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IL PONTE - Maria Grazia Maltese PDF Stampa E-mail
Giri di Parole 2009 - Incipit - Racconti

 

 IL PONTE

 



- Come non si passa?
- Eh, signora non lo vede che c’è il cantiere?
- E come si fa?
- Eh, signora  non lo so, in un altro modo.
- Ma siete tutti pazzi…
  Camion, uomini con caschi gialli, martelli pneumatici, transenne, barriere di ferro avevano invaso l’area durante la notte. Un enorme cartello con su scritto “lavori in corso” sovrastava la zona e indicava le licenze, la ditta, il capocantiere. Non indicava però come si poteva passare altrimenti.
- Ma può essere che di là, in fondo, hanno trovato un modo, hanno costruito un porto alternativo..
- Non lo so, possiamo vedere..
- Si, un altro porto hanno costruito! Pare che ci vuole una notte a costruire un porto!
- Non lo so.. può essere che useranno i paesi vicini?
- Ma i paesi vicini hanno porti per barchette di pescatori!
- Ma io denuncio tutti! Io devo tornare a Milano!
- E sei lei deve andare a Milano che è più importante?
- Ora che dobbiamo litigare fra noi? Smettetela!
  File di macchine, clacson, uomini brancolanti nel caldo, bambini urlanti, signore anziane sdraiate, nordici impazziti, emigranti smaniosi circondavano il cantiere. Cercavano risposte da operai indifferenti, parlavano di scandali e di rivoluzioni. Qualcuno chiamava i carabinieri.
- Ma può essere mai così? Da un giorno all’altro?
- C’è da diventare pazzi! Perciò prima non si avvisa?
- Ma devi dire piuttosto prima non si deve trovare un’altra soluzione?
- Avevano fretta..
- Certo, poverini, avevano fretta! E io non ne ho?
- Avevo trovato un biglietto del treno che era praticamente regalato! Ora lo posso regalare io!
- Si può prendere l’aereo volendo..
- Certo, l’aereo! E uno come fa all’ultimo minuto? Pare che è autobus!
- No! Quale aereo! Non esiste! Qua devono bloccare tutto e trovare una soluzione!
- Ma i carabinieri dove sono?
- Ma non li hanno chiamati un’ora fa?
- Può essere che erano a Reggio Calabria?
  La massa di uomini donne bambini diventava sempre più pressante nervosa e sudata. Alcuni litigavano, alcuni facevano amicizia, alcuni progettavano sommosse. Alcuni facevano retromarcia.
- Se vi spostate io passo!
- E dove deve andare?
- Come dove? All’aeroporto!
- Certo, certo … Quando i soldi non mancano..
- Scusi ma come si permette? Io devo tornare a casa mia, non è mica un capriccio!
- Certo, certo ... se ci riesce, faccia pure!
- Scusate, potete farvi indietro? Vorrei andare via!
- Ma non lo vede che dietro di me c’è un altro?
- Si ho capito, però...
- E dietro un altro e poi un altro!
- Si ma che volete fare? Volete stare qui per sempre?
- La rivoluzione dobbiamo fare!
- Si, ho capito, ma io non c’entro mica!
- Ormai c’è dentro fino al collo!
   La monotona continuità dei clacson non colpiva più l’orecchio, ma lasciava in uno stato di confuso smarrimento. Uomini e donne adornati di catarifrangenti distribuivano acqua e cibo alla folla. La folla ogni tanto prendeva fiato per ripartire poi con le proteste e le lamentele. Le auto più distanti condotte dai meno combattivi invertivano la marcia.
- Ma che va in controsenso?
- Vediamo se mi devono dire qualche cosa!
- Ma dove va? Noi siamo venuti apposta! C’è tutto il movimento!
- Il movimento … E perché non vi muovevate prima! Ormai che volete fare?
- Qua non si passa più! Né si entra né si esce...
- Gli facciamo smontare tutto! Siamo tanti!
- Certo, certo. Fatemi sapere come finisce. Io ho cose da fare.
 Alcune macchine andavano altre arrivavano, tutte restavano bloccate. Pullman pieni di giovani colorati, donne dai capelli grigi, e uomini dalle barbe bianche sopraggiungevano portandosi dietro camioncini- discoteche, slogan e liceali. Auto piene di famiglie tristi e stanche rientravano a casa, o andavano a cercare un modo per rientrarvi. Qualche cartello cominciava a vagare addosso a signori con la mano tesa in cerca di denaro per l’aereo.
- Hanno bloccato i voli! C’è l’aeroporto intasato!
- Come?
- Sì...
- E le navi da Palermo?
- Prima uno ci deve arrivare, col traffico che c’è ... E poi deve trovare il posto...
- Incredibile!
