LA PANTERA E OTTAVIO NAVARRA - antoninolandro.it
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Voglio trattare oggi di un movimento studentesco che coinvolse migliaia di studenti, nato nella nostra Sicilia alla fine degli anni Ottanta per contrastare la Riforma Universitaria del Partito Socialista. Questo movimento è diventato famoso per il suo modo di cambiare radicalmente il modo di costruire un movimento universitario. Voglio anche parlare del suo leader indiscusso Ottavio Navarra, divenuto poi deputato del PDS nel 1994.Movimenti della fine anni Ottanta

La Pantera fu un movimento studentesco di protesta contro la Riforma Ruberti delle Università Italiane che nacque dall’occupazione dell’Università di Palermo, e in particolare della Facoltà di Lettere e Filosofia, il 6 Dicembre 1989 e si estese poi a numerose università italiane fino alla primavera del 1990.

Il  6 dicembre gli studenti della facoltà di Lettere di Palermo occuparono la facoltà, sia per opporsi alla riforma che l’allora ministro Socialista dell’Università e della Ricerca scientifica e tecnologica Ruberti aveva proposto, sia per protestare contro le pessime condizioni materiali della facoltà.

Dopo pochi giorni, sette facoltà palermitane entrarono anch’esse in occupazione; il 20 dicembre si svolse a Palermo una grande manifestazione che coinvolse circa diecimila studenti universitari e medi, che a loro volta stavano occupando le scuole superiori contro l’analogo progetto di riforma Galloni, dal nome del ministro della Pubblica Istruzione.

La mobilitazione palermitana riscosse molto interesse negli altri atenei italiani, a cominciare dalla Sapienza di Roma. Presto furono convocate molte assemblee d’ateneo in ogni città, per discutere del progetto Ruberti. Questo progetto di riforma prevedeva una trasformazione netta in senso privatistico delle Università italiane, poiché permetteva il finanziamento privato delle ricerche e l’ingresso delle aziende nei consigli di amministrazione degli Atenei. Questo avrebbe portato ad uno sminuimento del valore delle facoltà umanistiche a vantaggio di quelle scientifiche e tecnologiche, e un declassamento di quegli atenei minori incapaci di reperire autonomamente i fondi per le ricerche, con conseguente svalutazione del titolo di studio da esse rilasciato. Gli studenti, inoltre, venivano emarginati negli organi decisionali, dove la presenza dei professori ordinari era maggioritaria, mentre per gli studenti veniva creato ad hoc un Consiglio degli studenti con funzioni meramente consultive.

Quasi dappertutto le assemblee d’Ateneo decisero per l’occupazione, ed il movimento si dichiarò “politico apartitico, democratico, non-violento ed antifascista”. Talvolta gli studenti si connotavano più nettamente come pacifisti.

La notte del 27 dicembre venne avvistata una pantera a Roma, in mezzo alla Nomentana. Poco dopo una volante della polizia confermò l’avvistamento. Da qui l’inizio di una lunga quanto vana caccia alla pantera di Roma.

È a questo punto che due pubblicitari inventano lo slogan «la pantera siamo noi» e lo regalano agli studenti ribelli dell’Università “La Sapienza”.

Il 1°Febbraio venne convocata a Palermo la prima assemblea nazionale del movimento, a cui parteciparono migliaia di studenti. Non fu possibile rendere effettivo il criterio di partecipazione ai soli delegati, al che la presidenza dell’assemblea decise la partecipazione di tutti gli interessati. L’assemblea propose un allargamento del movimento ad altre categorie universitarie, come docenti, personale amministrativo e tecnico e assegnisti, ma nella sostanza fu incapace di individuare altre forme di lotta al di fuori dell’occupazione, mentre lasciava la proposta ad ogni ateneo sui modelli alternativi possibili.

Ovunque, infatti, le occupazioni furono caratterizzate da seminari autogestiti, corsi in collaborazione con docenti, creazione di biblioteche specifiche, nell’ottica che l’unico vero tipo di studio ammissibile fosse quello sperimentale e di ricerca, affidando un ruolo secondario al tradizionale nozionismo delle lezioni frontali.

