| Adnkronos - libri |
|
|
|
| Dicono di noi - La mamma dei Carabinieri | |||
|
ADNKRONOS LIBRI: IN UN VOLUME LA STORIA DELLA 'MAMMA DEI CARABINIERI' DI VIA D'AMELIO Palermo, 25 ago. (Adnkronos) - Il suo cognome quasi non lo ricorda nessuno, perché per tutti quelli che la conoscono lei è solo "zia Mimma". Novant'anni e una vita spesa ad accudire i carabinieri che facevano la guardia sotto la casa di Paolo Borsellino in via D'Amelio, a Palermo, prima che il tritolo di Cosa nostra se lo portasse via. A quei ragazzi in divisa, a cui sotto il sole e sotto la pioggia, di giorno e di notte era affidata la vita del giudice, Domenica Lupo ha fatto da mamma. Ha dispensato consigli, coccole e qualche rimprovero, ma soprattutto ha donato un affetto sincero. In loro, nelle uniformi nere e scintillanti, ha rivisto il suo primo amore, il brigadiere Giovanni Tagliarini, da cui tradizioni vecchie di 50 anni l'hanno separata. La sua storia è adesso un libro: "La mamma dei carabinieri". Centosessantotto pagine edite da Navarra Editore e scritte proprio da uno di quei carabinieri che Mimma ha accudito, Alessio Puleo. Ora Alessio è in congedo, fa l'attore professionista, lo scrittore e gestisce con i genitori una pasticceria a Cinisi, nel palermitano, ma di quelle giornate passate in via D'Amelio ha un ricordo indelebile. "Ho conosciuto zia Mimma nel 2001 durante un servizio di vigilanza davanti l'abitazione del giudice Borsellino - dice all'ADNKRONOS - e ho capito subito che era una donna speciale. La prima volta che la vidi aveva un cappello da carabiniere e un golfino con dei gradi. Mi salutò con l'attenti e poi mi fece il terzo grado: 'Sei nuovo? Non ti ho mai visto prima. Da quanto tempo sei carabiniere. Ti serve qualcosa?'. Prima di quel giorno - ricorda - all'interno del 12esimo Battaglione Sicilia ne avevo sentito parlare, tutti la chiamavano la 'mamma dei carabinieri' e io avevo pensato a uno scherz o. Quando me la sono trovata davanti mi è sembrata un po' strana, ma ho visto che anche gli ufficiali le portavano rispetto". Tutti agli ordini di mamma Mimma, come fosse un capitano. "Vuoi del thé?" diceva ad uno, "Per pranzo ti porto pane e panelle (tipico piatto palermitano, ndr)" diceva ad un altro. "Delle volte - racconta Alessio Puleo - ci rimproverava anche: 'Cos'è questa barba?' oppure 'Abbottona la giacca, dove pensi di essere'". Per tutti zia Mimma dispensava consigli e affetto. E tutti ubbidivano e ricambiavano. In compagnia di quella donna Alessio ha passato un anno, imparando a conoscerla ed amarla. Poi l'idea che la storia di mamma Mimma morisse con lei lo ha spinto a scrivere. Una sceneggiatura prima e un libro poi. "Ho proposto la storia a qualche casa di produzione cinematografica, ma visto che per realizzarla erano necessari oltre 4 milioni di euro nessuno ha voluto rischiare. Adesso che il libro va bene, le proposte per un film cominciano ad arrivare. Le valuterò e vedremo".
Lui in questa storia ci ha creduto sin dall'inizio. "Ho scoperto, ascoltando i suoi racconti - spiega -, una vicenda incredibile ed appassionante che cominciava in una lontana Palermo del 1934". Una storia d'amore, di un amore contrastato in una Sicilia che non esiste più, fatta di consuetudini e leggi d'onore. Mimma ha 17 anni quando incontra per la prima volta l'uomo che cambierà la sua vita, un carabiniere originario di Roma: Giovanni Tagliarini. Un gioco di sguardi, poi la presentazione ufficiale delle famiglie e le prime uscite, rigorosamente in presenza dei familiari. La loro storia va avanti per due anni, poi una domenica mattina il sogno d'amore si spezza. Un uomo Saverio Blandano la rapisce. Si è innamorato di lei da quando l'ha vista per la prima volta, da quando Mimma gli ha aperto la porta di casa del nonno con cui vive. In quell'esatto istante Blandano decide che quella donna deve essere sua e sa che c'è un solo modo per averla. Quando la trascinano a forza sulla carrozz a, tappandole la bocca per non farla gridare Mimma capisce tutto. Il suo Giovanni sporge denuncia, Blandano finisce in carcere: sei anni per violenza carnale e violazione di domicilio. Ma sono anni in cui l'affronto per la famiglia è tale da imporre una sola soluzione: il matrimonio con l'uomo che l'ha rapita. A nulla valgono le lacrime di Mimma, a nulla quel giurare ripetutamente che lei con quell o sconosciuto non aveva fatto niente, che non l'aveva toccata, che era rimasta tutta la notte sulla sedia. Alla fine davanti al giudice confessa quella finta verità che tutti si aspettavano da lei: "Dissi - racconta la signora Mimma - che non mi aveva rapita, che su quella carrozza c'ero salita di mia spontanea volontà. A Saverio ridussero la condanna da sei anni a sei mesi e quando uscì tutto era pronto per le nozze". Zia Mimma si ferma, poi riprende: "Nella mia vita ho sofferto tanto, ma a mio marito ho voluto bene, era il padre dei miei figli". Quando è morto per la signora Lupo è stato un dolore e da quel giorno ha deciso di dedicarsi ai carabinieri, a quei ragazzi che facevano la guardia nel palazzo di fronte casa sua. Del suo primo amore si ricorda ancora. "E' venuto anche a trovarmi, mi ha detto che non mi aveva mai scordata e mi ha proposto di sposarlo - dice sorridendo imbarazzata -, ma io gli ho risposto che ero già stata di un altro uomo e che non si poteva tornare indietro". Di lei Manfredi Borsellino, figlio del giudice Paolo, dice che "è una persona di una bontà disarmante, di quelle che non esistono più. Dopo la morte di mio padre - racconta - si mise a completa disposizione: veniva a casa e chiedeva a mia madre se poteva fare qualcosa, se voleva fare una passeggiata. Non ha mai voluto nulla in cambio e quel po' di pensione che aveva la usava per comprare da mangiare e cucinare ai ragazzi di guardia. Per me - aggiunge - è una di famiglia, siamo cresciuti con lei e quando ci vediamo non servono parole, bastano gli sguardi: è come se ci sentissimo ogni giorno". Sul comodino della casa di riposo per anziani in cui vive ormai da tre anni la signora Mimma ha tantissime foto. Sono tutte di carabinieri e in tutte c'è sempre la stessa dedica: "A mamma Mimma, con affetto". Quando si sente sola le guarda. "Mi tengono compagnia, sa da quando sono qui. Mi manca la mia casa, l'hanno buttata giù perché era un po' malridotta.". Ma i cimeli più belli sono custoditi n ell'armadio: la giacca con i gradi che i suoi "figli" le hanno regalato, un vecchio mantello e due cappelli da carabinieri. Il libro di Alessio Puleo? "E' tutto vero - giura - ed è bellissimo". Il sogno nel cassetto? "Comprare una casa" con i soldi del libro e di un eventuale film, ovviamente. Magari accanto a una caserma. (loc)
|






