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VENERDì 4 SETTEMBRE 2009 A MARSALA - PRESENTAZIONE "VITE SOSPESE. DIECI STORIE DI RESISTENZA CONTEMPORANEA" DI VINCENZO FIGLIOLI. PREFAZIONE DIEGO CUGIA PDF Stampa E-mail
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Notizie

Ci sono luoghi che sembrano fatti apposta per fare da collettori di storie. Luoghi che, a venti minuti da casa, hanno il potere di offrire una riproduzione in scala ridotta del mondo. Uno di questi è il Centro d’accoglienza di Perino, una struttura che dal 2004 a oggi ha accolto circa duecento rifugiati provenienti da ogni parte del mondo. Ognuno di loro porta con sé un bagaglio di storie (e di Storia) incredibile, pesante come un macigno. Che qui prende il nome e il volto di Sabi, Karimi, Galeb, Seref, Betlemme, Olivier, Fumi, Alex, Aden, Kossi, le dieci Vite Sospese, protagoniste dell'intenso libro di Vincenzo Figlioli.

Impreziosito da una splendida prefazione di Diego Cugia, il testo sarà presentato in anteprima assoluta a Marsala (TP) venerdì 4 Settembre alle 21.30 all'Ex Convento del Carmine.

Discutono del libro assieme all'autore

Maria De Vita, responsabile Centro di accoglienza di Perino

Ottavio Navarra, editore

Renato Polizzi, giornalista

Enzo Zerilli, presidente associazione "Amici del Terzo Mondo"

 

Scarica l'invito per la presentazione


Dalla prefazione di Diego Cugia

Le “Vite sospese” di cui tratta questo libro meriterebbero quasi tutte uno sceneggiatore e un regista. Sabi, Betlemme, Aden e gli altri, con i loro destini storti, avranno comunque qualcosa di nobile da raccontare ai loro nipoti. Hanno dato la vita per vivere. Sono i cavalieri del terzo millennio. Fuggiti dai loro paesi, perseguitati dalle polizie locali, vittime d’ingiustizie politiche, di dittatori militari, di ras di quartiere, d’infamie di ogni genere, approdano in Italia, dopo aver trascorso la loro vita a scappare, come Karimi. E finiscono “dentro” un poco accogliente centro d’accoglienza, come un Alberto Sordi nero, “detenuto in attesa di giudizio”. In un'Italia che più emigrante non si può, che è stato accolta in America, in Australia, in Germania e in Svizzera per oltre un secolo, le loro vite rimangono più sospese che mai. È un brutto limbo col filo spinato, un’eterna attesa di rifarsi una vita, un muro burocratico, un ostracismo non dichiarato, a tenerli “dentro”.

 
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