LA PAROLA DELLE DONNE, ANTICORPI PER SCONFIGGERE LA MISERIA MACHISTA - LE PROTAGONISTE
Dicono di noi - Intervista a Emma Dante


La parola delle donne, anticorpi per sconfiggere la miseria machista

Argomento: Cultura | Tipo di notizia: Nazionale | Autore: IL MATTINO Trtti Marrone
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In questi tempi poco propizi per le donne, imbattersi in linguaggi femminili capaci di parlare lingue oblique, spiazzanti rispetto al discorso pubblico inflitto dalle cronache del sultanato, fa bene alla mente, e non solo.
Fa bene alla speranza: aiuta tutte potersi riferire al segno lasciato alle donne «normali» da alcune, che usano la vita per comporre alfabeti creativi forti, che si «mettono ín gioco» anche a nome delle altre. Qui si parla di donne d'insolita straordinarietà, come la regista Emma Dante, che stasera porta in dono al teatro San Ferdinando il debutto del nuovo spettacolo, «La trilogia degli occhiali» che appare in volume da Rizzoli (i14 febbraio alla Fnac la presentazione).
Dopodomani, sempre al San Ferdinando si parlerà de teatro di Emma Dante (ed. Infinito, foto di Giuseppe Distefano, testi della stessa Emma Dante e Rodolfo Di Giam marco) con la regista e Stefano De Stefano. Sabato 5, da Evaluna in piazza Bellini, si presenta Intervista a Emma Dante di Titti De Simone (Navarra Editore).
Certo si dirà dello stare al mondo come transito creativo, dell'inquietudine di chi sa quanto sia doloroso quel che diceva Freud  che «l'anatomia è un destino» ma quanto i ,singoli destini possano essere rivoluzionati dalle lingue che i corpi scelgono di parlare.

Ritroviamo ora altre donne detentrici di talenti speciali: con la regista Ernma Dante, la scrittrice Rosella Pastorino, nelle pagine di un prezioso libretto di Luisa Cavaliere, Anticorpi che si presenterà a Napoli martedì 1 febbraio alle 17 al San Ferdinando.

Mettendo insieme i suoi dialoghi con due giovani generatrici di
mondi teatrale e letterario Cavaliere riesce a fonderne identità e differenze, facendo anche risuonare gli echi della
propria storia intellettuale di donna di una generazione più antica. Ne viene fuori un autoritratto a sei alani, sghembo e reso espressivo dal fondale della comune provenienza dal Sud. Guidate dalla Cavaliere, Emma Dante la siciliana e Rosella Pastorino la calabrese mettono in parole i pensieri sulla loro terra, sul senso di dignità, sulle loro scritture, sui sentimenti e la ragione
che vorrebbe guidarli, su ricchezza povertà, vecchiaia e giovinezza, sul partire dal Sud e sul restarci. Inevitabile il passa zio sulle madri, figure cattedrali per ognuna. «Mi ha procurato il bando dell'Accademia. Mi ha messo letteralmente sul treno e ha detto "vai": a lei devo tutto», racconta Emma Dante.
E alla madre morta, la regista dal talento debordante che sembra impossibile da contenere nella sua figura minuta, scrive una lettera con l'inchiostro del senso di perdita: «Ho nostalgia di me bambina dentro il tuo abbraccio caldo», e a lei rivelail destino scelto per sé. «Non espatrio. Resto qui. Anche a costo di saltellare su una gamba».

Destino diverso è quello di Rosella Pastorino, che ne L'estate che perdemmo Dio  ha scritto della sua terra di 'ndrangheta. Lei scrittrice emigrata in Liguria da bambina racconta l'«Altitalia» e lo sradicamento, «l'identità meridionale come condanna.
Se nasci li è difficile non dover scendere a compromessi, sottrarsi alla regola del silenzio... Ti si chiede di fare l'eroe». Amara la chiosa di Luisa Cavaliere: «Come se a noi meridionali fosse negata la poesia, la gioia di guardare la bellezza». Ma a stemperare tanto pessimismo sta la prova fornita dal libro, con le tre vite specchiate l'una nell'altra nel segno della bellezza più grande, capace di «anticorpi» di pensiero contro le brutture del presente.

 

31 gennaio 2011

Tratto da Le protagoniste

 
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