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Malgrado le molte e laceranti ferite inferte negli anni da politici miopi e, talvolta, collusi, Palermo ha sempre un suo singolare fascino. Una città di splendori e miserie, di sfarzi e povertà, dalle architetture abbaglianti, eterogenee negli stili e stratificate nella storia, ricca e variegata, delle diverse civiltà che vi si sono affermate. Una città dai mille volti, che attrae gli studiosi dell’arte e i turisti a dispetto del degrado frutto di una cattiva amministrazione. Riappropriarsi del capoluogo dell’Isola è, perciò, oltre che un piacere, un dovere, per i palermitani innanzitutto. E come se non alimentando il gusto della conoscenza dei suoi luoghi, da quelli più noti a quelli più nascosti?
Un contributo rivelante lo offre Melinda Zacco con il suo “Palermo da riscoprire - Non solo in tv.”. L’agile volume, corredato di foto, è stato presentato ieri pomeriggio alla Sala Gialla di Palazzo dei Normanni, gremita per l’occasione. Assieme all’autrice, scrittrice e giornalista, conduttrice del programma di Tgs “Conoscere e Vivere”, sono intervenuti Adelfio Elio Cardinale, preside della facoltà di medicina e chirurgia di Palermo, Rita Cedrini, docente di antropologia, Vincenzo Oliveri, presidente della Corte d’Appello di Palermo, l’editore Ottavio Navarra. A fare gli onori di casa, in assenza del presidente dell’Ars, il suo capo di gabinetto Paolo Modica.
Un libro da non perdere quello della Zacco, di godibile e accattivante scrittura. Il volume, definito da Cardinale “un intreccio di storia, cronaca, magie”, ci conduce nel giro, intrigante e pieno di sorprese, per una Palermo dalle tante sfaccettature. Ci accompagnano, nell’ameno tour, diversi personaggi legati alla città, a cui la Zacco chiede di offrire le loro testimonianze. Si scopre così la Palermo non solo da cartolina, dei monumenti più importanti e celebri. Ma anche una città che conserva, nonostante gli scempi consumati nel tempo, palazzi nobiliari e tesori d’arte sconosciuti alla maggior parte dei palermitani. Così come si svelano stimolanti curiosità: la corrispondenza di Leopoldo Notarbartolo con Giovanni Pascoli, la passione di un docente di filosofia in pensione per le carrozze, le miniature di testi del seicento custodite dai frati cappuccini. E ci si accorge che, anche negli angoli meno noti, Palermo non finisce di stupire con le sue attrazioni. Sono pochi quelli che hanno visitato il Museo della radiografia o quello del giocattolo, eppure si trovano a Palermo. Come pure, nei suoi dintorni, ad Aspra, ci attende un sorprendente Museo delle acciughe.
La prefazione di Lino Buscemi –assente alla presentazione per un grave lutto- pone l’accento sul valore della memoria. Rinverdire la memoria di una città aiuta a preservarne l’identità e a farla amare. Questo uno dei pregi del libro: ricordare Palermo per custodirne i valori, non solo artistici e architettonici, e contrastarne, in tal modo, l’abbandono e l’incuria. Il volume, per questa ragione, dovrebbe essere letto, per primo, da chi amministra la città, aggredita in passato da una cementificazione selvaggia (quanti villini liberty devastati per costruire orribili casermoni) e tutt’oggi priva di seri progetti di recupero di un centro storico in preda al degrado.
Palermo città irredimibile, aggettivo spesso usato da Sciascia con tanta amarezza? O vi è un’ancora di salvezza per il capoluogo della Sicilia? Il messaggio di un libro come quello della Zacco invita alla speranza. La speranza della bellezza. La bellezza di Palermo. Non diceva Dostoievski che “la bellezza salverà il mondo”?
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di Antonino Cangemi 29 ottobre 2009 12:08
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