| I DECRETI, LE RIFORME (ED ERCOLE). Autobiografia in forma di saggio sull'università - ANTEPRIMA |
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I decreti, le riforme (ed Ercole) - Autobiografia in forma di saggio sull'università
Prefazione di Andrea Cozzo
In Italia, una riforma universitaria, a detta di tutte le parti politiche e sociali, era necessaria; ma certo, lo dico subito, sarebbe stato bello che fosse verso il meglio anziché verso il peggio. Di essa, a favore o contro, si può scrivere in molte forme: di pamphlet, propagandistico o polemico, di articolo scientifico che ne analizzi tutti i risvolti, di volantino, cartaceo o telematico, che ne segnali sinteticamente i punti, e tante altre ancora. I decreti, le riforme (ed Ercole) si offrono come scrittura esplicitamente parziale, anzi addirittura semplicemente relativa all’esperienza dell’autore – autobiografica, appunto. Il che non mi porta a concludere che questo scritto abbia, allora, una validità ridotta; proprio al contrario, il suo valore è, a mio parere, accresciuto dal fatto che esso parla di effetti non astratti della riforma, ideologici sì, ma concreti, relativi alla vita di una persona (e di molte altre).L’autore, dunque, parla dal luogo specifico che occupa, quello dell’assegnista di ricerca e docente a contratto, figure, come e ancor più di quella del ricercatore, ‘a margine’, dal punto di vista del potere istituzionale (… e della retribuzione economica), ma centrali nella ‘tenuta’ dell’università degli ultimi anni. La riforma, anziché eliminare lo statuto ambiguo e discriminato che esse hanno, lo ratifica e appiattisce su di esso il ruolo assegnato alle figure delineate nel nuovo assetto universitario.Con la scomparsa della fascia dei ricercatori e la creazione dei contratti di ricerca a tempo determinato per gli insegnamenti non ricoperti da professori associati e ordinari, si istituzionalizza il sistema del precariato, reso ancor più instabile dal fatto che la riforma prevede che “il trattamento economico dei contratti, rapportato di norma a quello degli attuali ricercatori confermati”, venga “determinato da ciascuna università nei limiti delle compatibilità di bilancio”: la regola della flessibilità e dell’incertezza vige adesso incontrastata nell’università come negli altri settori dell’economia.Qui, come in altri casi illustrati da Pietro Li Causi (per esempio a proposito della subordinazione della ricerca alle esigenze del mercato), non siamo davanti solo a un progetto della Destra, visto che a una parte consistente della Sinistra non sembrano venire idee molto diverse, ma siamo davanti a un più generale modo di pensare che accomuna gli schieramenti politici, i quali si pretendono opposti, quando poi entrambi risultano ormai molto lontani dalla capacità di concepire la conoscenza come un fattore prodotto dalla società intera e alla società intera finalizzato.
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