Il movimento sviluppò per le comunicazioni interne una “retefaz” che divenne uno dei segni di riconoscimento degli studenti, precursore delle attuali e diffuse mailing-list, e che serviva da aggiornamento continuo sui fatti che accadevano nelle occupazioni. Accanto alla rete fax, più evidente ai media, si registra il primo caso strutturato di social network a sfondo politico con la rete Okkupanet che oltre ad unire le facoltà scientifice, già all’epoca collegate tra di loro con i computer VAX mediante rete DECnet, rappresentò un fondamentale punto di raccolta delle informazioni relative ai fatti di Piazza Tiannemen in Cina. Le autorità cinesi, probabilmente all’oscuro dell’esistenza del nuovo mezzo di comunicazione, non avevano infatti interrotto la rete telematica ed i messaggi dalle università cinesi, ripuliti dagli header che avrebbero permesso di identificarne la sorgente, venivano regolarmente passati alla stampa italiana dai comitati stampa delle facoltà scientifiche romane.

Pochi giorni dopo l’assemblea nazionale, in uno dei seminari autogestiti del movimento romano intitolato “Vecchi e nuovi movimenti” prese parola un ex brigatista rosso: questo fu il pretesto per lo scandalo dei presunti legami del movimento con la lotta armata, che stava cioè usando la Pantera per ricostruire un’opposizione armata allo Stato.

I quotidiani nazionali (non solo di destra) diffusero quindi notizie dal tenore scandalistico, che per giorni tennero banco sulle prime pagine, portando ad una evidente difficoltà di relazione con l’opinione pubblica gli studenti, che fino ad allora avevano cercato di apparire non ideologici, trasversalisti, ma mai violenti.
Il mese di febbraio fu quindi quello della difficoltà a resistere nelle università; il movimento vide sorgere delle crepe allorché il ministro Ruberti annunciò alcuni emendamenti alla legge, che andavano essenzialmente incontro alle richieste degli studenti controccupanti, raccolti dalle sigle delle federazioni giovanili di tutti i partiti, escluso il PCI e Democrazia Proletaria. Questi emendamenti davano una parte di rappresentanza negli organi centrali e rendevano obbligatori i pareri del Consiglio degli Studenti.

L’ala “moderata” del movimento, raccolta intorno alla Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), fu più sensibile a questi emendamenti, che d’altronde erano appoggiati anche dal Pci. Il dibattito del mese di febbraio avrebbe portato ad una nuova assemblea nazionale, questa volta a Firenze, il 1°Marzo 1990, con tutte le facoltà ancora occupate. Una grande manifestazione di circa cinquantamila studenti si tenne a Napoli il 17 Marzo 1990, per quanto molte facoltà fossero ormai pronte a smobilitare.

L’ala “dura” del movimento, vicina all’area dei centri sociali, fece passare ancora una volta il rifiuto del progetto Ruberti nella sua interezza, ma ad ogni modo Napoli segnò la fine della Pantera come movimento di massa. Ovunque le facoltà smobilitavano. Il movimento non riuscì essenzialmente a darsi obiettivi concretamente raggiungibili capaci di dare vitalità alla mobilitazione. L’assemblea fiorentina sancì la spaccatura del movimento, che portò a distanza di qualche anno alla nascita dell’Unione degli studenti (UDS).

La parte più consistente del movimento, ovvero i cosiddetti “cani sciolti”, abbandonarono una mobilitazione che aveva ormai perso i propri punti di riferimento.

L’ultima università a smobilitare fu Palermo, e l’ultima facoltà fu Architettura, il 9 aprile 1990, dopo 127 giorni di occupazione.

Il Loro leader indiscusso è stato Ottavio Navarra.

Ottavio Navarra

Ottavio Navarra

Palermo, autunno 1989: dopo anni di silenzio gli studenti universitari, stanchi delle condizioni impossibili in cui sono costretti a vivere e studiare, decidono che è ora di dire basta e di alzare la voce della protesta. Danno così vita alla “Pantera”, il movimento universitario destinato, in pochi mesi, ad estendersi a tutti i principali atenei italiani. Uno dei leader del movimento, è un giovane studente di giurisprudenza il cui nome presto sarà conosciuto ben oltre le mura della facoltà di via Maqueda: Ottavio Navarra.

