I Love Sicilia - Il giudice, l'Arma, l'amore
Dicono di noi - La mamma dei Carabinieri

 La mamma dei carabinieri
Il giudice, l’Arma, l’amore

di Accursio Sabella

La vita “da romanzo” di Mimma Lupo, ex vicina di casa di Borsellino che ha “adottato” la Benemerita. Ma tutto affonda nella passione per un brigadiere interrotta da un rapimento e da un matrimonio riparatore. Mimma parla di tutto, tranne l'attentato di via D'Amelio: “Non parlatemene. Le cose buone finiscono”. Da quel periodo ha iniziato a portare panini, cornetti e giornali ai militari: “Io per i carabinieri mi scippassi 'a testa”

L’Arma, l’amore, il giudice Borsellino. C’è tutto questo dentro la vita di Mimma Lupo. Una grande passione, il dolore, un’eterna attesa. Un “amore ai tempi del colera”, ma in salsa palermitana. Mimma oggi ha 91 anni. Gli occhi vivaci e furbi ti parlano di un tempo che non c’è più. Si colorano di nostalgia. Si rifugiano, di tanto in tanto, dietro uno dei suoi tanti “passati”.

“Io non ho 91 anni, ma ottantuno”, corregge subito il cronista. “Quel gran cretino dell’ufficio anagrafe sbagliò. Scrisse 1917 invece di 1927. Mi ha rubato dieci anni”.
E in effetti, che l’errore sia reale o si tratti di un confuso ricordo, novant’anni non glieli daresti davvero. Sveglia, pronta alla battuta. Vera “vedette” della Casa di cura per anziani nella zona di viale Michelangelo, dove vive da qualche anno. “Ma sono provvisoria qui”, precisa, orgogliosa, nell’attesa di tornare nella sua casa di via Cilea, ormai pericolante.

