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Dicono di noi - Felicia



dic 03
In ricordo di Felicia

di Redazione

Il suo nome nel corso degli anni è diventato uno dei simboli della lotta alla mafia. È quello di una donna coraggiosa, la madre di uno dei martiri di Cosa Nostra, protagonista dopo la morte del figlio di una lunga vicenda giudiziaria che ha permesso di accertare e far condannare esecutori e mandanti dell’omicidio.

Felicia Impastato accanto al ritratto del figlio

Il prossimo 7 dicembre ricorre il sesto anniversario della morte di Felicia Bartolotta, la madre di Peppino Impastato ucciso a Cinisi per ordine del boss Tano Badalamenti il 9 maggio 1978. Tra le varie attività promosse in ricordo di Felicia dall’Associazione “Peppino Impastato – Casa Memoria”, sarà presentato presso l’auditorium della scuola media di Cinisi il libro “Felicia, tributo alla madre di Peppino Impastato”, edito dalla Navarra Editore nella collana “Fiori di Campo”.

È appunto la storia di una madre, la madre di un giovane morto tra l’indifferenza della maggior parte dei suoi compaesani mentre portava avanti la sua battaglia quasi impossibile all’epoca, contro il potere mafioso che imperava nella sua terra. La sua battaglia personale invece Felicia ha iniziato a combatterla il giorno dopo la morte di Peppino, nel ricordo del figlio e nell’impegno per rivalutarne la memoria e riaffermare la giustizia. Era una fase storica molto difficile per il Paese quando il giovane cronista, conduttore radiofonico ed attivista politico venne assassinato. Il suo cadavere straziato dall’esplosivo venne trovato lo stesso giorno in cui venne restituito dalle Brigate Rosse il corpo senza vita di Aldo Moro, evento che ovviamente attirò l’attenzione dei “media” di tutta la Nazione facendo passare in secondo piano la morte di Peppino Impastato. Considerata la sua attività politica gli esecutori dell’omicidio fecero in modo che tutto potesse sembrare un incidente: la versione ufficiale dell’epoca raccontò che Peppino era morto accidentalmente mentre stava preparando un attentato terrostico e nessuno fece caso alle evidenti contraddizioni presenti al momento del ritrovamento del cadavere, relative proprio alla dinamica dei fatti.

La copertina del libro edito da “Navarra Editore”

È stato grazie all’attività di Felicia e di Giovanni Impastato, il fratello di Peppino, e di tutti i compagni di militanza politica che è stata riconosciuta, seppur dopo 24 anni, la matrice mafiosa dell’omicidio per il quale è stato condannato all’ergastolo Tano Badalamenti. Anni lunghissimi in cui Felicia è riuscita a dare un senso al dolore più grande, quello di una madre che si vede strappato il figlio in maniera tanto atroce, e ne ha fatto un simbolo di lotta. La casa di Felicia è diventata un luogo di incontro, una casa della memoria che è stimolo e testimonianza dove far rivere giustizia e legalità. Un senso che lei stessa ha inteso trasmettere alla nuove generazioni. “Nella mia casa – dirà in seguito Felicia – c’è posto anche per l’assassino”.

Nella prefazione al libro, firmata da Salvo Vitale, si legge: “Se tra le donne siciliane ce n´è qualcuna che merita un ruolo di primo piano nella lotta contro la mafia, per la sua modestia, per la sua decisa volontà di denunciarne i delitti, di accettare la sofferenza senza rassegnarvisi, per la sua insistenza nel volere un paese e una società più puliti, questa è Felicia Bartolotta”.

Per l´occasione “Felicia, tributo alla madre di Peppino Impastato” esce in una nuovissima edizione aggiornata: curato da Salvo Vitale e Guido Orlando, il libro contiene una delle ultime lunghe intervista realizzate a Felicia, un´introduzione di Luisa Impastato, testi di Salvo Vitale e Mary  Albanese, foto di Gabriella Ebano, Pino Manzella e Guido Orlando, una raccolta di poesie dedicate alla donna e i messaggi di solidarietà arrivati a Casa Memoria dopo la sua scomparsa.

(Michele Caltagirone)

 

3 dicembre 2010

Tratto da Voglio Sapere

 
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