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Nuovo appuntamento sabato 10 Ottobre a Cinisi per il libro di Vincenzo Figlioli "Vite Sospese. Dieci Storie di resistenza contemporanea", all'interno dell'incontro "IO non respingo!" per i diritti dei migranti e dei rifugiati politici, organizzato dall'Associazione Peppino Impastato – Casa Memoria
Il testo, con prefazione di Diego Cugia, racconta le storie di dieci giovani migranti richiedenti asilo in Italia, “ospitati” nel centro di accoglienza di Perino, nella periferia marsalese: la loro vita, i loro sogni, la situazione politica e sociale del loro paese, i motivi che li hanno spinti a fuggire e il trattamento ricevuto in Italia. In appendice una proposta di legge organica sul diritto d’asilo e la protezione sussidiaria.
Dopo l’anteprima assoluta del 4 Settembre a Marsala, inizia, grazie all’appoggio e alla collaborazione di diverse associazioni e realtà culturali, una serie di presentazioni su tutto il territorio nazionale. SE ANCHE TU VUOI DARCI UNA MANO NELL'ORGANIZZARE UNA PRESENTAZIONE
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, NE SAREMO FELICISSIMI!
Le date di presentazione verranno aggiornate costantemente su questa pagina.
PROSSIMI APPUNTAMENTI:
GIOVEDI’ 1 OTTOBRE A PALERMO Ore 21,00 – Malaussene – Piazzetta Resuttano 4, Palermo Intervengono l'autore Vincenzo Figlioli e il presidente del CISS - Cooperazione Internazionale Sud Sud Sergio Cipolla. In collaborazione con CISS e Associazione Malaussene
SABATO 10 OTTOBRE A CINISI (PA) Ore 20.30 Casa Memoria Peppino Impastato - Corso Umberto 220, Cinisi (PA) In collaborazione con Associazione Culturale Peppino Impastato onlus: all'interno dell'incontro "Io non respingo! La lotta in difesa dei diritti dei migranti e contro il pacchetto sicurezza; i modelli di integrazione"
"VITE SOSPESE.DIECI STORIE DI RESISTENZA CONTEMPORANEA" Autore Vincenzo Figlioli. Prefazione di Diego Cugia. Navarra Editore - Collana: Officine – Pagine: 123 - Prezzo: 10,00
Ci sono luoghi che sembrano fatti apposta per fare da collettori di storie. Luoghi che, a venti minuti da casa, hanno il potere di offrire una riproduzione in scala ridotta del mondo. Uno di questi è il Centro d’accoglienza di Perino, una struttura che dal 2004 a oggi ha accolto circa duecento rifugiati provenienti da ogni parte del mondo. Ognuno di loro porta con sé un bagaglio di storie (e di Storia) incredibile, pesante come un macigno. Che qui prende il nome e il volto di Sabi, Karimi, Galeb, Seref, Betlemme, Olivier, Fumi, Alex, Aden, Kossi, le dieci Vite Sospese, protagoniste dell'intenso libro di Vincenzo Figlioli. Prefazione di Diego Cugia
Vincenzo Figlioli è nato a Sondrio nel 1978, ma è cresciuto a Marsala (TP) dove tuttora vive. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Bologna, dal 2006 è iscritto all’ordine dei giornalisti pubblicisti. Ha collaborato con il quotidiano free press “Marsala C’è”, con il settimanale “QP – Il quarto potere” e con alcune emittenti radiofoniche e televisive, tra cui RMC 101 e Tele 8. Attualmente scrive per il quindicinale “L’isola” e collabora con il sito www.liberainformazione.org.Assieme all’amico Renato Polizzi, nel 2006 ha fondato la “Communico”, un’agenzia di comunicazione e promozione culturale con cui ha partecipato all’organizzazione del 1° Festival del Giornalismo d’Inchiesta “A chiare lettere”, a Marsala.
Dalla prefazione di Diego Cugia Le “Vite sospese” di cui tratta questo libro meriterebbero quasi tutte uno sceneggiatore e un regista. Sabi, Betlemme, Aden e gli altri, con i loro destini storti, avranno comunque qualcosa di nobile da raccontare ai loro nipoti. Hanno dato la vita per vivere. Sono i cavalieri del terzo millennio. Fuggiti dai loro paesi, perseguitati dalle polizie locali, vittime d’ingiustizie politiche, di dittatori militari, di ras di quartiere, d’infamie di ogni genere, approdano in Italia, dopo aver trascorso la loro vita a scappare, come Karimi. E finiscono “dentro” un poco accogliente centro d’accoglienza, come un Alberto Sordi nero, “detenuto in attesa di giudizio”. In un'Italia che più emigrante non si può, che è stato accolta in America, in Australia, in Germania e in Svizzera per oltre un secolo, le loro vite rimangono più sospese che mai. È un brutto limbo col filo spinato, un’eterna attesa di rifarsi una vita, un muro burocratico, un ostracismo non dichiarato, a tenerli “dentro”.
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