BARLETTA, PRESENTATO IL LIBRO "SCIMMIE" DI ALESSANDRO GALLO - BAT.ILQUOTIDIANOITALIANO.IT
Dicono di noi - Scimmie

 

BARLETTA – Perché, in determinati contesti sociali, non si dovrebbe diventare mafiosi? È questa la terribile domanda che ci si pone leggendo “Scimmie” il romanzo autobiografico di Alessandro Gallo, presentato ieri sera presso il circolo Arci Carlo Cafiero di Barletta.

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Introdotto dal prof. Luigi Pannarale, ordinario di Sociologia del diritto all’università di Bari, l’autore ha incontrato i giovani per parlare del suo libro e del rapporto che i giovani hanno con la criminalità organizzata. La presentazione è stata la prima attività del presidio barlettano di Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie.

La mafia viene troppo spesso guardata dall’esterno e additata come un fenomeno estraneo a noi. Un qualcosa che non ci appartiene, che non ci può toccare e che non riguarderà mai la nostra vita. Ecco, questo è l’atteggiamento perfetto di chi vive circondato dalla criminalità e non alza un dito per contrastarla. Non servono eroi né grandi azioni di forza: basta informarsi. È la conoscenza l’unico strumento che può condurre il cittadino ad una coscienza di se stesso e della società che corrisponda alla realtà dei fatti.

“Le mafie si possono battere perché alla loro base c’è l’ignoranza – ha affermato Gallo – C’è bisogno solo di gente che faccia il proprio dovere tutti i giorni. E sappiate che la mafia non è più solo droga e prostituzione, è un tumore che si invischia con il tessuto sociale. Il mafioso di oggi è intelligente e acculturato, il suo obiettivo è far rimanere gli altri nell’ignoranza così da poter agire indisturbato.”

Il suo romanzo parla di Pummarò, Panzarotto e Bacchettone, tre ragazzini che nella Napoli degli anni 80 aspirano ad entrare a far parte di un clan camorristico. La loro vita cambia completamente grazie all’incontro con il cronista de Il Mattino Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra nell’85. Il racconto, dedicato proprio a Siani, è considerato autobiografico dall’autore stesso: Alessandro Gallo ha vissuto la camorra sulla sua pelle, essendo il cugino della prima donna killer nella storia della mafia campana e il figlio di uno “scissionista”.

 

“Promuovere la cultura alla legalità è diverso dal promuovere il contrasto alle mafie. Il problema italiano – ha dichiarato Gallo – è che non c’è dialogo tra i professionisti dei due settori. Un mero contrasto alla politica criminale da parte dello stato non basta, devono essere i cittadini i primi collaboratori della giustizia.”

Rachele Vaccaro

 

 

5 Maggio 2012 

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2012/05/news/barletta-presentato-il-libro-scimmie-di-alessandro-gallo-foto-10734.html/

 
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