NASCE IL COMITATO LIBERI PROFESSIONISTI. "COSI' DAREMO UNA SCOSSA AGLI ORDINI" - REPUBBLICA
Dicono di noi - disOrdini

Avevano cominciato i ragazzi di Addiopizzo, denunciando l' omertà di chi cede al racket. Poi, è stata la volta degli imprenditori, decisi a cacciare da Confindustria le aziende colluse con la mafia. Adesso, è il momento dei professionisti, che questo pomeriggio nella sede di Addiopizzo in via Lincoln presenteranno il Manifesto redatto dal "Comitato professionisti liberi Paolo Giaccone". Un documento che va oltre le norme e i codici

deontologici: «È un mondo che ha una grande influenza ma che finora è stato troppo silente. È ora che faccia la sua parte», spiega Enrico Colajanni di LiberoFuturo. L' obiettivo è quello di arrivare a un migliaio di adesioni per lanciare una campagna antimafia: «Abbiamo scritto il manifesto in modo che tutti, liberi professionisti e dipendenti pubblici e privati, possano aderirvi», chiarisce Colajanni. Quello della responsabilità dei professionisti è un tema che viene da lontano. «Non sempre gli Ordini fanno abbastanza», dice ancora Colajanni. È così che medici e architetti, avvocati e ingegneri finiti nel mirino della magistratura continuano ad essere iscritti ai rispettivi albi: «Più di 500 colletti bianchi finiti nei guai negli ultimi anni», scrive l' ex presidente dell' Ordine palermitano degli ingegneri Alessandro Calì nel suo libro "DisOrdini", in cui ripercorre anche la vicenda della radiazione dall' albo di Michele Aiello. «Nella lotta alle connivenze siamo ancora all' anno zero - dice Calì - A parte il caso Aiello, nel corso del 2008 non ho trovato un solo procedimento di cancellazione dall' albo per fatti di mafia indipendentemente da sentenze passate in giudicato». Tra i casi citati c' è quello di Pietro Di Vincenzo, ingegnere arrestato per la terza volta nel giugno scorso con l' accusa di riciclaggio. «Da quando sono diventato presidente, nell' ottobre 2009, non ne abbiamo mai parlato», racconta Egidio Marchese, che guida l' Ordine di Caltanissetta. Qualche tempo fa, però, la Confindustria nissena aveva deciso di cacciare l' impresa dell' ingegnere che fu il suo presidente. Gli Ordini, invece, non sembrano in grado di decidere con altrettanta celerità. Eppure, come spiega Giovanni Rolando, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, «se i comportamenti contrari alla deontologia sono accertati, possiamo agire a prescindere dalle decisioni sull' eventuale reato penale». Diversoè il discorso quando le sentenze diventano definitive. In quel caso, anche i procedimenti sospesi riprendono. È quello che succederà all' Ordine dei medici di Agrigento, a cui sono iscritti l' ex governatore Salvatore Cuffaro e l' ex assessore di Palermo Domenico Miceli, e a quello di Palermo, dove si attendono le motivazioni della Cassazione per prendere una decisione nei confronti dell' ex direttore del distretto sanitario di Bagheria Lorenzo Iannì e del radiologo Aldo Carcione. Sono in molti, però, a chiedere più poteri per gli Ordini. Dice il presidente del Consiglio degli avvocati palermitani, Enrico Sanseverino: «Una riforma è urgente: in Campania o in Calabria ci sono Ordini che non celebrano procedimenti disciplinari da 30 anni». Raffaello Frasca, che guida gli architetti palermitani, non ricorda casi recenti di radiazione: «In generale- spiega- le norme sono insufficienti». Un' inadeguatezza che per il magistrato antimafia Gaetano Paci non spiega tutto: «Le leggi sono antiquate ma è evidente che la responsabilità non è solo della legge. Di fronte a condotte accertate e comportamenti reiterati di collusione con la mafia, l' atteggiamento degli Ordini professionali si è rivelato insufficiente». - CRISTOFORO SPINELLA

 

La Repubblica 28 gennaio 2011 —   pagina 5   sezione: PALERMO

 
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