DAL TEATRO ANTICO SI SPECCIANO I MITI SICILIANI DI IERI E DI OGGI - Gazzetta del Sud
Dicono di noi - Verso Tindari

L’antologia di racconti tutti isolani “Verso Tindari”

Dal teatro antico si specchiano i miti siciliani di ieri e di oggi
Dieci percorsi diversi dentro un'anima e un sentire comuni. Oggi la presentazione a Messina


Ci sono luoghi sensibili, lungo le ossa della Sicilia. Luoghi antichi, dove diverse specie d'antichità, pietra e parola, si stratificano. La persistenza e la metamorfosi, in quei luoghi, s'intrecciano in modi imprevisti: sono luoghi capaci di cambiarci, se abbiamo la ventura di visitarli col cuore e gli occhi aperti. Eppure di restituirci, in qualche modo, a noi stessi, a quella parte di noi, antica, che fa parte della storia stessa dell'Isola. Tra quei luoghi ci sono i Teatri. Taormina, Siracusa, Segesta, Tindari: per alcuni di essi più fortunati, conservati a noi dalla furia degli uomini e dall'accanirsi della natura, ce ne sono altri (sono in tutto dodici) di cui restano frammenti di pietra, ricordi, parole.
A tutti questi luoghi, simbolicamente, sono dedicati i dieci racconti di "Verso Tindari – 10 racconti a teatro" (Navarra Editore, pp. 118, euro 10), antologia di autori siciliani (Roberto Alajmo, Laura Anello, Giacomo Cacciatore, Giovanna Giordano, Anna Mallamo, Serena Manfrè, Giuseppe Mazzone, Gery Palazzotto, Ubaldo Smeriglio, Salvo Toscano) curata con passione dalla giornalista messinese Mariella Pagliaro in occasione del decennale del Teatro dei Due Mari, l'associazione che ogni anno, col ciclo di rappresentazioni classiche, torna ad animare con antiche parole sempre vive e attuali le pietre del teatro di Tindari.
Da quell'incrocio magico di pietra, parola, mare e luce sono nati, come un sistema di specchi riflettenti, i dieci racconti – arricchiti ciascuno da una foto in un denso bianco e nero, che per raffigurare certa Sicilia è più vivido di mille colori, opera di Totò Le Moli Ajala – diversissimi tra loro per temi, stili, accenti, ma con un filo rosso comune perfettamente percepibile, forse la stessa anima, che nella lingua originaria della Sicilia è gemella del "vento" (anemos), e come quello soffia, e agita e abita i luoghi.
Tante voci diverse, per età generazione inclinazione letteraria provenienza, e tanti sguardi diversi: in qualche modo la stessa ricchezza della Sicilia. La Sicilia del sacro e del profano che si confondono, come nel gustosissimo "La Madonna suscettibile" di Roberto Alajmo: storia di due miracoli che in fondo sono uno solo, la nostra capacità di crederci e renderli possibili. «Non importa come e quante volte avrai peccato – scrive Alajmo – a certe condizioni c'è sempre un perdono a disposizione».
E le varie specie di sacro che si confondono: le tragedie antiche che si rifanno carne sulle pietre del teatro e la Grande Madre Nera che dal santuario sorveglia e protegge il promontorio. Come ne "La custode", racconto di Anna Mallamo, giornalista della Gazzetta del Sud, che in un momento di prodigio, quando le pareti del tempo sono porose e lasciano filtrare i millenni, sente i cori delle madri di ieri e di oggi che «raccontavano ogni cosa, dal palco e dall'altare: gli strati della terra seminati a sudore, le ossa, la polvere di città e nomi distrutti, le spighe di remoti granai, il greco e poi il latino dei conquistatori, il bronzo vecchio delle monete col profilo dei tiranni, i carri degli dei, le bifore... ». La protagonista – ma in molti dei racconti c'è un io narrante emozionato ed emozionante – cerca nel santuario e nel teatro la risposta al dolore. Come fanno dalla notte dei tempi, a Tindari, folle di spettatori e pellegrini.
Tra questi, anche la "nordica" Veronica del racconto "A sud del cuore" della palermitana Laura Anello – tutto giocato sul contrasto Nord-Sud, tra «l'immobilismo atavico» e «l'anarchia ferina», o meglio sulla dialettica dolorosa del distacco e del ritorno – il cui cuore nero e il cui sguardo appannato, venato d'ira e razzismo, verranno schiariti dal contatto col prodigio della Madonna nera, della sua secolare pazienza, della sua capacità d'accoglienza.
Ancora una dialettica tra un Nord e un Sud della memoria e dell'anima nel racconto di Giovanna Giordano, "Passaggio a Tindari", dove si contrappone la Tindari che «si scioglie nel mare» e la gente «petrosa ai sogni», come scriveva Quasimodo che questo luogo cantò, e anche la sua voce ora, tra le altre, spira incessante nel vento.
D'altronde, il teatro è un immenso orecchio in ascolto, un luogo in cui i suoni convergono e s'amplificano, modulati e restituiti secondo le leggi dell'acustica messe in pratica dai geniali artefici: bene lo racconta Giacomo Cacciatore ("Ah, già, l'acustica"), che cuce passato e presente sulla vibrazione sonora d'una moneta che cade, con un rumore d'eserciti, e, anni dopo, d'un cartoccio di semi. Il teatro assorbe ogni suono e lo modifica, perché è un luogo «in cui i segreti restano tali per poco». E non ci sono segreti, nei miti e nella storia del passato, per Serena Manfrè, il cui bellissimo "Alio" è disegnato con la squisitezza d'una ceramica a figure rosse: la cultura classica torna alle proprie radici e il mito diventa presente, rivive in ogni aggettivo, riprende carne e sapore, come ogni volta accade a teatro.
Ma i miti arrampicati sul promontorio, portati dal vento, richiamati dalla risacca del mare, sono tanti: c'è anche la "Regina Adelasia, venduta e ripudiata" di Giuseppe Mazzone, quasi un canovaccio teatrale fitto di suoni, onomatopee, rimbalzi di sillabe che ci conducono altrove, nella Sicilia del Medioevo, tra regine e teatranti, chierici e scherani. E poi miti dal cuore nero, miti moderni d'un'altra Sicilia, in "Odiami quanto vuoi" di Gery Palazzotto, con i killer Pino e Gualtiero, e in "La morte buttana profuma di zagara" di Ubaldo Smeriglio, noir alla siciliana venato di quell'ironia, anch'essa nera, che solo una terra abituata al paradosso e alla rassegnazione può nutrire.
Chiude la raccolta "L'assenza", di Salvo Toscano, un caso di miracolo al contrario, come sono le tragedie, quelle antiche e quelle moderne. Lo sanno bene Tindari, i teatri e la Sicilia tutta.

L'antologia sarà presentata oggi alle 18,30 a Messina, al Circolo Pickwick (via Ghibellina 32). L'attore Maurizio Marchetti leggerà alcuni brani.

Gazzetta del Sud Mercoledì 9 Giugno 2010

di Mariella Marsili

 

 

 
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