Liberazione - Una mattina mi sono svegliato e sono divenuto Toto' Cuffaro
Dicono di noi - Totomorfosi

 LIBERAZIONE DEDICA UNO SPECIALE ARTICOLO A TOTOMORFOSI

«Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto»

E' il celebre incipit di uno dei capolavori di Kafka, "Le metamorfosi" del 1916.
E' passato quasi un secolo, Renato Polizzi scrittore nato nel 1977, dalla prosa graffiante e avvolgente, utilizza in maniera solo apparentemente parodistica il racconto del grande praghese, per proporre Totomorfosi . Il protagonista - indicato come Antonio G. - tornato da Bologna con in tasca una laurea in giurisprudenza e la voglia intrisa di fatalismo, di costruirsi un futuro nella natia Sicilia, ha un sonno agitato, funestato da un sogno ripetitivo ai limiti dell'ossessione. Al risveglio, in una mattina qualunque, pronto a recarsi al lavoro - praticantato in uno degli studi legali più affermati e potenti della provincia - si ritrova trasformato tale e quale a Salvatore (Totò) Cuffaro, ex presidente dell'Assemblea regionale siciliana, quasi certamente pronto ad approdare al Senato nonostante una condanna a cinque anni per i favori prestati a personalità di comprovata appartenenza mafiosa.
Allo shock iniziale per la mutazione improvvisa, ai tentativi goffi di celare l'accaduto, lentamente subentra la capacità di adeguarsi al nuovo involucro. Anche la voce, la lingua e poi il modo di pensare si lasciano permeare da una personalità nuova, ingombrante ma sicura, patetica e potente. «Segni particolari: Guance paffute, bocca piccola e carnosa, occhi piccoli, l'espressione insignificante di tutti i siciliani di potere», appare sulla carta d'identità di Antonio, alias «Totò vasa vasa». E di contorno tutti i personaggi piccoli e grandi, medici e avvocati, notabili e familiari, che accettano prima con rassegnazione, poi con avido interesse la mutazione di Antonio. Gli amici di un tempo, quelli seppur vagamente legati ad una idea di Sicilia diversa, finiscono col doversi far da parte mentre la metamorfosi si compie inesorabilmente. Il protagonista cambia nell'abito e nell'animo, scopre il gusto del potere, la capacità di esercitare timore e seduzione, l'abbagliante condizione dell'uomo vincente.
 

 

 

La metafora finisce con il raccontare, in un misto di irriverenza e amore, le atmosfere torbide eppure normali, acquisite, che danno luogo ai peggiori stereotipi dell'isola. Non è più un incubo ma una sorta di rito di passaggio attraverso cui un giovane, con nobili ma frustrati ideali, apparentemente condannato a mansioni umili non compatibili con le aspettative paterne, si ritrova ad incarnare il potere, o almeno un suo sosia, a seguirne le orme, ad essere cooptato e fagocitato dal sistema. Antonio, come tanti, si adegua, e traduce il cambiamento con poche efficacissime frasi, quasi epigrafi. Quando si accorge che al rimorso fa seguito una sorta di soddisfazione recondita, di fronte ad uno specchio che mostra un corpo meno agile e giovanile di quello in cui è cresciuto, trova l'affermazione giusta per smorzare ogni dubbio: «In fin dei conti piaccio a tutti. Perché non dovrei piacere a me stesso?».
Non finirà come Gregorio Samsa in un secchio della spazzatura, non verrà rimosso e dimenticato in quanto scomodo e inaccettabile, anzi, diventerà per molti il trampolino per carriere politiche e professionali. Per Antonio, a differenza del personaggio kafkiano si apre una nuova e fulgida vita, interrotta soltanto, da qualche labile, noioso, ma tutto sommato sopportabile incubo.

Totomorfosi
Renato Polizzi
Navarra edizioni
pp. 88, euro 10
 
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