| La Repubblica - Nono' Salamone testimonia le nozze tra i suoni del sud |
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| Dicono di noi - Nono Salamone | |
Nonò Salomone testimonia le nozze fra i suoni del Sud L' eterogenea miscela sonora dello spettacolo che si terrà stasera alle 22 (ingresso libero) al Giardino Inglese per la Festa dell' Unità suggella l' incontro musicale del cantastorie siciliano Nonò Salomone con le percussioni africane dei Jambo Sana (un saluto, in lingua swahili) e la tradizione mediterranea del gruppo Trizziridonna. Prima del concerto, alle 18, si terrà la presentazione del libro "Storie di cantastorie" di Lina Vizzini, un saggio romanzato sulla figura del trovatore, in cui interverranno lo stesso Salomone, il cantastorie iracheno Yousif Latif Jaralla, la relatrice Cetty Punzo, l' autrice del libro e l' editore Ottavio Navarra. Dalle note del "Lamento per la morte di Turiddu Carnevale" affidate alla stessa autrice, a Lillo Zarbo e a Salomone, avrà inizio la curiosa performance: molti brani del repertorio delle Trizziridonna, del resto, affondano le radici nella tradizione, pura e rielaborata, dei cantastorie e saranno il vero trait d' union tra Salomone e i Jambo.Alla luce di una poetica oculata che, se pur discutibile, fonda le sue radici anche nella ricerca sul campo e nell' esperienza diretta delle culture altre (quasi tutti i musicisti dei Jambo e delle Trizzi, infatti, hanno studiato in Africa e vantano interessi e titoli di studio nel campo dell' antropologia e dell' etnomusicologia), i due gruppi non lasciano nulla al caso. Nonò Salomone, che negli anni Settanta cantava le lotte dei contadini del Sud agli operai del Nord, adesso si unisce ai due giovani gruppi all' insegna di un metissage che riserverà anche delle sorprese. «Noi delle Trizzi - spiega Barbara Crescimanno - ci occupiamo della tradizione mediterranea ed europea e lavoriamo da un po' di mesi coi Jambo Sana (coi quali abbiamo appena inciso un brano del loro prossimo disco) che già esplorano le interrelazioni tra i canti siculi e i ritmi africani cui noi abbiamo aggiunto i tamburelli siciliani e il coro». «Il nostro progetto - dice Veronica Racito, membro di entrambi i gruppi - è quello di ricercare le affinità per esempio tra la musica da danza siciliana o calabrese e i ritmi dei riti e delle celebrazioni africane. Nell' interazione con Nonò Salomone, che tutti ovviamente conosciamo ma col quale non abbiamo mai lavorato, la sua figura di cantore della memoria creerà un ponte con i griot, gli anziani africani depositari della tradizione». L' intento è dunque quello di recuperare le radici e trasmetterle alle generazioni successive all' insegna di una riappropriazione di identità attraverso un viatico nuovo, espressione dell' attuale visione del passato popolare. «Noi siamo tutte cittadine - continua Barbara - e non abbiamo mai vissuto a contatto con la vera tradizione contadina, ma siamo animate dalla voglia di ritrovare le radici spezzate dalla generazione precedente. Ci chiediamo spesso quanto snaturiamo così le musiche delle origini, ma cerchiamo di raccontare la tradizione con un significato tutto nostro, a partire da quei ritmi e quelle danze che hanno un' indubbia potenza indigena».
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