CARTURAN RACCONTA LA STORIA CON GLI OCCHI DELLE DONNE SU FUORILEMURA.COM
Dicono di noi - Quando le volpi si sposano

 

Un romanzo avvincente e ben scritto, generazioni di donne a confronto per narrare una Storia (forse) più grande di loro.


Di racconti che mettono al centro le donne che ne sono tantissimi. Di storie che trattano le problematiche legate alle donne ancora di più. Tuttavia, non ci si stanca mai di leggerne per la loro forza e per tutto quello che anche oggi, comunque, continuano ad insegnare. Anche Quando le volpi si sposano (Navarra editore) di Rossana Carturan è un racconto di donne, interessante e molto ben costruito, che porta nella narrazione la storia di una famiglia italiana, di stampo patriarcale, della “categoria” e dell’umanità tutta.
Nella narrazione infatti quattro generazioni di donne, seguite passo passo in tutte le loro evoluzioni a partire da un coinvolgente pretesto: Margherita, prossima alla nozze e appartenente all’ultima generazione, viene richiamata nella casa di famiglia per un’importante comunicazione. Si procede, così, pagina dopo pagina, nel disvelamento dei ruoli di ognuna nella storia della famiglia, viaggiando per epoche e situazioni ogni volta diverse. In questo si risolve il maggior punto di forza del romanzo, quello cioè di narrare un lungo periodo storico e di farlo, ogni volta, con gli occhi di chi seppe parteciparvi.
In Quando le volpi si sposano c’è l’evoluzione, femminile e non solo, del primo novecento, il dramma della prima e della seconda guerra mondiale e l’attivismo delle donne (e non solo), degli anni di piombo in Italia. Così, conosceremo Diamante ed Esmeralda, trasferitesi in Francia per divenire governanti della tenuta di Marguerite Caetani, poi Assunta e Peppina, travolte dal conflitto, fino a Irene e Maria Elena, che entra per amore di un uomo e di un ideale in una banda armata. Una corsa nella Storia fino ad oggi, quando Margherita, attraverso il manoscritto della Caetani, riscopre le sue vere origini. Non mancano, in questi ritratti di donna, dal personaggio di Corallo fino a quello della scrittrice Virginia Woolf, ospite nella tenuta francese di Marguerite, i conflitti intergenerazionali, le difficoltà, gli imbarazzi. E, cosa più interessante per il lettore, la focalizzazione sul mutamento, decennio dopo decennio, del costume.

Il romanzo, cioè, mette a disposizione tanti e precisi dati su diversi modelli di donna, lasciando al lettore un vantaggioso punto di vista di tipo diacronico. La prima Diamante, giovane nei primi del Novecento, si stupisce del diritto di votare che, invece, la più moderna artista Caetani sente già come proprio. Un modello, quello di Diamante, che muta per le necessità della guerra, mentre mantiene la propria rigidità nella dialettica con le figlie e con le nipoti. Maria Elena, terza generazione presente sul romanzo, rompe le regole: si cala dalla finestra, esce la sera, conosce un uomo e il sesso consumato prima del matrimonio. Fino a Margherita, la cui storia rappresenta ancora il cambiamento, toccante più che mai in un “ti voglio bene” pronunciato solo a pagina 168. 

Una storia da seguire con attenzione, da figurare come un film, per assorbire personaggi molto dettagliati nella descrizioni e per questo molto coinvolgenti.
“Chiunque non avesse fatto parte di quella famiglia non avrebbe potuto comprendere, pensare, di essere in un mondo vero, reale. Non vi è storia, o romanzo, che avrebbe potuto avvicinarsi a quel vissuto sorprendente e bislacco di cui anche io ero protagonista e per cui ancora non potevo e non riuscivo ad allontanarmi. Era difficile anche spiegare cosa e quando avrebbe avuto termine, e se mai doveva averlo. Non vi era una donna nelle generazioni passate e in quelle future che avrebbe potuto svincolarsi da quel destino”.
Il destino delle donne, senza uomini, raccolto nelle oltre 150 pagine vergate dalla Carturan è quello della vita che sa mettere duramente alla prova, del reiterarsi, in conclusione, di un modo di essere donna: forte e coraggiosa, capace e piena di dignità. Ogni lettrice saprà cogliere il suo proprio messaggio inaspettato, nel bene e nel male. Perché dentro il romanzo, c’è un pezzetto di tutte noi.

Maria Cristina Costanza

 


 

 
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