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BEATRICE MONROY: VI RACCONTO "ELEGIA DELLE DONNE MORTE" - HOUNLIBROINTESTA PDF Stampa E-mail
Dicono di noi - Elegia delle donne morte

Incontriamo una donna e un libro speciali: Beatrice Monroy e Elegia delle donne morte (Navarra Editore). Ascoltate con attenzione la storia di Beatrice, perché è una storia piena di storie. Poi, potete leggere anche il primo capitolo.

 

Vi racconto “Elegia delle donne morte”

 

Mia nonna era bergamasca ma viveva in Sicilia. I miei genitori mi lasciavano per lunghi periodi con lei e lei mi metteva a dormire in un lettuccio vicino al suo. La sera spegneva la luce, al buio mi prendeva la mano e cominciava un racconto con quel suo accento del nord per me così bizzarro e unico. Così le storie sono entrate nella mia vita. Mi piace ascoltarle, ne sono ghiotta e mi piace raccontarle, mi piace perciò più che scrittrice definirmi una narratrice.

Vivo a Palermo, sono autrice di testi teatrali e radiofonici, ho pubblicato raccolte di racconti e piccoli poemi per il teatro e un manuale di scrittura drammaturgica. Animo laboratori di scrittura e narrazione.

Vado in giro a raccontare le storie e spesso le donne che ascoltano mi regalano un loro racconto. Non so perché sempre le donne, forse perché io sono donna e so aprire alcune porte che altrimenti rimangono chiuse. Le donne quando narrano partono da fatti banali e poi improvvisamente ti confidano fatti straordinari, spesso strani o dolorosi e, quando sono dolorosi, sono carichi di un silenzio particolare.

È il silenzio delle donne, l’affogare nel silenzio, è il mantenere uno status quo anche doloroso e ingiusto invece di provare ad andare avanti da sole. Per le donne è difficile la solitudine perché nessuno ci ha cresciute per la solitudine e perché questa è mal accolta nel mondo.

 

In Elegia delle donne morte, ho ascoltato molte storie, poi ne ho scelte alcune, quelle che mi sembravano legate da un filo comune e le ho messe in una cornice: una confessione in una chiesa palermitana un po’ dopo l’alba.

Un gruppo di donne s’incontra per caso davanti a una chiesa in un’alba invernale, hanno tutte qualcosa da dire, non è esattamente una confessione piuttosto è l’urgenza di narrare. Hanno scelto un prete, un parrino, cioè un prete di poco conto, per cominciare a dire. È un romanzo sul dire e sull’ascoltare. Infatti, chi ascolta? Dovrebbe essere il prete, eppure pare che siano le donne stesse, accucciate in un unico gruppo su una panca della chiesa, tenute a bada dalla perpetua, presa anch’essa dall’urgenza del narrare. E le donne, anche se non sentono le confessioni, ascoltano e sanno che chi si alza finalmente parla.

Parlare per ritrovare, non solo se stesse ma per ritrovare altri esseri umani, simili, con esperienze simili, per continuare insieme un percorso nella fosca città attraversata dallo scirocco che scatena a sua volta un incendio che, a sua volta, distrugge la memoria della città.

Il libro è uscito a marzo scorso e d’allora continuo a ricevere lettere di donne che si riconoscono, che mi ringraziano perché ho scritto dei loro silenzi. Spero che questo piccolo libro sia utile, che possa avere un senso nello sconfinato mondo del silenzio femminile.

Beatrice Monroy

 

Qui potete leggere il primo capitolo.

 

HO UN LIBRO IN TESTA di Chicca Gagliardo

20 febbraio , 2012 Categorie: vi racconto il mio libro

http://hounlibrointesta.style.it

 
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