Tangentopoli sesso e politica - Repubblica Palermo su Ricordi di Rosa
Dicono di noi - Ricordi di Rosa

Tangentopoli sesso e politica

Tradimenti, tangenti e sesso nel romanzo di un vecchio comunista

di Tano Gullo

Politica, sesso, ricatti, intrighi, mafierie, clientelismi e tangenti, ai tempi della prima repubblica. è lo scenario in cui si dipana il bandolo del libro "Ricordi di Rosa e di come la storia ne attraversò la vita" (Navarra editore, 210 pagine, 12 euro). A scriverlo è stato un politico navigato, che quelle vicende le ha guardate da un punto di osservazione privilegiato: il Palazzo. Gianni Parisi, ha, infatti, vissuto gli ultimi cinquant' anni di vita siciliana assecondando tutte le trasformazioni che il partito comunista ha dispiegato nel frattempo. E da quella postazione ha avuto modo di farsi un' idea ben precisa di tutto quel che accedeva, e ahinoi accade, nel sottobosco della politica.

Ma nel dare sostanza al suo romanzo è come se si

fosse accontentato di immettervi solo le "schifezze" sbirciate in superficie. A leggerlo si ha la sensazione che l' autore abbia avuto pudore a rovistare fino in fondo nella cloaca di fango in cui si snoda la trama della narrazione. Il libro comunque rappresenta bene quella palude palermitana, dove mafia, malapolitica e affari, gozzovigliano allegramente. Così come in modo coerente - forse troppo didascalicamente, con una sfilza di citazioni da Lenin a Marx a Gramsci a Berlinguer - raffigura gli equilibri politici nel loro continuo mutare. La trama prende il via dalla morte per infarto di un notabile siciliano, l' avvocato Alberto Genco, presidente della Banca popolare San Matteo, mentre in una villa di Aspra sta facendo sesso con Rosa Pecoraro, sua segretaria, nonché moglie bellissima del politico più potente dell' Isola, l' onorevole Giuseppe Gallo, deputato democristiano alla sua quarta legislatura. Un sorta di semidio, per capirci, come potevano esserlo i leader isolani del dopoguerra. Uno di quei politici per i quali comandare è meglio di fottere (e infatti la moglie gliela fotte un altro) e che rubano non per sé, ma per il partito. Per inciso Genco è un beneficiato di Gallo e non ha mai perso occasione di professargli pubblicamente la sua amicizia e la sua riconoscenza. Nel privato, come si sa, però la passione acceca la ragione e spegne ogni altro sentimento. Ecco la scena clou: «Genco la portò in villa. Lì senza più ritegno la trascinò in camera da letto e la prese con violenza. Rosa si era arresa di fronte a quella forza selvaggia; mentre giaceva dopo l' amplesso sentì però che quel rapporto le aveva suscitato un senso di repulsione ma anche uno strano piacere. Ribrezzo e attrazione convivevano in lei. Da quella volta i loro incontri in villa si ripeterono. Alberto Genco divenne sempre più esigente con lei e la costrinse a giochi erotici sempre più spinti». La donna, di fronte al cadavere dell' amante, presa dalla disperazione, chiede a una persona di fiducia, Mario Sparacio, manager degli Ospedali riuniti e braccio destro del marito. L' uomo di fronte a un bivio - la lealtà verso il suo protettore o la compiacenza per la donna - sceglie di condividere il segreto di Rosa nella speranza che in futuro possa venirgliene un qualche vantaggio. Le vite si aggrovigliano in un vortice di perdizione. Il potere, per dirla con Andreotti non logora, ma per dirla con tanti altri danna, deturpa l' anima. Le ingordigie si azzannano tra di loro e alla fine l' innocenza è la vittima più dilaniata. La vicende continua con il decadimento del boss politico per i capricci del suo cuore. I medici lo obbligano ad abbandonare ogni poltrona e lui consegna a sua moglie e ai due suoi figli - puri come gigli - il suo archivio segreto, ricco di sedicimila documenti che provano gli imbrogli suoi e dei suoi compagni di merenda, i compromessi con mafiosi e mezze tacche, i favoritismi a imprenditori compiacenti. Il drammone nazional-politico si conclude con un lieto fine. La speranza del cambiamento Parisi la ripone nei due figli che non solo non hanno seguito la storia dello spregiudicato genitore, ma si pongono su altre sponde, dove l' etica è la barra che regola relazioni e affari. Del futuro sembra dire l' autore c' è certezza, ed è risposta nelle nuove generazioni. A Parisi, non basta però raccontare l' Italia dei suoi tempi, ma vuole anche consegnarci un veloce affresco delle vicende politiche isolane, a partire da quei Fasci dei lavoratori repressi brutalmente giusto un secolo fa dal riberese Francesco Crispi. E lo fa narrando le origini di Rosa - nata negli anni Trenta - figlia di un ricco latifondista negriero con i suoi braccianti, un uomo rude nel cui animo ogni sentimento è un intruso. Risultato: una figlia finisce tra le braccia di un mondo senza valori e l' altra si fa suora per sfuggire alla rozzezza umana della sua famiglia predona. Nello sfondo Santo Stefano Quisquina, paese d' origine di Parisi e di quel sindacalista Lorenzo Panepinto, ucciso nel 1911. E in qualche modo l' autore fa rivivere il martire nel romanzo trasfigurandolo in un giovane sindacalista Andrea Vento, poi medico e infine sindaco del paese, per cui batte il cuore adolescente di Rosa e per cui riprende a battere quando la vita li metterà di nuovo sulla stessa strada. Nel libro anche l' epopea delle lotte contadine, la mattanza dei sindacalisti prima e dei politici e dei giudici dopo, negli anni di piombo siciliano e i sogni infranti: dalla delusione autonomistica al riscatto isolano rimasto eterno flop, allo strapotere mafioso. Il tutto condito da un linguaggio scorrevole che sembra preso a prestito dai feuilleton del secolo scorso. La scrittura, scorrevole, sembra ispirarsi alla semplicità del racconto popolare. Il merito più importante del libro è il tentativo di rappresentare l' Italia moderna, sfuggendo al genere giallistico tanto abusato di questi tempi. Dopo aver lasciato la politica attiva nel 1996, Parisi ha scritto due romanzi "Storia capovolta", con Sellerio e "Il contagio" pubblicato da Pironti. - TANO GULLO

 
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