"PIMMICELLA E LA COMUNITA'" - METROPOLISWEB.IT
Dicono di noi - Pimmicella e la comunità

Pimmicella e la Comunità – Francesca Picone

“Pimmicella e la Comunità” è l’opera prima di Francesca Picone, napoletana, educatrice di strada e vincitrice dell’edizione 2010 del Concorso Letterario “Giri di Parole” della Navarra Editore per la categoria libri inediti.

Pimmicella è una bambina che deve subito fare i conti con la solitudine, con una mamma che non c’è e che ha visto solo nel filmino del nonno Generale. La sua domanda più frequente, “dov’è la mamma?”, per anni non trova una risposta soddisfacente: la nonna le dice che è accanto a Gesù (ma lei non capisce perché Gesù l’abbia fatta morire),  il papà le racconta di un gruppo dove ci vuole molto rispetto per entrare e molto coraggio per uscire e la babysitter semplicemente non risponde. Pimmicella è il soprannome che la nonna le ha dato e che nel dialetto di Frignano significa “pulce che salta”, ma il suo vero nome è Gaia, come il pianeta che vive: “non te lo scordare che tieni un bel nome davanti” le dice la babysitter.

Gli anni passano e Pimmicella, nonostante abbia detto che da grande non vuole fare l’adulta, cresce sempre più bisognosa di risposte. Compiuto l’accesso al mondo dell’adolescenza, trova finalmente il modo di uscire dal suo piccolo mondo per confrontarsi con vite dal passato sconosciuto e differente. Pimmicella, che adesso è Gaia, studia Teologia con “un’amica che ha un gruppo e fa nome Speranza”. La Comunità diventa la sua nuova famiglia, qui riesce a mettersi in gioco testando la sua capacità di dare: assiste al tempo che scorre dentro il corpo leggero e fragile degli anziani di un cronicario, terribilmente soli e attaccati disperatamente alla vita e gira per i vicoli di Napoli dove sempre grazie alla Comunità conosce Diego, un bambino dalla chioma nera che gli si arriccia sul collo. Poi un giorno scopre che cove c’è la Comunità suo padre e suo madre hanno fatto il Sessantotto e Gaia capisce che, nonostante tutto, si porta addosso una cicatrice indelebile di un’assenza che in realtà è una presenza prepotente e che non svanisce nemmeno per un giorno.

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Rubrica Libri

08/07/2011

 

“Succede che a volte il seme deve morire per dare il frutto”.

MARINA INDULGENZA

 
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