I cento giorni della Pantera così divampò la protesta
Repubblica — 28 marzo 2007  pagina 1  sezione: PALERMO
La protesta partì da una città che aveva schivato la tempesta del 1968 e preso solo i refoli del vento del 1977. Ma nell' 89 andò diversamente. La facoltà di Lettere di Palermo fu la prima a essere occupata e una delle ultime a tornare alla normalità . Dette così i natali al movimento studentesco della Pantera, nei giorni in cui un esemplare in carne e ossa di quella specie, fuggito dallo zoo di Roma, veniva segnalato ovunque nel Lazio. (segue dalla prima di cronaca) La data di nascita della "Pantera" è il 5 dicembre del 1989. L' occupazione dell' Università si propagò coinvolgendo migliaia di studenti. In una settimana altre sette facoltà furono occupate. Dopo due mesi, il 5 febbraio del 1990, più di centoquindici facoltà in tutta Italia erano state occupate dai movimenti studenteschi che, sulla scorta dell' esperienza palermitana, si opponevano al processo di privatizzazione e aziendalizzazione degli Atenei messo in atto dal disegno di legge dell' allora ministro socialista del governo di Bettino Craxi, Antonio Ruberti, il primo progetto di riforma delle Università . Tra informazione e controinformazione, gli studenti palermitani fecero sentire la propria voce. Immersi in clima di rinnovamento e di tensione, i giovani occupanti cercarono di farsi largo tra scetticismi e nostalgie, riuscendo a non farsi ingabbiare, proprio come l' animale assurto a simbolo. La protesta graffiava e la zampata del felino fu la firma del movimento di lotta. Massimiliano Denaro, laurea in Scienze politiche a Pisa ma di origini siciliane, racconta una stagione nel suo "Cento Giorni. Cronache del movimento studentesco della Pantera '90", che verrà presentato oggi alle 16,30 nella facoltà di Lettere. Qui, grazie anche alla proiezione di un video inedito realizzato da Diego Bonsangue e Gian Mauro Costa, a cui ha collaborato Titti De Simone, le vicende del movimento studentesco verranno ripercorse con parole e immagini. «Il movimento partì da una città fino a quel momento periferica - racconta Denaro - che forse proprio per questo sentì più viva l' esigenza di impedire che l' Università venisse divisa come il calcio in serie A e B. L' adesione fu massiccia tanto che alla manifestazione del 20 dicembre del 1989 parteciparono più di ventimila persone». Il movimento si impose con una forza tale che perfino gli organizzatori non immaginavano: «L' occupazione fu votata il 4 dicembre - racconta Davide Ficarra, all' epoca studente dell' ultimo anno di Filosofia, adesso fondatore insieme con Antonio Bellia, conosciuto nel periodo della contestazione, della casa di produzione di documentari Demetra - Decidemmo di procedere solo l' indomani. Temevamo che l' entusiasmo potesse scemare e pertanto rinviammo l' occupazione all' ordine del giorno successivo, pensando che se ci fossimo presentati nuovamente tutti allora avremmo avuto la forza di portare avanti la protesta». La vita all' interno delle facoltà occupate, in media per cento giorni (Architettura sarà l' ultima a disoccupare dopo ben 127 giorni di presidio) si svolse secondo una «sincronia tra la vita privata, quella pubblica e naturalmente quella politica - racconta Peppe Spataro, all' epoca fuorisede, laureando in Giurisprudenza e adesso avvocato - Al mattino e al pomeriggio organizzavamo gruppi di lavoro sulla legge e su quello che poi sarebbe diventato il Libro bianco, l' indagine realizzata dagli studenti sulle infiltrazioni della malavita all' interno della gerarchia universitaria da cui la magistratura partirà per aprire un' inchiesta. La sera l' Ateneo si trasformava in una vera agorà in cui si discuteva di libri e cultura». E per pranzo e cena, grazie anche all' inventiva degli studenti, furono organizzate delle mense con fornelli da campo e frigobar. «Ad Architettura un gruppo di studenti Palestinesi - aggiunge Ficarra - mise in piedi perfino una mensa etnica, resa ancora più accogliente dai murales con cui abbellimmo tutte le pareti di aule e corridoi» «Tutto partì da Lettere - rievoca Spataro - e subito si respirò un clima di cambiamento. Pianificata l' occupazione di Palermo nominammo un gruppo di "argonauti" alla volta delle altre Università . E il movimento si propagò». La lotta sortì in breve tempo l' effetto sperato e a poco a poco, «dopo la rassicurazione del "non intervento delle forze dell' ordine" da parte del rettore, all' epoca Ignazio Melisenda Giambertoni - continua - molti docenti, tra cui Giovanni Fiandaca, Fulvio Vassallo e Alessandro Garilli, sottoscrissero un documento contro la legge che noi avversavamo». Tra gli studenti in giro per l' Italia, anche Ottavio Navarra, uno dei leader che raggiunse Napoli, Firenze arrivando a Genova: «Presiedevamo le assemblee studentesche nelle altre città - dice Navarra - l' Ateneo di Palermo fece scuola ovunque». Quando la legge fu ritirata, il movimento della Pantera, incassato il risultato, si ritirò, non senza lasciarsi dietro un' eredità in ogni facoltà fatta di aule autogestite e gruppi di studio. Fu un movimento politico che stava comodo a sinistra ma che per definizione era sfuggente alle etichette e alle gabbie. Se ne torna a parlare anche al Centro Sociale ex Carcere in via Mongitore 77, venerdì sera: ci saranno molti dei protagonisti, diciotto anni dopo e con qualche nostalgia. - ADRIANA FALSONE
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