| Chi può stare fuori stanotte con questa notte da lupi? Un lupo. Conosce la mia casa, sa che dormo qui. E l’alba è ancora lontana. “Lo so che non è giusto”, grido. Attacca lo stesso. Quello che viene dal buio
Non ho niente da dire, non parlo nessuna lingua. Sono una belva. Se fossi una persona, se fossi un essere umano, non abiterei qui. Un altro presente vuol dire un altro passato, e invece tutto ormai è successo. E il futuro non esiste.
Una donna nel buio
I pacchetti dello shopping nella mano sinistra, a destra la borsa a tracolla, gonna longuette, un po’ scomoda per scendere dal treno, e infatti la sollevi un po’ perché non si impigli nei gradini. Ora sei sul marciapiede, scuoti un po’ i capelli, aggiusti la borsa, uno sguardo ai pacchetti. Finalmente hai comprato quel maxipull che ti piace tanto, ma non ti convince, lo potrai portare a quasi cinquant’anni? Forse oggi non è più come prima, una donna a cinquant’anni può ancora sentirsi giovane e indossare qualcosa di particolare…, ma in fondo queste sono cose che si dicono, che si leggono nelle riviste, in realtà poi magari ti guarderebbero in un certo modo, come se tu volessi dimostrare chi sa cosa, o gareggiare con le ragazze, come se tu volessi proporti all’attenzione degli uomini, farti guardare, sedurre.
Ma io sono una donna, perché non dovrei avere piacere di farmi guardare, di sedurre? Io ho ancora un bel corpo (tristezza di questo “ancora”… “Sei bella ancora, bella come l’aurora…Hai sbagliato il raffronto,volevi dir bella come un tramonto”), perché non dovrei indossare questo maxipull con i leggins sotto, sì, i fuseaux, si chiamano leggins ora, c’è un po’ di freddo, una pioggia leggera, che ore sono? solo le 8 meno 10, è ancora presto. E’ ancora presto ma è buio, non vedi? E’ buio e la strada è deserta, come fai a non avere paura?A pochi isolati c’è la casa con le finestre illuminate, tuo marito ha acceso la tv e ha apparecchiato la tavola. Pochi isolati di distanza possono diventare lontani, molto lontani, lo vedi come scorre l’immagine, in campo lungo, la casa, lo vedi, si srotola, si allontana come negli incubi, la finestra è sempre più piccola, è inutile affrettare il passo, potresti correre ma sarebbe lo stesso. Io prendo spesso questo treno, conosco bene questa strada, faccio spesso questi pochi metri poco illuminati, non mi faccio bloccare da queste paure, io voglio essere libera. Riprendiamoci la notte, siamo nel 2007 e non è notte, sono quasi le otto, sono andata a fare un po’ di compere, la casa è vicina, la posso vedere da qui, c’è luce alla finestra del salotto. Diana Di Francesca |