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UN ALTRO MONDO - Antonio Pistillo PDF Stampa E-mail
Giri di Parole 2009 - Incipit - Racconti
UN ALTRO MONDO


“Buon compleanno Alessio!”.
Alessio rispose con un sorriso e fece accomodare il nuovo arrivato in salotto dove c’erano tutti quanti gli altri.
“Sei in ritardo Marco” lo rimproverò amichevolmente.
“Sono l’ultimo?” chiese Marco.
“E sì, come sempre”.
Le poltrone e i divani erano tutti occupati da gente allegra che parlava incessantemente, di sottofondo una musica particolare, suoni che richiamavano i canti degli indiani d’America, la luce bassa che colorava di tranquillità i volti degli ospiti, e numerosi bicchieri di cristallo pieni di champagne che di tanto in tanto brillavano illuminando i visi degli amici che continuavano a sorridere.
“Ragazzi”, disse a voce alta Alessio per farsi sentire, “adesso siamo proprio tutti”.
“Ehi, Marco, finalmente sei arrivato!”, esclamò una voce tra tutte quei volti, “dato che sei in piedi, la vedi quella macchina fotografica sul tavolo? facci una bella foto”.
Tutti in posa a mostrare i denti e click.
Tra un bicchiere, una risata,e uno sguardo sensuale, la festa continuava e c’era chi parlava di fatti insignificanti e chi si lasciava andare a qualche confessione.
“Alessio, sai...”, disse Tommaso con gli occhi che scintillavano dall’emozione.
“Sì”, lo interruppe con un sorriso il festeggiato, come a dire ‘ovvio, perché me lo domandi?’, e continuò: “…sei tornato con tua moglie”.
“Nessuno lo sa ancora, ma tu sai sempre tutto”.
“E il bambino?”, replicò di slancio.
“Oh, Alessio, lui è euforico all’idea di riavermi a casa, mi salta sempre sulle ginocchia e mi abbraccia forte per diversi minuti e mi sussurra ‘non andare più via’ e io non so se ridere o piangere”.
“Sono contento, davvero, è la cosa migliore”.
“Certo, i nostri modi di vedere, come prima, spesso si scontrano, non è tutto perfetto, ma i sentimenti sono forti, capisci?”, chiese esigendo comprensione per aver tradito la promessa fatta mesi prima di non tornare più a vivere con quella donna.
“I sentimenti... capisco, certo che capisco... i sentimenti...” ed Alessio si eclissò in una profonda meditazione con il bicchiere in mano davanti ai suoi occhi, a guardare come il liquore si muovesse mentre faceva lentamente oscillare il bicchiere.
“Alessio!”, una voce da dietro squillò.
“Giovanna, allora quel benedetto ruolo alla fine te lo hanno dato oppure no?”, chiese girandosi verso la donna.
“Oh, per carità, non me ne parlare, dicono che sono troppo vecchia per fare la figlia. Bene, gli ho detto io, allora, dato che sono così vecchia, fatemi fare la madre; e loro: no, troppo giovane. Insomma, di fare i sei personaggi non se ne parla proprio”, fece una lunga pausa, strinse le mascelle e con voce spinta dal diaframma: “ma che si vadano a impiccare!”, concluse svuotando d’un fiato lo champagne, e fece dondolare il bicchiere tra pollice e mignolo recitando la sciantosa al marito che di scatto si precipitò al bar per portargliene un altro.
“Che si vadano a impiccare...” ripeté Alessio, “Chi? I sei personaggi o il regista con rispettiva compagnia?”.
“Ma tutti!”, rispose buttando indietro il capo, e scoppiarono in una sonora risata.
Alessio, come sempre, rise fragorosamente, con quel suo modo così contagioso e affascinante che non si poteva fare a meno che seguirlo nella sua ilarità, poi però, di colpo, quella risata affogava in un’espressione amara, e si sentiva qualcosa di strano, come alcuni vini cileni che, dopo la prima ondata di sapore dolciastro, ti lasciano un forte sapore asciutto e amaro delle botti dove sono stati conservati. Così ci si ritrovava a ridere con Alessio, a pensare che fosse una persona divertente, con i suoi scherzi, le sue battute, ma si avvertiva qualcosa, una sofferenza, passata o attuale, inafferrabile, come un odore mai sentito prima, eppure presente.
“Scusate”, disse, e si allontanò per andare verso Teresa che, tutta sola, sorseggiava il suo brandy.
Teresa era la persona che forse più di tutte aveva sentito quel sapore amaro quando aveva visto per la prima volta Alessio, quel velo di tristezza che era riuscita a intravedere in quell’uomo, quell’immagine intelligibile eppure così chiara di sofferenza, l’aveva quasi spaventata, come se avesse scoperto in sé stessa il potere di vedere dentro gli altri; ma poi si era resa conto di avere avuto quella sensazione solo con Alessio, e  aveva concluso che qualcosa di strano era nell’altro e non in lei. Ma quell’intuizione spesso riaffiorava, ruvida, fredda, pesante, e, come sempre, la faceva tremare.
“Tutta sola?”, e il sorriso si distese sulle labbra del festeggiato.
“E cosa c’è di strano?”, i suoi occhi non erano limpidi, l’alcool evidentemente l’aveva già abbracciata.
“Questo è il tuo personaggio Teresa”, affermò serio, quasi severo Alessio.
“Grazie tante! …Sai? È un personaggio bellissimo, si sta bene da morire”, la voce era tirata dai nervi, e la donna si mordeva il labbro inferiore più del solito.
“Ma hai il tuo fascino Teresa, guardati attorno, quanti qui hanno questo ingrediente?”.
 

Antonio Pistillo 

 
 
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