LA CITTA' NASCOSTA. I segreti di Palermo tra luoghi e memoria - Repubblica ed. Palermo
Dicono di noi - Sconosciuti&dimenticati

Un libro di Lino Buscemi fa rivivere storie, angoli e monumenti scomparsi
••• di GABRIELLO MONTEMAGNO

Repubblica ed. Palermo domenica 12 Aprile 2009

«CORTIGIANA ormai terribilmente decaduta» scriveva di Palermo a metà degli anni Settanta Pierre Thomas,di quella Palermo che era stata «donzella dal petto ricolmo» secondo il poeta arabo 'Ibn Hawqal che parlava delle sue «ville di dèlizie». Ed è una cortigiana che va perdendo a una a una le perle della sua sontuosa collana. Quantevolte i palermitani più sensibili hanno lamentato e denunciato queste gravi perdite: a cominciare da Luigi Natoli a finire al compianto Rosario La Duca. Oggi il nostalgico, ma giusto e legittimo, lamento lo rinnova Lino Buscemi con un volume appena uscito per i tipi di Navarra Editore, intitolato "Sconosciuti e dimenticati - Monumenti, luoghi e personaggi di Palermo" (146 pagine, 14 euro). Ma lo fa con una arguta ironia che rende leggera la lettura di questi suoi 78 articoli. Perché, infatti,di una raccolta di articoli si tratta, pubblicati fra il 1998 e il 2001 sul quotidiano "La Sicilia", nella rubrica settimanale "Palermo sconosciuta". E dell'approccio ironico di Buscemi parla anche Salvatore Butera nella prefazione,scrivendo che «ironico lo è e lo è con gusto e compiacimento». L'autore ci descrive una quantità di luoghi monumentali o storici della città di Palermo molti dei quali sconosciuti alla maggior parte dei cittadini, o colpevolmente dimenticati, o mal restaurati o in stato di abbandono. Così parlando della chiesa dei Quaranta Martiri alla Guilla, a due passi da piazza Beati paoli, dov'è custodita la statua di Maria Santissima dei Sette dolori, Buscemi si augura che non venga inflitto alla Vergine l'ottavo dolore, visto lo stato di abbandono della chiesa. Certo, quaranta martiri tutti in una volta destano una certa sensazione, ma diecimila?

Sì, nella via Maestri d'acqua, di fronte alla chiesa di Sant'Agostino, c'è la chiesetta barocca dei Santi Diecimila martiri, costruita nei primi del Seicento, in ricordo di una legione romana composta da un tal numero di soldati che si erano convertiti in blocco alla religione cristiana e in blocco giustiziati per "tradimento". Oggi la chiesetta è abbandonata e non vi si può più accedere, ma per lungo tempo è stata adibita a sezione della Democrazia cristiana e comitato elettorale di alcuni candidati: «martiri elettorali» secondo Buscemi.
Restando in ambito religioso,bisogna dire che il culto mariano da noi è veramente nutrito. Quante sono le chiese dedicate alla Madonna? Il conto non è facile. Se ne possono elencare alcune,le più note:Addolorata, Assunta, Ausiliatrice, degli Angeli, del Buon Consiglio, del Cramelo, dell'Addaura, della Catena, Consolatrice, delle Grazie, Immacolata, della Lettera, Mater misericordiae, Mediatrice, di Monserrato, della Pace, del Perpetuo Soccorso, di Pompei, della Divina Provvidenza, Regina Pacis,del Rosario, Salus Infirmorurn,Nostra Signora della Consolazione, eccetera. Ma Buscemi ne descrive una piuttosto originale: la chiesetta della Madonna della Mazza. È molto antica e si trova nella centrale via Maqueda, ed è pure ricca di opere d'arte, con tele dello Zoppo di Ganci e di Filippo Paladini. Naturalmente è chiusa da alcuni anni. Si può osservare
soltanto il portale, sul cui timpano'c'è una nicchia che racchiude la statua appunto della Madonna della Mazza. «La Vergine- scrive l'autore- brandisce, con una certa veemenza, una piccola mazza. Non è dato sapere perché esista in quel sito una madonna munita di una mazza, quasi a voler minacciare o colpire qualcuno. Mistero della fede». Leipotesi di Buscemi sono due: o che si ribelli contro il traffico e l'aria avvelenata di via Maqueda, oppure contro tutto quello che vede e sente nel vicino palazzo Grassellini, sede dell' assessorato comunale alla Casa. Ma, come vuole l'educazione che ci hanno inculcata, non scherziamo con i santi. Riferendoci, invece, ai fanti, leggiamo di una lapide risalente al 1760 molto pertinente anche ai nostri giorni, che si trova sulla facciata laterale della chiesa di San Francesco Saverio, all'Albergheria. Vi è riportata un' ordinanza della allora Illustrissima Deputazione delle Strade, con la quale si faceva divieto di gettare vicino alla chiesa «qualsiasi sorta di immondizia». Per i contravventori le pene stabilite erano molto severe: una multa di cinque onze, delle quali un terzo era promesso ai delatori che denunciavano lo sporcaccione. E questa è una bella idea, che anche oggi potrebbe avere successo (salvo lupara). Ma incredibilmente era stabilito anche che se chi sporcava il luogo era una persona "inabile", la pena era di un anno di carcere. Numerose sono le notizie curiose che ci riserva la città e quindi il libro di Buscemi, come il loculo a cinque piazze nella chiesa della Gancia; i due orologi di corso Pisani, uno che indicava l'ora
ai sani, l'altro ai pazzi; il santo pilusu invocato dalle donne nubili; la storia criminale di via Scippateste; la "galleria dei pecoroni" a Palazzo dei Normanni, sede dell'Assemblea Regionale; il palazzo "cornuto"; l'impronta della "pedata" di Sant'Agata sulla pietra; la storia della Sette Fate, o meglio sette streghe che uccidevano bambini a Ballarò. Leggendo questo libro ci si ricorda di quanti siti importanti della tradizione palermitana siano stati cancellati dall'incuria. Ma è pur sempre una piccola parte rispetto alla sistematica distruzione che si è fatta nell'ultimo secolo di straordinari siti storici, monumentali ed ambientali della città. Basterebbe citare solo il Foro Italico, le ville liberty di via Libertà e via Notarbartolo, e tutta la zona dei giardini e delle ville settecentesche della Piana dei Colli.

 
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