| LE "VITE SOSPESE" A UN PASSO DALLE NOSTRE CASE - LA SICILIA ED. TRAPANI 05.09.09 |
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| Dicono di noi - Vite Sospese | |
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MARSALA. Si chiama «Vite sospese» - Dieci storie di resistenza contemporanea - il primo libro del giornalista Vincenzo Figlioli, pubblicato da Navarra Editore, presentato ieri sera al Convento del Carmine. Un libro intenso, che racconta di luoghi che sembrano fatti apposta per fare da collettori di storie, luoghi che, a venti minuti da casa, hanno il potere di offrire una riproduzione in scala ridotta del mondo: uno di questi è il Centro d’accoglienza di Perino, nel versante nord della città, una struttura che dal 2004 a oggi ha accolto circa duecento rifugiati provenienti da ogni parte del mondo; rifugiati che portano con sé un bagaglio di storie incredibili, pesanti come macigni. Impreziosito da una prefazione di Diego Cugia, il testo è stato presentato in città grazie alla conversazione tra lo stesso autore, Maria De Vita, responsabile del Centro di accoglienza di Perino, l’editore Ottavio Navarra, Renato Polizzi ed Enzo Zerilli, presidente dell’associazione «Amici del Terzo Mondo». I protagonisti delle dieci storie sono tutti fuggiti dai loro paesi, perseguitati e vittime d’ingiustizie politiche, di dittatori militari, di ras di quartiere, d’infamie di ogni genere, approdati in Italia dopo aver trascorso la loro vita a scappare. «Le Vite sospese - scrive Cugia nella sua prefazione - meriterebbero quasi tutte uno sceneggiatore e un regista, perché i protagonisti con i loro destini storti, in eterna attesa di rifarsi una vita, avranno comunque qualcosa di nobile da raccontare ai loro nipoti». L’autore ha scelto proprio questo titolo, «Vite sospese», per raccontare il dramma di chi, a causa di una burocrazia farraginosa, si ritrova ad aspettare mesi e talvolta anni per sapere se verrà loro concesso l’asilo politico. Un’attesa che spesso è snervante e che nella mente di chi ha deciso di sfuggire a persecuzioni di ogni genere finisce per rappresentare un ulteriore ostacolo al raggiungimento di una condizione di vita serena. Senza l’asilo, infatti, non hanno la possibilità di programmare il proprio futuro, mentre il loro presente è fatto di giornate interminabili in cui diventa difficile anche condividere gli stessi spazi con persone provenienti da culture, tradizioni ed esperienze molto diverse.
Jana Cardinale La Sicilia - Ed. Trapani 05.09.09
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