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RIFUGIATI: VINCENZO FIGLIOLI PRESENTA CON NAVARRA EDITORE IL SUO LIBRO "VITE SOSPESE" CON LA PREFAZIONE DI DIEGO CUGIA PDF Stampa E-mail
Dicono di noi - Vite Sospese
www.marsalace.it Scritto da red
Giovedì 03 Settembre 2009 07:56

 

Il tema dell’immigrazione e dei diritti dei rifugiati è entrato di prepotenza nell’agenda della politica italiana di queste settimane. È proprio di questi giorni il richiamo dell’Unione Europea riguardo alla politica di respingimenti arbitrari portata avanti dal governo italiano nei confronti di emigrati somali che volevano chiedere asilo politico nel nostro Paese. I giornali snocciolano cifre, la politica parla di “contenere il fenomeno”, il Ministro dell’Interno Maroni ha dichiarato che "Il sistema di respingimento funziona e noi continueremo con questa procedura per garantire non solo l'Italia ma anche l'Unione Europea". Tutti dimenticano che dietro i numeri ci sono persone con storie, speranze, sogni. Vincenzo Figlioli venerdì 4 settembre, alle ore 21.30, presso il Convento del Carmine di Marsala presenta “Vite sospese – dieci storie di resistenza contemporanea”, un libro in cui...... ha raccolto le storie e i sogni di dieci rifugiati che sono ospiti del nostro territorio, presso il Centro di accoglienza di Perino.

Quando e in quale occasione ha conosciuto la realtà del Centro rifugiati di Perino e com’è nata l'idea di raccogliere le storie dei rifugiati del Centro?

Sono andato per la prima volta a Perino tre anni fa, per scrivere un articolo per la Giornata mondiale del rifugiato. In quell’occasione, ho avuto modo di parlare con alcuni richiedenti asilo che si trovavano al Centro. C’era un gruppo di colombiani che mi raccontarono la loro storia, spiegandomi perché erano stati costretti a lasciare il loro paese. Mi resi subito conto che quella struttura era un piccolo tesoro nascosto nella periferia della nostra città. Dove c’era la possibilità di informarsi su quello che accadeva in certe zone del mondo di cui solitamente si parla poco sui media. Grazie al presidente dell’associazione “Amici del Terzo Mondo” Enzo Zerilli, e alla responsabile del Centro Maria De Vita, ho poi avuto la possibilità di partecipare ad altre iniziative che coinvolgevano i richiedenti di Perino. E poco più di un anno fa, è nata l’idea del libro. Quelle storie piene di coraggio e dignità meritavano di essere raccontate, specie in un momento storico in cui i media e il mondo politico insistono con una rappresentazione parziale, se non falsata, del fenomeno migratorio.

Il libro si intitola "Vite sospese". Perchè?

Sono vite sospese perché parliamo di ragazzi, a volte poco più che maggiorenni, che a causa di una burocrazia farraginosa si ritrovano ad aspettare mesi e talvolta anni per sapere se verrà loro concesso l’asilo politico. Un’attesa che spesso è snervante e che nella mente di chi ha deciso di sfuggire a persecuzioni di ogni genere finisce per rappresentare un ulteriore ostacolo al raggiungimento di una condizione di vita serena. Senza l’asilo non hanno la possibilità di programmare il proprio futuro. Mentre il loro presente è fatto di giornate interminabili in cui spesso diventa difficile anche condividere gli stessi spazi con persone provenienti da culture, tradizioni ed esperienze molto diverse.

Che trattamento riserva il nostro Paese a chi richiede asilo politico?

Il nostro paese non ha una legge organica sull’asilo politico. Anche in questo caso, rappresentiamo un’anomalia rispetto al resto dell’Europa. Negli ultimi anni, piuttosto che programmare una strategia ragionata sull’accoglienza abbiamo scelto la via dei respingimenti forzati, applicata indistintamente a chi lascia il proprio paese per scelta come a chi lo fa per sfuggire a persecuzioni di ogni genere. Il riferimento è la legge Bossi – Fini, che è valsa all’Italia i richiami di Amnesty International e della Commissione europea, che hanno invitato il nostro paese a cancellare quelle parti della norma in cui emergono serie questioni di compatibilità con il rispetto dei diritti umani. Non molti sanno che solo il 15% degli immigrati che arrivano in Italia sono quelli che sbarcano a Lampedusa o sulle coste siciliane. E tra questi, il 75% sono richiedenti asilo. La politica dei respingimenti è quindi una strategia che penalizza proprio questi ultimi. E riportarli nei propri paesi d’origine spesso significa condannarli a morte. Purtroppo però l’Italia oggi ha scelto come interlocutore privilegiato Gheddafi e Berlusconi definisce “un amico” il presidente tunisino Ben Alì, dimenticando le ripetute violazioni dei diritti umani che si compiono in quei paesi. E questo la dice lunga sul grado di attenzione verso questi temi.

Che percezione hanno i Marsalesi del centro di Perino?

I marsalesi stanno imparando a conoscere la realtà del Centro di Perino. Fino all’anno scorso, secondo un’indagine della locale delegazione del Ce.S.Vo.P., questa struttura era conosciuta solo dal 26% della popolazione. Credo che questo dato sia adesso in aumento, anche perché ci sono state delle iniziative portate avanti da alcune associazioni e dall’assessorato all’immigrazione del Comune di Marsala che hanno favorito i contatti tra la comunità locale e i richiedenti asilo. Sono stato presente ad alcuni incontri con gli studenti in cui gli ospiti del Centro di Perino hanno potuto raccontare le loro storie e ho visto con i miei occhi l’interesse con cui i ragazzi marsalesi li ascoltavano. A testimonianza del fatto che la conoscenza è il miglior antidoto contro il pregiudizio. E’ importante però che si lavori anche sul fronte dell’integrazione, cercando di sensibilizzare le realtà produttive e gli attori sociali del territorio ad avere un atteggiamento più aperto e propositivo nei confronti di chi arriva da altri paesi del Sud del mondo.

 
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