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Asia Anderson e i fantasmi del tempo - www.kom-pa.net PDF Stampa E-mail
Dicono di noi - Asia Anderson e i fantasmi del tempo

Scritto da Salvatore Cavaleri   
Tuesday 16 June 2009

http://www.kom-pa.net/

 

Un fantasma si aggira per Londra...

E Mark Smith, psichiatra del consultorio pubblico di Oxford, ascolta il racconto di un suo avvistamento da parte di Arun Majumdar, indiano, docente di fisica delle particelle, che ha visto una strana sagoma attraversare le pareti del proprio salotto.

Una volta verificato che il soggetto in questione non è affetto da alcuna patologia psichiatrica o disturbo psicologico, resta da chiedersi cosa sia davvero avvenuto in quella stanza.

Questo è ciò che avviene nelle primissime pagine di Asia Andarson e i fantasmi del tempo, romanzo proposto da Navarra editore e scritto da Marco Bonafede, con uno stile freschissimo ed una trama colma di colpi di scena.

Proverò a parlare di questo libro senza anticipare le sorprese che affiorano ad un ritmo vertiginoso – basta dire che ogni tre pagine la trama prende nuove, sorprendenti, direzioni - e mi concentrerò su alcune considerazioni nate a libro chiuso, quando durante la giornata mi ritrovavo a pensarci con la voglia ti ritornare a casa e continuare la lettura.


Un siciliano a Londra

In una recente intervista fatta a Claudio Collovà, l’autore teatrale siciliano ci ha raccontato che una volta, a fine di una sua rappresentazione de La terra desolata, un critico gli chiese come mai un autore siciliano si occupasse di Eliot.

Come se in Sicilia si dovesse portare in scena solamente Pirandello o il teatro in dialetto!

Allo stesso modo, Marco Bonafede, smentisce tutti i luoghi comuni per cui uno scrittore siciliano dovrebbe occuparsi soltanto “delle aride distese di terreno in cui il giallo delle spighe di grano si va a confondere con il sole afoso ad abbagliante” ed ambientare tutte le proprie storie in “questa terra così bella e tormentata”.

Bonafede scrive un libro di respiro internazionale, che potrebbe essere stato scritto in qualsiasi altra parte del mondo, e che quindi potrebbe anche essere letto in qualsiasi parte del mondo.

I riferimenti del libro affondano nella cultura pop globale. Si respira un po' del non sense di Guida galattica per autostoppisti, ma con un retrogusto Urania, un po' dell’attitudine irriverente di Ghostbusters, corretta con atmosfere della fantascienza radicale alla Philip Dick.




Creare mondi

Il creare mondi rappresenta, per buona parte, l’essenza stessa della narrazione. Certo, nella fantascienza o nella letteratura fantasy, questo lavoro è portato all’estremo, ma in modo più o meno complesso, ogni romanzo fornisce delle coordinate che il lettore impara a condividere per orientarsi nella trama.

Basti pensare al Signore degli anelli o a Lost per comprendere quale complessità può raggiungere un universo narrativo, anche in prodotti della cultura pop.


Allo stesso modo tutti gli avvenimenti trattati da Bonafade, per quanto ci si presentino come inverosimili, all'interno del romanzo assumono una loro assoluta coerenza interna. Bonafaede, cioè, non racconta semplicemente una storia, ma costruisce un mondo con delle coordinate proprie, ed i protagonisti arrivano a compiere delle scoperte che anche al lettore, che avventurandosi nel romanzo condividerà quel mondo, appariranno plausibili.

Avete presente quando in Matrix si spiegano i Deja Vù come degli errori di sistema? Allo stesso modo in Asia Anderson viene data una spiegazione all'esistenza dei fantasmi, dei vampiri, degli U.F.O., alle profezie di Nostradamus.

A un certo punto Mark si troverà a riflettere: “Non credevo in nulla e avevo finito per credere in tutto. Asia Anderson ci aveva fornito una teoria unificata del sovrannaturale: fantasmi, dei, dischi volanti, diavoli ed alieni, spiegati in un colpo solo. Non dubitavo che ci avrebbe fornito una spiegazione anche per la fate, gli gnomi e i folletti”.


