"HO FAME DI GIUSTIZIA" - PISA NOTIZIE
Dicono di noi - Ho fame di giustizia

“Ho fame di giustizia” 

Presentato alla Bottega di Libera Terra il libro curato da Angela Lanza sul digiuno delle donne a Palermo dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio

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"Nei nuovi movimenti di contestazione e di denuncia degli abusi del capitalismo finanziario, come ad esempio 'Occupy Wall Street', riconosco alcuni aspetti del nostro modo di agire" - dice Angela Lanza, a Pisa per la presentazione del libro "Ho fame di giustizia - La rivolta delle donne a Palermo contro la mafia" (Navarra Editore) promossa da Libera e da Ora Legale, presso la Bottega "Saperi e sapori di legalità".

Il libro racconta il digiuno organizzato da una decina di donne palermitane all'indomani delle stragi di Capaci e Via D'Amelio. "In seguito a quei fatti - ricorda Angela Lanza - la gente era quasi inebetita, ognuno sembrava chiuso nel proprio dolore. Con alcune amiche pensammo di mettere in atto un digiuno sui generis: non si trattava, infatti, di una forma di protesta a oltranza, per ciascuna di noi il digiuno non doveva protrarsi per più di tre giorni, per lasciare il posto alle altre. Fu una protesta forte, condotta in una centralissima piazza di Palermo, che costituì un punto di riferimento per tutti quei cittadini che si sentivano oltraggiati dallo scempio che aveva ferito la città e l'Italia intera. Si unirono a noi le donne in nero con Luisa Morgantini. Molti ci affiancarono digiunando magari anche solo per un giorno ".

Il libro racconta le modalità e le ragioni del digiuno: un'azione fortemente simbolica perché, anche se ognuna metteva l'accento su significati diversi, le donne che vi partecipavano si trovavano concordi nell'affermare che il loro corpo, per generare vita, doveva abolire il nutrimento "di morte" offerto dalla mafia e dai suoi protettori politici.

Il racconto dei fatti si intreccia con la riflessione di genere: le pagine di diario delle donne protagoniste della protesta scandiscono il tempo di quel lungo mese seguito all'attentato a Borsellino e raccontano una modalità di stare insieme e di decidere che sembra inscritta nel DNA femminile. "Si prendevano le decisioni insieme - ricorda Angela Lanza - si discuteva e alla fine la decisione veniva fuori da sé senza imposizioni o "leaderismi". È proprio questo che mi porta a vedere un parallelismo, un'analogia forte con le attuali forme di contestazione del sistema: anche in questo caso si rifiutano i leader, si discute a lungo prima di prendere una decisione, per agire con il consenso di tutti e di tutte. E non c'è niente di più femminile di questo perché le donne sono sempre state al centro di tante relazioni fra le quali era necessario mediare".

La riflessione sul rapporto fra donne e mafia, nelle voci di queste donne, è molto intensa. Di fronte al suicidio di Rita Atria e al gesto della madre che prende a martellate la tomba della figlia suicida perché nessuno vi metta una fotografia, si chiedono: "Dire che questa donna è succube di certi codici culturali (l'onore della famiglia per linea femminile è affidato alla madre) è sufficiente? È sufficiente dire che oggi - per queste donne - tutta la legge dello Stato e la giustizia si esaurisce nella legge della famiglia? Non è dalla discussione sui valori del "materno" che può essere sconfitto questo tragico conformismo seguito ancora da tantissime donne?"

La parte finale del libro riporta alla situazione attuale attraverso gli interventi di Rita Borsellino, Daniela Dioguardi dell'UDI, Franca Imbergamo, magistrata del Pool antimafia, con una toccante testimonianza di Piera Aiello, testimone di giustizia, cognata di Rita Atria.

Rita Borsellino racconta come la vista del manifesto "Le donne del digiuno" nei giorni bui e caotici seguiti alla morte del fratello abbiano fatto breccia in lei e l'abbiano spinta a reagire. "Continuavo a rileggerlo e sentivo che qualcosa dentro di me nasceva, si risvegliava. Una volontà di reagire che non conoscevo. Non poteva finire così.

Quel patrimonio straordinario di vita, di impegno e di amore per "questa terra bellissima e disgraziata", quel sogno di giustizia, diventato progetto per una società migliore. Non poteva finire in fumo e macerie, in brandelli di corpi scaraventati in aria, in dolore attonito e rassegnato".

Franca Imbergamo si chiede se la carica innovativa delle donne del digiuno, che chiedevano giustizia e cambiamento reale, abbia avuto risposte positive. "Passata l'angoscia collettiva - scrive Imbergamo - il messaggio delle donne del digiuno venne messo da parte dalla politica attiva, mascherando il cinismo con l'esigenza di razionalizzare la lotta. E così sono venuti anni di leggi nate per agevolare l'attività giudiziaria, la delega sempre più evidente ai magistrati e poi, subito dopo, quando si è guardato più in alto nelle stanze del potere alla ricerca delle collusioni fra mafia e istituzioni, improvvise devastanti controriforme. La retromarcia dello Stato, di pari passo con gli attacchi alla magistratura".

Angela Lanza comunque non ci sta a farsi prendere dal pessimismo e ritiene che i movimenti di contestazione attuali, fra cui quello delle donne, le azioni quotidiane di associazioni antimafia come Addiopizzo e Libera, testimonino l'esistenza di un'Italia che ama la dignità e la libertà vera.

Ricordare, come fa il libro, il breve ma intenso episodio di protesta delle donne palermitane dopo le stragi del '92, significa anche creare genealogia per le più giovani. "Tocca a ognuna di noi - conclude Lanza - lavorando sulla trama delle comuni esperienze, reinventare la politica sul terreno della convivenza e delle relazioni e, con l'esperienza - mai dimenticata - delle nostre azioni, mettere un po' d'ordine, finalmente, in questo tetro disordine istituzionale".

14.12.2011
Tratto da pisanotizie.it

 

 

 

 

 
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