 http://www.ilove-sicilia.it/ 18.07.08

Saluta il cronista dal balcone, al suo arrivo. In testa il cappello da carabiniere. Le stellette appuntate sulla giacca. Se le si chiede il perché di quell’abbigliamento la risposta è semplice: “Io per i carabinieri mi scippassi 'a testa”. Semplice. Perché quell’amore affonda le sue radici assai indietro nel tempo. Negli anni più belli, quelli della gioventù. Quando Mimma era innamorata di Giovanni Tagliarini, un brigadiere: “Era bello. Eravamo fidanzati da più di due anni. Allora si usava aspettare il terzo per chiedere la mano. Ma già aveva conosciuto i miei genitori. E i suoi erano scesi da Milano a Palermo. Mancavano pochi mesi, mi sarei sposata e sarei andata via con lui. Ma poi…”.
Ma poi? “Poi, quel…” una sfilza irriferibile di parole. Tutte per Saverio Blandano, l’uomo che invece sarebbe diventato suo marito. “Un giorno venne dai miei per comprare un cavallo. Andai ad aprire io. E purtroppo, si innamorò di me. Quando seppe che ero fidanzata decise di rapirmi e mi portò a casa sua”. Ma Mimma, racconta, resiste ai tentativi di seduzione di Blandano, difendendo, così, il suo “onore”. “Allora queste cose erano importanti. Mi tenne a casa sua tre giorni. E io per tutto il tempo rimasi ferma su una sedia. Persino sua madre gli diceva: ‘ma non lo vedi che non ti vuole?’”.
Dopo tre giorni, il fidanzato carabiniere decide di denunciare Blandano. Che viene condannato a sei anni di carcere per violenza carnale e violazione di domicilio. Ma a quel punto la giovane Mimma è “compromessa” agli occhi della gente. I genitori provano a convincerla che la soluzione migliore sarebbe quella di ritrattare e sposarsi con Blandano. Mimma rifiuta e viene chiusa in collegio. Quando viene riconvocata in tribunale, la giovane decide di cambiare la versione dei fatti: “Non mi ha rapita. Sono salita io sulla sua carrozza”. La pena di Blandano viene ridotta a sei mesi. Il fidanzato Giovanni decide di farsi trasferire a Roma per dimenticarla. E Mimma torna in collegio fino alla fine della pena di quello che sarebbe diventato suo marito, in una cerimonia celebrata in Cattedrale.
L’abito da sposa, due figli, la violenza del marito, la casa in via Cilea, Mimma divide il resto della sua vita con Blandano fino alla morte di lui, alla fine del secolo scorso. Qualche anno prima, la mafia aveva ucciso Giovanni Falcone, poi Paolo Borsellino. Un giudice che abitava lì, proprio di fronte alla casa di Mimma e suo “vicino” da tanti anni. “Io prima abitavo alla Magione. Dove stava suo padre, che aveva una farmacia. Li conoscevo bene”. Quando le si chiede cosa ricordi del giorno dell’assassinio i suoi occhi si riempiono di lacrime, sfuggono, sembrano nascondersi da qualche parte: “Non me ne parli. Le cose buone finiscono”. Racconta di tutto, Mimma, tranne che di quel giorno. Preferisce ricordare la sua amicizia con la signora Agnese e i figli di Paolo Borsellino, ai quali s’avvicinò nei giorni immediatamente successivi all’attentato. “Non ero una vicina. Io ero di casa”.
È in quel periodo che Mimma decide di prendersi cura dei carabinieri che piantonano l’abitazione dei familiari del giudice. Ogni mattina va da loro portando panini con le panelle, cornetti, il giornale. “Io per i carabinieri mi scippassi 'a testa”, aveva detto. Le conseguenze sono nella quotidianità: la sua pensione è dedicata a quell’opera. Ben presto Mimma diventa una “di famiglia”. La voce si sparge. Per i carabinieri di Palermo è una “mamma”.
“Io tutti questi ragazzi li ho adottati. Sono miei figli. Non mi hanno mai mancato di rispetto”. L’amore per il brigadiere Giovanni col tempo si è tramutato in ammirazione per l’Arma. “Io amo la divisa”. E la divisa ha imparato ad amarla. La storia di Mimma diventa di pubblico dominio. Viene invitata alle feste dei carabinieri, conosce generali e ufficiali “L’altro giorno, alla festa, tutti mi abbracciavano, mi baciavano, mi dicevano grazie, mi chiamavano mamma. Ero commossa”. Viene ospitata in molti programmi televisivi. ”Sono famosa e me ne vanto. Mi chiamano ‘cori cuntentu’”, dice, divertita. La sua vita diventa persino un libro, scritto (con la collaborazione di Filippo Vitale), da Alessio Puleo, uno di quei giovani di stanza in via Cilea, ora in congedo. “Sono troppo felice del libro, così quando muoio la gente può conoscere la mia storia”.
Una vita “da romanzo”, in effetti. Perché dopo più di sessant’anni, un giorno, Mimma vede avvicinarsi verso casa sua una sagoma conosciuta, nonostante il trascorrere degli anni. Il brigadiere Giovanni Tagliarini è tornato. Anziano, ma ancora innamorato. Le giura di non aver mai smesso di pensare a lei. Le mostra una fotografia di Mimma da giovane, conservata per decenni. Un’immagine che suscitava la gelosia delle donne incontrate dall’uomo nella sua vita. Ma mai sposate. Voleva sposare Mimma, anche dopo sessant’anni. Era tornato per questo. “Ma gli ho detto di no. Sono già stata sposata. Adesso sono stanca”.
Stessa atmosfera, stessa vicenda, identica eterna attesa dei personaggi de L’amore ai tempi del colera, quella del brigadiere Giovanni e di Mimma. Ma questa è storia vera. Una storia che non prevede un romantico finale sul battello di un fiume colombiano. Per Mimma, infatti, ormai, c’è amore solo per la divisa. E l’unico fiume sul quale navigare per sempre è quello dei ricordi.
“E quel giorno in cui fu ucciso il giudice Borsellino?”, è ancora l'ultima domanda, prima di andare.
“Non me ne parli. Non ne voglio parlare”. Racconta di tutto, Mimma, tranne che di quel giorno. I suoi occhi, rossi di lacrime, sfuggono ancora. E si rifugiano un’altra volta dentro uno dei suoi tanti “passati”.
 
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