| I cortoracconti di Sonja: cronache di incubi |
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| Dicono di noi - Cortoracconti di Sonja | |
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I cortoracconti di Sonja: cronache di incubi di Federico Zumpani
L’esordio di Barbara Ottaviani con la sua opera prima “I cortoracconti di Sonja – Storie da non raccontare” è un’istantanea su più personaggi. Non si tratta di una storia. Si tratta di visioni passeggere, incisive e al tempo stesso incise. La violenza che si trae dal suo stile scarno e diretto non mira tanto a stravolgere, ma semplicemente a dar voce allo sguardo. Il tentativo di spiegare emozioni e malesseri di soggetti assolutamente comuni rende le loro più semplici reazioni una necessità di fuga dalla realtà. Le storie trattano i temi più vari, dalla violenza familiare alle descrizioni più meticolose del sesso, in tutta la sua crudezza ed essenza. Non si può certo apprezzare o meno in parte l’operato dell’autrice. Lo stile diretto ed essenziale mette dinanzi ad una decisione necessaria di accettarne la brevità, traendone le intense emozioni che non necessitano di argomentazioni prolisse, o rifiutarsi di apprezzare tale metodo. La difficoltà di sintetizzare un’emozione sta nella capacità di descriverne brevemente il significato. Non ci sono, poi, lieti fini. L’occhio attento ma distante dell’autrice rende la stessa restia a qualsiasi giudizio. L’obiettivo non è quello di arrivare ad una morale, ma quello di descrivere il malessere della gente comune, così presente ma, al tempo stesso, così lontano dall’attenzione collettiva. La violenza, ormai considerata tassello immancabile di ogni società, viene descritta nell’ottica di chi la considera normale. Non ci sono mai conclusioni rassicuranti. L’unica speranza è quella di continuare ad osservare, e magari di reagire. Raccontare qualcosa è sempre un processo lento e progressivo. Ogni storia ha una struttura. Alcune verità, però, trovano il loro sfogo nell’immediatezza. Frasi che si susseguono, e che si sperimentano tra loro, danno l’impressione di un cammino interiore dell’autore. Inoltre, non c’e’ alcun elemento autobiografico. Il personaggio di Sonja vuol essere un tramite, ovvero un mezzo per identificare un personaggio che si pone come osservatore, e mai come giudice. La continua descrizione di emozioni e malesseri porta ad una trattazione quasi di cronache. Da tutte le vicende giornaliere di violenza e sangue, l’autrice ne trae storie già in partenza tragiche, che si evolvono o che restano in una tragicità statica. La sperimentazione resta la strada più idonea per poter fotografare le anime dei personaggi, a volte vittime, a volte carnefici.
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