- Dicono che ci sono persone che non dovevano partire ma ora vogliono scappare ...
- La claustrofobia hanno?
- Eh, non si sa mai... Metti che rimangono bloccati gli aeroporti...
- Metti che non fanno arrivare più gente da fuori...
- E perché?
- Che ne so, per non intasare tutto...
- Ma che siamo bloccati qua?
  Facce ansiose si univano alle urla combattive e coprivano qualche pianto sommesso. Gli isolani furono terrorizzati all’idea di restare isolati, anche quelli che non avevano mai lasciato l’isola. Dalle autoradio venivano fuori voci che trattavano il caso, chi diceva che finalmente si era iniziato, chi diceva che era uno scandalo.
- Ma qua chi è il responsabile? Vogliamo parlare con i responsabili!
- Chi è il vostro capo?
- Insomma lasciateci lavorare! Così finiamo prima...
- Finite prima? Voi non dovete manco iniziare!
- Ma se già...
- Io ammazzo qualcuno! Devo andare al matrimonio di mia figlia!
- Io mi devo operare!
- Io devo andare in ufficio domani!
- Volevo vedere Venezia …
  Alcuni iniziavano a piangere, alcuni ad arrabbiarsi sul serio. Gruppi sparsi parlavano della situazione gravissima e un palco cominciava a prendere forma.
- Compagni!
- Ma di chi?
- Compagni amici e fratelli, questo è un giorno triste per la nostra terra, ma la tragedia può contenere il seme della rinascita!
- Che dice?
- Dobbiamo unirci e ribellarci! Ci hanno ingabbiati come animali, ci faranno dimenticare dal resto della nazione!
- Hanno risolto la questione meridionale...
- Ribelliamoci! Il popolo unito non sarà mai sconfitto!
- El pueblo unido jamas serà vencido! El pueblo..    
- Si! Cantiamo tutti insieme! Formiamo una colonna! La nostra unione li fermerà!
- Si! A casa nostra comandiamo noi!
- Si!
- Beh, tecnicamente “casa nostra” è una definizione opinabile... La terra è di tutti, e la proprietà...
- Fuori da casa nostra! Ci dovete fare passare! Noi ‘stu coso non lo vogliamo!
  La colonna di uomini e donne urlanti serrò il cantiere. Gli operai continuavano a lavorare a un palmo di naso dai manifestanti, separati dalla rete metallica. Il rumore dei martelli pneumatici si mischiava agli slogan. Una notte e una mattina trascorsero così.
- Ma lo capite che ci avete chiusi? Abbiamo il diritto di spostarci!
- Dovremmo fare dei turni. La gente comincia a essere stanca.
- Si, faremo dei turni, dividiamoci. Il punto è non lasciare la zona. La rivoluzione costa fatica, impegno e necessita unione.
- Sì.
- Io abito a Catania, posso tranquillamente andarmi a fare una doccia e andare a casa...
- Sì, ma niente riposino. Va bene, breve, abbiamo bisogno di gente in forze.
- Va bene.
  Tre giorni dopo i picchietti continuavano. Continuavano anche i lavori e nessuno sembrava prestare loro attenzione. Nessuna televisione nazionale era lì, perché non potevano arrivare. Solo le reti locali si occupavano del fatto, così le notizie circolavano fra chi le conosceva già. La rete regionale era l’unico mezzo di comunicazione verso l’esterno. Tacciata di partigianeria veniva coperta dalle interpretazioni ufficiali.
- Ci sono compagni che vogliono venire da tutta Italia!
- E come vengono?
- …
- Loro si devono occupare dell’informazione dall’esterno...
- Devono fare capire al resto del paese che ci hanno chiusi dentro...
- Che è una nuova Berlino est...
- Lasciamo stare Berlino est che era un’altra cosa...
- Ok, ricapitolando, quelli di fuori ci aiuteranno a sensibilizzare...
- Quanti sono?
- Quindici.
- …
  I bambini, gli anziani e alcune donne tornarono a casa. I giovani, gli uomini e alcune donne continuavano a resistere. La temperatura raggiungeva i 36 gradi all’ombra.
- Bisogna passare alle maniere forti!
- Non esiste, la violenza non serve a nulla!
- E la rivoluzione francese?
- Che c’entra la rivoluzione francese?
- E la rivoluzione bolscevica?
- Ma io volevo solo partire...
- Io volevo solo emigrare..
- Adesso ci tocca fare la rivoluzione!
  Le parole rivoluzione, sommossa, violenza, pacifismo, resistenza passiva e attiva volavano per aria. La fazione dei pacifisti si contrapponeva a quella dei sostenitori della lotta armata. Gli operai continuavano a lavorare.

 

Maria Grazia Maltese 

 
 
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