RECENSIONE DI FRANCESCA PIOVAN SU "QUANDO LE VOLPI SI SPOSANO"
Dicono di noi - Quando le volpi si sposano

Il prologo e l’epilogo di “Quando le volpi si sposano” hanno un eguale comune denominatore: l’attesa. L’attesa di parole e confessioni “inconfessabili”, che implica inevitabilmente il confronto tra due donne, una madre ed una figlia; una dinnanzi all’altra, indifese, disarmate, stanche di nascondere e di nascondersi, desiderose di raccontare e di raccontarsi: nelle parole di una c’è il passato e il futuro dell’altra e viceversa. La lunga attesa rappresenta l’ampio scenario sul quale e dal quale, prende vita la fitta trama della narrazione, le cui fila sono tenute e manovrate da un’antica cantilena, poetica quanto nostalgica, dal sapore onirico e fantastico, che pare scandire o comunque segnare per sempre le vicissitudini delle tante protagoniste.

L’anima della storia viene dipinta con minuziosi tratti, da silenzi assordanti e silenzi urlati, da sussurri proibiti in virtù di un’austerità imperante, da libertà negate e limiti imposti, i quali tuttavia non tarpano le ali desiderose di spiccare un volo che le porti lontano; e ancora, passati torbidi mal celati seppur solidi come la roccia, come le pietre della casa matriarcale in cui il vacillante  ed insicuro presente si inserisce impetuoso, quasi a voler riscattare scelte che ne mutilano il già ostico percorso. Passati che tornano, quindi, in superficie, che vengono rivissuti con sorrisi e occhi di pianto, e restituiti al presente , coinvolgendo il lettore in una concatenazione di eventi, sovrapposti e paralleli, che si animano in rapida sequenza come  cerchi concentrici scaturiti da un sasso gettato in acqua. Ma il romanzo è anche, e soprattutto, lo scontro tra due generazioni agli antipodi: tra Esmeralda, l’anziana nonna dura e resistente come la pietra preziosa da cui il suo nome trae origine, e la nipote Margherita, la quale con la semplicità di un “ti voglio bene” riesce a scalfire la durezza dello smeraldo. Una scontro che diviene connubio tra un cupo “ieri” ed un beneaugurante “domani”, beneaugurante come l’arcobaleno, dove “nell’ultima riga, la più nitida…al bivio con la terra dove lo specchio rimanda all’altro semicerchio…proprio lì tra i canti sgraziati delle streghe: le volpi si sposano…e qualcosa di straordinario, bello o brutto che sia, avviene a chi lo intuisce”.

ROSSANA CARTURAN -  QUANDO LE VOLPI SI SPOSANO

Recensione di Francesca Piovan

 
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