La ragione è solo una delle opzioni possibili

Tutti i protagonisti del libro sono, per quanto anomali, degli uomini di scienza. Nei loro confronti, però, viene sempre mantenuto un atteggiamento irriverente.

L'epistemologia ha ormai reso palese che la logica della scoperta scientifica è caratterizzata nel profondo dalla autoreferenzialità delle comunità di ricerca e dalla chiusura del linguaggio tecnico: quando gli scienziati parlano tra loro, i discorsi seguono sempre dei nessi logici e le varie teorie  competono sul piano della razionalità. Quando il discorso invece esce dal circolo chiuso della comunità scientifica per andare a confrontarsi col mondo reale, tutta quella “razionalità” sembra svanire come una bolla d'aria e si dissolve nel nulla.

Questo sembra avvenire costantemente in Asia Anderson e i fantasmi del tempo: la ragione prova  ad inseguire la realtà, ma quando sta per raggiungerla una delle due si trova a soccombere.

Più volte durante la lettura mi sono trovato a pensare a Voyager - Ai confini della conoscenza, il programma di delirio incontrollato su i misteri del mondo (e non solo) che va in onda su Rai2. In fondo alcune storie trattate nel programma - quella di John Titor su tutte - hanno molte assonanze con il libro di Bonafede. Ma il segno è opposto. Se l'intento di Voyager è trovare la “verità nella leggenda”, in Asia Anderson si cerca la “leggenda nella verità”.

Se in un caso si usano toni e atteggiamenti scientisti per occuparsi del paranormale, qui si scherza col paranormale per irridere la comunità scientifica.

Su una cosa c'è da scommetterci: se Roberto Giacobbo leggerà mai questo libro, lo prenderà per un testo di divulgazione scientifica e ci dedicherà uno speciale nella quindicesima serie di Voyager.




Post-futuro

E’ da circa venti anni che la letteratura di fantascienza è entrata in crisi. Dopo l’esplosione del Cyberpunk degli anni ’80, le trasformazioni tecnologiche e sociali hanno raggiunto una velocità tale che il presente si è trovato a superare il futuro. La realtà ha superato la fantascienza.

I trent’anni di progresso e crescita smodata che hanno segnato la fine del novecento avevano costretto i narratori ad immaginare dove tutto ciò sarebbe andato a parare. Sono state prodotte una serie infinita di previsioni utopiche o distopiche su come sarebbe stata la società del futuro. Nei suoi risultati migliori la fantascienza radicale riuscì anche ad abbattere gli steccati della cultura di genere: William Gibson, Philiph K. Dick e James Ballard sono ormai, più o meno universalmente, riconosciuti nell’alveo dei migliori scrittori del novecento.


Che fine fa allora la fantascienza al tempo della crisi? Come possiamo immaginare un futuro, quando il presene ci crolla addosso?

Non è un caso che il collettivo Loop, ad un secolo esatto dalla pubblicazione del Manifesto futurista di Marinetti, abbia scritto in questi giorni il Manifesto del postfuturo.

Un po' di mesi fa su questo sito, Enzo Macaluso, parlando di Ballard , parlava dell'importanza della fantascienza non come “prefigurazione di un futuro possibile, ma come cronaca lucida e spietata della nostra condizione”.

Bonafade sicuramente intende la fantascienza in questo senso: a partire dai paradossi già presenti, prova ad immaginare dove possano andare a parare le contraddizioni che assillano la nostra contemporaneità.

Più volte Asia Anderson (che è meglio che non vi sveli chi sia) avverte: “Dovete immaginare la realtà come un elastico teso tra il passato ed il futuro. L'elastico può vibrare, ma poi inevitabilmente, ritorna alla posizione di partenza”.

E questo è il gioco che caratterizza il romanzo, si fanno voli pindarici e straordinarie acrobazie immaginifiche, ma alla fine si atterra e si torna sempre al punto di partenza.

Perché il tentativo più arduo nell’immaginarsi un futuro, consiste nel provare ad immaginare cosa nel futuro penseranno della nostra epoca. E si sa che la storia non lesina i giudizi. Figuriamoci la Biostoria!

 
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