Un governo ombra anche per la Sicilia - Repubblica ed. Palermo
Dicono di noi - Totomorfosi

Mario Centorrino cita il libro di Renato Polizzi in un suo articolo dedicato al futuro politico della Regione Sicilia

Un governo ombra anche per la sicilia

 

Una strategia mirata, attraverso un' opposizione costruttiva al governo Lombardo, a mantenere e accrescere consenso. L' impegno dei partiti del centrosinistra sembra, al momento, unicamente rivolto dunque alle prossime elezioni amministrative. Non c' è dubbio che questa scadenza sia di rilevante significato: importanti città siciliane, eleggendo un sindaco della coalizione sconfitta alle regionali, possono riequilibrare in un certo senso un risultato negativo sin troppo penalizzante. Ma proprio per questo sarebbe necessario sfuggire a quattro trappole micidiali: la criminalizzazione di Lombardo; il procedere attraverso puri e semplici comitati elettorali delocalizzati nel territorio o pseudo-correnti mascherate da associazioni; la genericità delle proposte; il distacco e l' estraneità tra le politiche di opposizione a livello nazionale e regionale. C' è un tema, uno dei tanti s' intende, sul quale, ad esempio, il centrosinistra regionale dovrebbe trovare un "ponte" con i vertici romani: il federalismo fiscale. Secondo uno studio, effettuato dalla Ragioneria dello Stato, che risale a qualche mese addietro e del quale nessuno ha parlato in campagna elettorale, se la Regione siciliana dovesse esercitare tutte le competenze previste dallo Statuto speciale ma non ancora trasferite alla Regione, avrebbe un maggior fabbisogno economico di quasi dodici miliardi di euro l' anno. Mentre le entrate, ammesso che alla Sicilia, oltre a quelli già emessi, venissero versati interamente i principali tributi in atto pagati dai contribuenti (Iva e Irpef) che hanno stabilimenti in Sicilia con sede legale altrove, ammonterebbero a sette miliardi. Un disavanzo annuo (cinque miliardi di euro) che non si può coprire con dichiarazioni di buona volontà ma con proposte specifiche. Per le quali occorrono studi, competenze, confronti. Ben altra cosa rispetto ai rituali convegni sul Por dei quali parla, con ironia tagliente, un provocatorio saggio di Renato Polizzi ("Totomorfosi", Navarra editore, 2008) apparso in questi giorni nelle librerie. Per evitare queste quattro trappole o, come si dice nel linguaggio della programmazione, provando a trasformare rischi in opportunità, potrebbe essere utile la formazione di un "governo ombra" regionale che valorizzi professionalità politica, saperi, personalità emergenti, rappresentanze efficaci di ceti. In grado di dialogare, esaltandone il ruolo, con il gruppo parlamentare democratico dell' Ars, di costituire un riferimento per la concertazione di progetti legislativi con il Parlamento nazionale, di raccogliere le energie di tanti gruppi, task-force, scuole di formazione e associazioni di volontariato altrimenti disperse, di dialogare con il "governo ombra" di Veltroni. Un "governo ombra", quello siciliano, formato senza il manuale Cancelli, capace, ma non obbligato, di rappresentare tutte le varie aree geografiche, in grado di dare vita a una comunicazione incisiva, pronto ad ascoltare ma anche a suggerire. Così da superare una sorta di quinta trappola. La mancata "socializzazione" delle posizioni del Partito democratico e della Sinistra arcobaleno su aree tematiche di estrema importanza: la sanità, l' energia, lo smaltimento dei rifiuti. Nel disegno di un possibile programma del Pd ci si è accorti della carenza di documenti ufficiali sui punti ricordati, discussi, emendati, approvati. Mentre era frequente incontrare singoli soggetti capaci di esprimere analisi raffinate sulle più diverse problematiche, analisi però non di sistema e spesso influenzate dalla peculiarità dei profili di osservazione relativi a una determinata criticità. Mettete insieme a discutere dei disastri della sanità in Sicilia un medico, un parasanitario, un amministrativo, un precario, un paziente, un docente universitario, uno specializzando, un sindacalista. Purtroppo ne risulterà una babele di linguaggi e un ventaglio di soluzioni, spesso tra loro contraddittorie. E questo vale per altre questioni che toccano assai da vicino la qualità della vita dei siciliani. è possibile invece che un "governo ombra" riconduca a unicità e sintesi linguaggi, soluzioni, interessi in gioco. O dobbiamo, oltre alle amministrative, attendere anche l' esito delle elezioni europee del 2009 per capire "a chi tocca fare cosa" in una strategia politica di opposizione riformista?

 

 MARIO CENTORRINO

 

 
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