Ottavio nasce a Castelvetrano, il primo luglio del 1965, da una coppia di commercianti di tessuti di Gibellina. Quando ha solo tre anni, la sua famiglia perde tutto nel terribile terremoto del Belice ed è costretta a rifugiarsi a Petrosino, dove cresce assieme al fratello Paolo, fino a quando, tra mille sacrifici e difficoltà, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di Palermo. Gli anni universitari lo vedono protagonista di molte battaglie tra gli studenti e viene eletto a rappresentarli sia nel Consiglio di Facoltà che nel Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo Palermitano. Ed ancora prima aveva iniziato il lavoro di corrispondente da Marsala del giornale “L’Ora” di Palermo. Nel 1992, appena laureato, viene eletto segretario regionale della Sinistra Giovanile, ed ancora una volta si trova a vivere gli eventi più significativi della recente storia siciliana: le stragi di Mafia e l’uccisione dei giudici Falcone e Borsellino. Dallo sconforto di quei giorni, tuttavia, nasce una nuova stagione: quella della primavera Siciliana, in cui, da giovane militante della sinistra, Ottavio svolge un ruolo instancabile nella diffusione del messaggio della speranza che in quegli anni aveva acceso gli animi dei siciliani onesti. E’ così che, nel 1994, appena ventottenne, viene candidato dai democratici di Sinistra alla Camera dei Deputati. Inaspettatamente (ed un po’ fortunosamente, a dire il vero) Ottavio viene eletto Deputato e, indossato il vestito decente (per citare una canzone dedicatagli dai Modena City Ramblers), si trasferisce a Roma dove trascorrerà i successivi due anni.

Nel 1996, si scioglie il Parlamento ed Ottavio, sulle ali dell’entusiasmo che la sua elezione di due anni prima aveva ingenerato, viene candidato all’Assemblea Regionale Siciliana. Tra i suoi sostenitori, Salvatore Lombardo, allora sindaco della città di Marsala, con cui, già da qualche anno era iniziato un proficuo rapporto di collaborazione e sostegno nel difficile compito di amministrare la città di Marsala. Quella elezione all’Assemblea Regionale si trasforma, per Ottavio in un vero e proprio plebiscito. Grazie a più di undicimila voti di preferenza viene eletto deputato regionale. Non ha nemmeno compiuto trentun anni ed è già stato deputato nazionale e regionale. Purtroppo, appena due anni dopo, a causa di un cavillo giuridico, è costretto ad abbandonare Palazzo dei Normanni, ma la sua militanza politica non cessa e, nel 2000, viene eletto segretario di Marsala dei Democratici di Sinistra e viene chiamato ad affiancare Claudio Fava nella segreteria regionale del partito. Nel novembre del 2001 si candida e viene eletto Consigliere Comunale di Marsala. Sono anni difficili per il centrosinistra marsalese: la sconfitta alle politiche di aprile (quelle del 61 a zero) ed alle regionali del successivo giugno, sembrano fare da preludio ad una ennesima delusione in occasione delle amministrative di novembre. Eppure Ottavio è tra quelli che non si scoraggiano e decide di sostenere, anche attraverso la propria candidatura al consiglio, la battaglia per l’elezione di Eugenio Galfano, che, nonostante la superiore forza elettorale del centrodestra, riesce a farsi eleggere sindaco della città di Marsala. In consiglio Ottavio Navarra diventa punto di riferimento del centrosinistra rendendosi protagonista di importanti iniziative a favore della città. Nel 2005, in seguito allo scioglimento del Consiglio Comunale, Ottavio ritorna ad occuparsi della casa editrice che aveva fondato tre anni prima ed a cui si è dedicato sino ad oggi pubblicando e scommettendo, come ha fatto sempre nella vita, sulle idee e sulla forza dei giovani. Oggi, la “Navarra Editore” ha pubblicato decine di libri di cui parecchi di notevole successo: tutti di autori nuovi e di grande talento. Inoltre, il suo “Marsala C’è”, unico esempio di quotidiano a tiratura cittadina, è ormai compagno indispensabile delle mattinate di migliaia di Marsalesi. Nel frattempo, Ottavio ha anche avuto il tempo di mettere su famiglia sposando Maria Elena, che svolge il ruolo di magistrato presso il Tribunale di Palermo, con cui è convolato a giuste nozze nel luglio del 2004. Ora una nuova sfida attende Ottavio Navarra, forse la più difficile ma anche la più affascinante: quella di diventare il primo cittadino della nostra città. Lo hanno voluto i partiti ed i movimenti che, già da qualche mese, hanno dato vita ad un progetto per il rinnovamento della vita politica della città. Adesso tocca a tutti i cittadini sostenerlo in questa scommessa per la crescita della città.

Questo è l’esempio di una persona vera che riesce a fare politica dal nulla e dal nulla è diventato un riferimento del PDS, ma oggi nel Partito Democratico che fine fanno queste persone?

Fonte: Per la storia de La Pantera da Wikipedia e la Biografia di Ottavio Navarra il sito ufficiale di Navarra Editore.

 

Set. 7, 2009
Posted by Antonino Landro in Senza categoria

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