LE AFFASCINANTI PAGINE DI QUANDO LE VOLPI SI SPOSANO - MARIKA PISCITELLI SU I-IBRI.COM
Dicono di noi - Quando le volpi si sposano

 

“Chiunque non avesse fatto parte di quella famiglia non avrebbe potuto comprendere, pensare di essere in un mondo vero, reale. Non vi era storia, o romanzo, che avrebbe potuto avvicinarsi a quel vissuto sorprendente e bislacco di cui anche io ero protagonista e per cui ancora non potevo e non riuscivo ad allontanarmi. Era difficile anche spiegare cosa e quando avrebbe avuto termine, e se mai doveva averlo. Non vi era donna nelle generazioni passate e in quelle future che avrebbe potuto svincolarsi da quel destino. Il mondo proseguiva per una strada, mentre noi eravamo l’ultima riga dell’arcobaleno, la più nitida, quella che colpisce la vista, sia essa azzurra o verde o gialla, e che al bivio con la terra dove lo specchio rimanda l’altro semicerchio, crea un tondo immaginario, e proprio lì, tra i canti sgraziati delle streghe: le volpi si sposano.
E quando le volpi si sposano qualcosa di straordinario, bello o brutto che sia, sorprende chi lo intuisce”.
 

 

Il romanzo d’esordio di Rossana Carturan mi è piaciuto sin dalle prime, affascinanti pagine. Una storia che profuma di antico, tutta al femminile e descritta con minuziosa eleganza, in cui il passato che ritorna prepotente consente un confronto più volte rimandato, svelando segreti che lasciano l’amaro in bocca ma possono dare sollievo e liberare il cuore.
Per un motivo che le è oscuro, Margherita viene richiamata a casa dalla nonna Esmeralda, temuta matrona di una famiglia molto in vista e perciò attentissima ad evitare facili scandali.
“Arrogante, come solo lei sapeva essere, insisteva con le sue critiche alla nuova generazione priva di moralità, irrispettosa, e dalle idee strambe”.
Qui ci sono Peppina, “la figlia scema di mia nonna”, Germana, “la più piccola delle mie zie” e Assunta, “dalle unghie laccate e impeccabili”: ritratti intimi, precisi, commoventi.
Su tutte, domina la figura di Diamante, sorella di Esmeralda.
“In frazioni di secondo, gli occhi, partendo dai piedi fino a raggiungere la crocchia cinerea tenuta su da spilli d’osso, sezionarono ogni millimetro di pelle, prima di riuscire a staccarsi e a offrirmi la forza di alzarmi per salutarla con un accenno imbranato delle spalle”.
In casa della nonna, Margherita si ritrova a vivere gli stessi sentimenti di paura e reverenza, si accorge che l’atmosfera austera che imperava quando lei era solo una ragazzina, lungi dall’essere scomparsa, si è come cristallizzata in una nube di silenzi, proibizioni e misteri che non la fa respirare…
“Ero lì da meno di ventiquattro ore e già non ne potevo più.
Quindici anni sono un’eternità e questo paese sembrava essere fuori dal mondo. Lo era. Controllato quasi interamente da donne che mantenevano integri i loro valori, rifiutando tutto ciò che potesse portare colore”.
E sua madre? Cosa ne è stato di lei? E chi era veramente?
Al momento della verità, una narrazione si inserisce nella narrazione.
Il passaggio può apparire brusco: cambia il tempo, cambia l’ambientazione, cambia il punto di vista. Tuttavia l’agilità della scrittura e il coinvolgimento emotivo che suscita la storia riescono a conservare intatta l’armonia di un testo davvero buono. Consigliato.
 

Marika Piscitelli


 
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