della mia giacca. Di pelle nera. Cerco affannosamente le sigarette. Nel mio pacchetto malconcio. Ne sono rimaste poche. Devo fumare. Alzo il volume della radio. Ho solo voglia di accelerare. Solo di notte è possibile comprendere. Certe sonorità musicali. La luce del mattino non ne sarebbe compagna. La vita del mattino non ne sarebbe sposa. Di notte, quei suoni elettronici, oscuri, scavano l’anima. Circolano insieme al sangue. E alimentano i battiti del cuore. Il cuore. Sembra che mi stia scoppiando. Moon Safari degli Air. Traccia 2: Sexy Boy. Il mio corpo è rilassato. La mia mente è un treno in corsa. Non riesco a gestire tutti i miei pensieri. Hanno preso vita propria. Ne ho perso il controllo. Accelero. In lontananza c’è una piazza. Sterzo. Sento la macchina che perde aderenza all’asfalto. Non vedo più la strada. Il parabrezza è un caleidoscopio. Il verde degli alberi si fonde. Col grigio dei palazzi circostanti. Per pochi attimi che si dilatano all’infinito. Il mondo intorno a me sta girando vorticosamente. Testacoda. Traccia 4: Kelly Watch The Stars. Stavolta forse è finita. Tiro il freno a mano. Il caleidoscopio svanisce. Sul parabrezza si sintonizza. Una sola immagine in avvicinamento. Un albero. La macchina invade il marciapiede della piazza. Chiudo gli occhi e aspetto lo schianto. La macchina si ferma. Kelly watch the stars… the stars… the stars… Apro gli occhi incredulo. Sono immobile e la macchina si è spenta. Per qualche istante stento a capire. Continuo a tenere il volante saldo con la mano sinistra. Il cuore. Sembra che mi stia scoppiando. Apro lo sportello e scendo a guardarmi intorno. Non c’è anima viva in giro. Piazza Vittorio Veneto sembra il set di un film. In bianco e nero. A riprese ultimate. Una folata di scirocco mi carezza la nuca. Un brivido mi scende lungo la schiena. La macchina si è fermata a tre centimetri. Dal tronco dell’albero. Tra il paraurti e l’arbusto. Passa solo la mia mano destra di taglio. Non era giunta la mia ora. Sono le 6:01 del mattino. Domenica 4 febbraio 2007. Non sono solo. C’è un gatto nero, immobile, che mi osserva impaurito. Mi piacciono i gatti neri. Sono eleganti. Chiudo lo sportello della macchina. Mi avvio lentamente. Verso i gradini del monumento ai caduti. Con le braccia aperte a croce. Noto il gatto che mi segue prudente a passi lenti. Le folate di scirocco si fanno più insistenti. Arrivano forti. Intermittenti. Come soffi sulle candeline di una torta di compleanno. Mi siedo in cima, con le spalle appoggiate al monumento. Adoro questo posto. La visuale è incredibile. Si ha davanti tutta via della Libertà. E non se ne vede la fine. Sembra il trono di un imperatore romano. Il mio unico suddito è il gatto. Timidamente sale i gradini e mi si accovaccia accanto. Con l’eleganza che soltanto un gatto nero possiede. Anche io sono sempre vestito di nero. Da un bel po’ di tempo a questa parte. Amo il nero. Sta albeggiando. Adoro questo posto. Qui ho trascorso tante notti. Con me stesso e con persone care. Un teatro di silenzi perfetti e dialoghi infiniti. Devo fumare. Il cervello è bombardato da mille immagini. Eravamo abbracciati qui sopra una sera d’estate. Prima di tornare a casa. Per l’ultima sigaretta. Che diventava la penultima. Poi la terz’ultima. Poi la quart’ultima. Non riuscivamo mai a tornare a casa prima dell’alba. Avevamo sempre qualcos’altro da aggiungere. Avevamo sempre interminabili silenzi da condividere. L’ultima volta è stata più di un anno fa. Per scambiarci i regali di Natale. Le ho regalato la biografia di Ian Curtis. E Substance dei Joy Division. Vita e opere della mia band preferita. Non siamo mai più stati quassù insieme. Ma ci sono tornato tante altre volte da solo.
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