"NESSUNO TOCCHI PERINO" - CENTONOVE INTERVISTA VINCENZO FIGLIOLI, AUTORE DI "VITE SOSPESE. DIECI STORIE DI RESISTENZA CONTEMPORANEA"
Dicono di noi - Vite Sospese

 

TRAPANI. Sos del giornalista scrittore Vincenzo Figlioli sulcentro d’accoglienza

«Nessuno tocchi Perino»

Mentre infuria il dibattito sulla nuova legge per gli immigrati, parte l’appello per salvare «dallo Stato italiano» chi sfugge alle guerre di tutto il mondo

 

TRAPANI. «Gran parte degli italiani continua a credere che gli immigrati arrivino tutti sui barconi, che decidano di lasciare i propri paesi solo per sfuggire alla miseria, invece spesso si tratta di vera e propria sopravvivenza, una scelta necessaria ma sofferta: portano tutti il loro paese nel cuore». Infuria il dibattito politico sulla necessità di rivedere le norme per la cittadinanza agli extracomunitari ma forse sarebbe più saggio cambiare punto di vista, cominciare a chiedersi cosa accade subito dopo il loro arrivo sul suolo italiano, come cambiano le loro vite. Partendo dalle storie degli oltre duecento rifugiati accolti nel Centro di accoglienza di Perino (Trapani), il giovane giornalista Vincenzo Figlioli (co-fondatore con Renato Polizzi dellʼagenzia di comunicazione e promozione culturale “Communico”) ha scritto “Vite Sospese – Dieci storie di resistenza contemporanea” (Navarra editore – pp.123 - €10), un prezioso strumento di lettura di una quotidianità che molto spesso giornali e tv sfiorano superficialmente o fanno finta di non vedere, quelle vite sospese dei tanti esuli in attesa di sapere se la loro richiesta di asilo politico verrà accolta o meno dai tribunali italiani. Per poter ricominciare,finalmente, a vivere.
Vincenzo perché parli di “Vite sospese”?


«Si tratta di persone che da anni non possono completare il proprio percorso di vita, di inseguire i propri progetti. Bisogna chiarire che queste persone che finiscono per chiedere il diritto d'asilo in Italia vengono da un vissuto molto complicato, sono storie di grande sofferenza ma anche di grande coraggio e dignità. Ciascuno di loro fugge da persecuzioni etniche, religiose o politiche che li hanno colpiti nel pieno della loro giovinezza, fra i venti e i trent'anni, interrompendo di fatto le loro vite, rompendo i legami con le famiglie, costringendoli a mettersi in viaggio verso la Libia, un viaggio fatto di sacrifici e soldi racimolati per potersi imbarcare in questo viaggio della speranza giungendo sino alle coste siciliane, quasi sempre sino a Lampedusa».
Perché parli di una resistenza contemporanea?
«Si tratta di persone che non hanno accettato di chinare la testa dinanzi al potente di turno, non hanno voluto rinunciare ai propri sogni, alla propria identità. Ovviamente con il loro rifiuto si sono consegnati alla sofferenza, alla fuga necessaria, ma il loro coraggio ci insegna qualcosa, quel bisogno di opporsi alle ingiustizie che vorrei vedere in tutti noi, un rifiuto di accettare qualsiasi cosa che confina con l'indolenza e l'apatia. L'Italia, purtroppo, negli ultimi anni ha invece maturato un sentimento di incomprensione, non distinguendo le sorti di chi cerca maggior fortuna da quelle di chi sfugge a morte certa: avremmo bisogno di una legge organica sul diritto d'asilo che da noi manca, tutto viene gestito dalla legge Bossi-Fini e dai più recenti decreti legge del governo Berlusconi, segnati dalla linea dura del ministro Maroni».
Questo libro racconta le storie del centro di Perino, quasi sconosciuto sul territorio.
«E' vero, il centro d'accoglienza di Perino nasce nel 2004 e la sua presenza è nota solo ad una piccola percentuale della popolazione, circa il 23%. Fra i giovani che ho intervistato non c'è apertura, c'è sempre diffidenza verso l'altro anche in ragione di ciò che dicono i media, eppure non ho registrato nemmeno ostilità,chiusura. Soprattutto, sono stato felice di notare che quegli studenti che hanno ascoltato le loro storie, grazie all'impegno dei loro professori, hanno vinto i pregiudizi ed è nato anche un rapporto importante: in fondo si tratta di ragazzi quasi di pari età, come fossero i loro fratelli maggiori venuti da lontano».
Citi una percentuale interessante: gli sbarchi a Lampedusa rappresentano solo il 15% dell'immigrazione clandestina. Eppure sembrerebbe molto di più.
«Questo evidenzia che un fenomeno molto complesso come l'immigrazione sia totalmente falsato dalla tv, generando caos e paura nel telespettatore. E' un fenomeno limitato in realtà, gli sbarchi a Lampedusa rappresentano solo il 15% ma soprattutto il 75% di questi presentano immediata richiesta di asilo politico»
Quindi respingerli cosa vuol dire?
«In tre casi su quattro, in barba alla Convenzione di Ginevra sottoscritta anche dall'Italia, respingerli significa condannarli. Non possono tornare nel loro paese d'origine, dove verrebbero incarcerati e probabilmente torturati o stuprati ma anche in Libia la situazione è durissima, visto che il paese di Gheddafi non riconosce nemmeno l'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati e le testimonianze che riferiscono delle violenze delle guardie carcerate verso i detenuti sono numerose. Respingerli è un vero e proprio atto di crudeltà».
Colpisce il desiderio, comune a tutte le dieci storie, di voler tornare in patria un giorno
«Tutti loro mantengono un legame viscerale con il proprio paese. Sono persone che non pensano che i destini dei propri paesi siano già scritti, sperano sempre che un giorno potranno farvi ritorno, in un paese democratico, in cui ricongiungersi con amici e famiglia. Mi ha colpito molto il fatto che tutti loro abbiano voluto mantenere la propria identità, nessuno ha scelto la via dell'anonimato per narrarmi la sua storia: un giorno, vogliono poter tornare nel proprio paese, mostrare questo libro e far vedere che anche se lontani, hanno continuato a combattere».
Se la richiesta di asilo non viene accolta cosa succede?
«Se la richiesta viene respinta sono costretti ad andare via dall'Italia come nel caso del togolese Sabi, costretto a fuggire in Belgio. Tenterà anche lì di ottenere l'asilo, in attesa di poter tornare, un giorno, nel suo amato Togo».

 

CENTONOVE - ed. TRAPANI - 2.10.09

DI FRANCESCO MUSOLINO

 

 

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